lunedì
25 marzo 2019

15:02

Occupazione: Segnali di stagnazione accompagnano l’entrata in vigore del “Decreto Dignità”

A cura di Claudio Negro*

Il mese di settembre conferma la tendenza congiunturale al calo dell’occupazione registrata a Luglio e Agosto: -34.000 rispetto ad Agosto, -10.000 su base trimestrale. La variazione tendenziale (ultimi 12 mesi) resta positiva (+207.000) ma per merito dei primi 9 mesi (settembre 2017 – giugno 2018).

Un dato molto preoccupante, ma almeno in parte riconducibile  ad una stagnazione internazionale. Tutto nostrana è invece la composizione di questo calo d’occupazione: -77.000 gli occupati stabili, +27.000 i contratti a termine. Apparentemente il Decreto Dignità non ha avuto il minimo effetto! se volessimo osare un’interpretazione si potrebbe dire che le aziende si sono affrettate a fare le ultime assunzioni a termine prima dell’entrata in vigore del Decreto Dignità (1 Novembre) ma si sono ben guardate da assumere a tempo indeterminato o a stabilizzare contratti a termine.

Sempre se volessimo fare le pulci dovremmo notare che mentre diminuiscono i contratti di lavoro dipendente aumentano gli indipendenti (+16.000). Una dinamica che non si rilevava dai primissimi tempi della crisi. E’ attribuibile alla flat tax sulle Partite IVA che le rende più appetibili sia per i dipendenti che per le imprese? E’ possibile (vedremo i dati attendibili tra un paio di mesi) che le strategie occupazionali del Governo giallo-rosso, anziché operare in funzione anticiclica rispetto alla congiuntura economica stagnante, ne abbia assecondato le tendenze disincentivando l’occupazione stabile. ciò nonostante, o forse proprio a causa,  delle rigidità introdotte dal del Decreto Dignità,  i cui effetti diretti saranno misurabili in termini puntuali  dal prossimo mese.

E’ opportuno notare che, rispetto ad agosto, aumenta il tasso di disoccupazione dello 0.3%, pure diminuendo il tasso di inattività  (-0,1%). Il che significa che più gente cerca occupazione e non la trova: infatti il tasso di occupazione (quanta gente lavora rispetto alla platea di potenziali lavoratori) scende al 58,8% (aveva toccato il 59%).

Un dato molto utile è quello che misura l’occupazione rispetto alla popolazione secondo  le diverse fasce d’età: questo ci dice che la variazione tendenziale (settembre 2018 su settembre 2017)  è positiva in tutte le classi di età: +0,2% per la classe 15-24 anni, +1% per 25-34 anni, +0,4% per 35-49 anni, +1,3% per 50-64 anni. Viceversa, la variazione congiunturale (settembre 2018 su agosto) è ferma o negativa: +0,0% nella fascia più giovane e in quella più anziana, cresce appena nella fascia 25-34 (+0,1%) e cala il quella successiva (-0,2%).

Segnali di stagnazione? Se è così non sembra che a Palazzo Chigi se ne siano accorti…!


* Mercato del Lavoro News  n. 39 (Fondazione Anna Kuliscioff)

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