mercoledì
20 marzo 2019

00:36

2019: E’ l’anno delle discipline analogiche

In preparazione del 2020, anno in cui le discipline fondate dallo psicologo Stefano Benemeglio compiranno 55 anni, l’Università Popolare delle Discipline Analogiche indice per il 2019 l’Anno Internazionale delle Discipline Analogiche.

L’anno 2019 è l’anno del benessere emozionale: un intero anno da dedicare al wellness emotivo, con eventi e incontri organizzati durante tutto l’anno dall’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it) che , in preparazione del 2020, anno in cui le discipline fondate dallo psicologo Stefano Benemeglio compiranno 55 anni, ha voluto indire per il 2019 l’Anno Internazionale delle Discipline Analogiche.

«La maggior parte degli eventi verranno organizzati in Italia, ma abbiamo voluto sottolineare il carattere internazionale delle nostre discipline perché ormai le discipline analogiche sono diffuse in tutto il mondo» commenta Samuela Stano, presidente dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche».

Già dagli Anni Settanta del secolo scorso, quando il fondatore -lo psicologo Stefano Benemeglio- si trasferì negli Stati Uniti, le discipline analogiche si diffusero negli Usa dove il suo ideatore fu counselor e couch di numerose stelle di Hollywood.

Oggi le discipline analogiche sono ormai un fenomeno globale, essendo entrate nelle sedi più prestigiose, dall’Ordine dei Medici di Madrid alla prestigiosa Università «Pompeo Fabra» di Barcellona, fino ad arrivare in Sudamerica, dove hanno avuto un posto di riguardo al celebre «Instituto Fabio Puentes» di San Paolo in Brasile nonché nell’ambito di «Hypnosur», il più grande convegno di ipnosi dell’America Latina.

Ma nonostante si apprestano a compiere 55 anni, le discipline analogiche sono una scienza giovane. E d’altra parte anche la psicologia lo è, soprattutto nel nostro Paese dove le prime tre cattedre assegnate nel 1906 dal ministro della Pubblica Istruzione vennero progressivamente soppresse e solo nel 1971 vennero istituite delle nuove cattedre, inaugurando a Roma e a Padova i primi due corsi di laurea in psicologia.

«La psicologia è indubbiamente una scienza “debole”, essendo frammentata al suo interno in molte visioni del mondo, in metodologie di ricerca molto diverse tra loro e in modelli esplicativi anch’essi molto diversi tra loro» spiega lo psicologo Stefano Benemeglio (www.stefanobenemeglio.com), padre delle discipline analogiche,direttore scientifico dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it).

Se la psicologia fosse una scienza naturale, dovrebbe -come ogni altra scienza naturale- esprimere ipotesi per una migliore comprensione del mondo, sostenuta da evidenze, per quanto attiene all’oggetto di studio della sua disciplina e le evidenze dovrebbero sempre essere al livello dell’evento da spiegare.

Tuttavia la psicologia non è una scienza naturale ed è stato un errore . -nel tentativo di rafforzarne la “debolezza”- cercare spiegazioni ricorrendo a opzioni riduzionistiche, passando dal livello della psicologia a quello delle scienze natualicome la biologia (fisiologia, neurofisiologia, neurochimica, neurologia).

Assistiamo oggi infatti ad un periodo in cui è di moda aggiungere il prefisso “neuro” a molte “vecchie” discipline nel tentativo di renderle così più scientifiche. Ad esempio si parla oggi di neuro-estetica, di neuro-marketing, di neuro-filosofia, ma di fatto l’aggiunta di questo suffisso è una dichiarazione di resa di tali discipline.

«Oltre a snaturare la disciplina stessa, si incorre nell’errore metodologico e nell’errore epistemologico di confondere il termine “spiegazione” con quello di “correlazione”. È ovvio che ogni processo psicologico abbia un mediatore interno di carattere biologico -fisiologico, neurochimico, neuronale- ma questi non sono la causa del processo stesso: i neuroni non spiegano chi siamo» puntualizza Stefano Benemeglio.

Oggi, in più, a contribuire alla ricerca in questo ambito vi sono le discipline analogiche che -grazie ai molti esperimenti di successo portati avanti da Stefano Benemeglio fin dalla metà degli Anni Sessanta del secolo scorso- apportano un bagaglio significativo di dati di ricerca su cui proporre soluzioni a favore della qualità di vita di ogni essere umano, attraverso una tecnica che ha reso Stefano Benemeglio l’unico italiano ideatore di una metodologia induttiva presente nel Trattato di Ipnosi di Franco Granone.

Ma cosa sono le discipline analogiche? Le discipline analogiche sono un insieme di conoscenze che studiano le leggi e i meccanismi che governano la mente e l’emotività. La loro finalità è quella di produrre il benessere della persona attraverso il dialogo diretto ed immediato con l’inconscio.

Le discipline analogiche studiano il delicato ma fondamentale rapporto dialettico tra la dimensione emotiva e la dimensione logico-razionale della persona: se queste due dimensioni vanno d’accordo garantiscono benessere, felicità, orientamento positivo alla vita, obiettivi da perseguire con motivazione e determinazione; se invece entrano in conflitto tutto diventa più complicato, manca la spinta propulsiva della motivazione e gli obiettivi, anche quelli apparentemente più facili, diventano vere e proprie montagne insuperabili che rendono la vita infelice fino al vero e proprio disagio esistenziale.

L’analogista -titolo professionale al quale si accede dopo aver completato il percorso di studi presso l’Università Popolare delle Discipline Analogiche ed aver sostenuto i relativi esami- è dunque un operatore del benessere olisticoformato nelle discipline analogiche il cui obiettivo primario è quello di migliorare la qualità della vita delle persone. L’analogista dunque non cura e non prescrive terapie, ma -rimanendo nel suo ambito di competenze- lavora sui meccanismi che regolano l’inconscio e l’emotività dell’individuo. Non è un medico, uno psicologo o un counselor, anche se molti medici, psicologi e counselor sono analogisti. (AJ-Com.Net)

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Avvisami