martedì
21 agosto 2018

21:37

Un libro in rete: Morire in braccio alle Grazie

Venerdì 9 febbraio 2018, ore 20.30, presso Palazzo Festari (Corso Italia n°63 – Valdagno) Sandro Spinsanti in dialogo con Carlo Simionato, medico psicoterapeuta. Evento del Guanxinet in collaborazione con Amer

di Alessandra Imoscopi*

Il libro “Morire in braccio alle grazie – La cura giusta nell’ultimo tratto di strada” (Il Pensiero Scientifico, 2017) di Sandro Spinsanti impone fin da subito, dalla lettura del titolo, una riflessione: la cura giusta, perché? Perché esiste anche una cura sbagliata? Sì, purtroppo. La cura sbagliata è quella sproporzionata, non ragionata, non centrata sul bene del paziente, non condivisa col paziente ed i suoi familiari. La nuova legge sulle Direttive anticipate di trattamento (DAT), recentemente approvata, è un ottimo spunto di riflessione per i professionisti che operano nel campo della sanità e per tutti coloro che alla sanità si rivolgono. In quest’ottica il libro di Spinsanti aiuta tutti noi a riflettere non solo sulla cura nelle fasi più difficili della malattia, ma anche sulla vita stessa. L’autore distingue kronos che è il tempo lineare da kairos, che è il momento opportuno, il momento delle scelte. E da queste scelte, ad esempio le scelte che si fanno nel momento del fine vita, dipenderà se la morte sarà dignitosa o no, bella o brutta, umana o disumana. L’autore parla anche del medico giusto, ovvero quel medico che non tende a far prevalere la propria visione etica e clinica, imponendola al malato.

Un’altra riflessione che l’autore ci spinge a fare è che “Non si può morire bene se dolore e sintomi devastanti sconvolgono la fase terminale della vita”. In quest’ambito, noi medici lo sappiamo bene, c’è ancora il mare in mezzo tra quello che andrebbe fatto e quello che invece, praticamente, si fa. Le cure palliative hanno intorno un’aura di incertezza, perché sono ancora troppo poco conosciute. Sul delicatissimo tema dell’accompagnamento dei morenti, poi, l’autore pone una riflessione importantissima: no ad atti medici intensivi inadatti per eccesso quando non prolungano la vita ma l’agonia. Attenzione però al pericolo opposto: no alle cure “difettose”, no ad omettere atti medici possibili e ragionevoli solo perché, ad esempio, il paziente è un anziano e dunque, pregiudizialmente, la sua vita è meno meritevole di tutela. In questo senso assume importanza la Carta dei Valori della Fondazione Italiana di Leniterapia (FILE), che si pone come base di consenso per la formazione rivolta agli operatori che prestano il loro servizio nelle residenze per anziani: secondo Spinsanti “…far entrare le cure palliative in queste strutture è una delle sfide più ardue che incombe sul futuro della nostra società” – perché – “… da come si permette alla persona di morire dovrebbe prendere luce tutto il progetto dell’assistenza…”. Infine, l’importanza che i professionisti comunichino in modo chiaro e coerente con il paziente ed i familiari: l’autore riporta il parere di Tulsky, apparso sul Journal of American Medical Association (JAMA), che invita ad andare oltre alle DAT, puntando più sulla pianificazione anticipata delle cure più che su un documento che prescriva i comportamenti da tenere in futuro. Il grande merito dell’autore è quello di farci ripensare alla Medicina come ad una disciplina umanistica, oltre che scientifica. Questo è quello che la rende unica, complessa, delicatissima ed allo stesso potente, se chi la pratica ci mette il cuore.

*Medico Geriatra

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