domenica
16 dicembre 2018

11:23

Veneto: Motore economico trainante per il Paese. Ma che posto occupa la sicurezza dei lavoratori

Dalle 75 vittime dei primi 10 mesi del 2017 si è passati a 100 nel 2018. Un’area tanto strategica per l’economia nostrana come il Veneto, diventa l’immagine simbolo dell’insicurezza sui luoghi di lavoro in Italia.  

“Colpisce molto l’incremento delle morti sul lavoro in Veneto – passato dalle 75 vittime dei primi 10 mesi del 2017 alle 100 nel 2018 – ma colpisce ancor più il fatto che negli ultimi dieci anni in Italia siano morti mediamente, purtroppo, circa 1000 lavoratori all’anno. Ciò significa 10 mila persone. Come se un piccolo paese fosse stato inghiottito nel nulla, cancellato per sempre dalla cartina del nostro belpaese”.

Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega, commenta così gli ultimi dati ufficiali sulle morti sul lavoro in Veneto e in Italia.

“Una proiezione decennale delle morti bianche – aggiunge Rossato – che pesa ancor più degli incrementi stessi della mortalità. Perché, per chi come noi si occupa da circa un decennio di monitorare l’emergenza degli infortuni mortali (e da 25 anni di sicurezza sul lavoro), ciò che addolora è proprio la drammatica tendenza costante della mortalità sul lavoro nella nostra regione e in tutta la Penisola”.

Sono tragici i bilanci ufficiali e lo sono maggiormente perché, purtroppo, si tratta di numeri sottostimati. “E’ chiaro, infatti, che tali mappature non tengano conto di tutta l’economia sommersa – sottolinea il Presidente dell’Osservatorio – del lavoro nero fuori controllo, dove anche le morti dei lavoratori rimangono estranee alle statistiche”.

Un’emergenza per il nostro Paese, anzi, una piaga per la quale nessuno sembra voglia agire per rimarginarla. “Davvero incredibile come questo accada in un Paese civile come il nostro – commenta l’Ingegner Rossato – e che i risultati peggiori giungano dalla nostra regione. Un’area tanto strategica per l’economia nostrana come il Veneto, diventa l’immagine simbolo dell’insicurezza sui luoghi di lavoro in Italia”.

Un’immagine crudele e anche fastidiosa, soprattutto per coloro che conoscono la disciplina italiana in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, consapevoli di quanto le norme ci siano e siano perfettamente idonee ad evitare quasi totalmente gli incidenti nei luoghi di lavoro.

Certamente, qualcuno potrà replicare come la sicurezza sia impegnativa sul fronte burocratico e finanziario. “Ma – attacca il Presidente dell’Osservatorio – c’è da chiedersi se si sia coscienti di quanto costi un infortunio sul lavoro ad un’azienda e quanto più pesi quando si tratta di un infortunio mortale”.

C’è ancora molto da fare per la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.

“E c’è un punto da cui ciascun datore di lavoro dovrebbe iniziare il proprio percorso per tutelare se stesso e i propri dipendenti: cominciare ad informarsi – spiega Rossato – partendo magari dalle agevolazioni in termini di detrazioni per chi investe in sicurezza sul lavoro. E poi magari attivarsi per intraprendere corsi di formazione e aggiornamento seri”.

Il profitto aziendale non esiste senza la tutela della salute del lavoratore.

E’ la ‘premessa delle premesse’ per invertire la rotta per il Presidente dell’Osservatorio, se non vogliamo trovarci il prossimo anno, ancora, a raccontare di vite spezzate nella quotidianità lavorativa.

“Dovremmo essere la regione trainante per l’economia del Paese, ma questo merito dovrebbe valere anche per la sicurezza sul lavoro – conclude Mauro Rossato – altrimenti a cosa servono i record se ci lasciamo alle spalle così tanti morti?”

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