domenica
19 maggio 2019

22:52

Annie Lennox, la divina del pop

di Carlo Zannetti

E’ incredibile, come certe coincidenze che si presentano  nella vita, ti debbano costringere per forza  a riflettere. Questo può succedere anche per il tramite di alcune canzoni, quelle che sono indissolubilmente legate a certi periodi del tuo vissuto, quelle che spesso riemergono dal nulla mentre sei in un bar oppure  in auto. Sono loro a provocare in te quel magico effetto stupefacente,   una sorta di déjà vu, che in un attimo potente riesce a scagliare la tua mente lontano, magari indietro di molti anni, lasciando il tuo corpo abbandonato al quotidiano  in quel posto che fino ad allora non era per niente romantico. Certe canzoni possono piegarti e portarti quasi alla commozione. Forse  perché una volta eri più innamorato della vita. Nel mio piccolo è il caso di Annie Lennox. Lei è un’altra pop star che si  è conficcata nel mio cuore, con una canzone che arriva sempre come una freccia scagliata da lontano e da  chissà chi. Cerco di spiegarmi meglio.

Quando una persona è costretta a fare quindici traslochi in trent’anni, ogni volta deve lasciare qualche cosa, ma è costretto a portarsi dietro i dischi della sua vita, quelli che diventano sempre meno ma quelli che alla fine appartengono al cuore. Annie Lennox é entrata definitivamente nell’atmosfera della mia mente nel 1995. Nel marzo di quell’anno uscì il suo secondo album  da solista che consisteva in una raccolta di cover, ovvero canzoni rivisitate da lei e riarrangiate dal suo produttore Stephen Lipson.

L’album si intitola “ Medusa” ed il brano che a me piace tantissimo é“ A whitershade of pale”(Originale del 1967) di Keith Reid, Gary Brooker e Matthew Fisher componenti dei mitici ProcolHarum. Un capolavoro cantato divinamente da lei ed arrangiato in quel modo che mi fa impazzire.

Ann Lennox, questo è il suo vero nome, non é una di quelle donne che raccontano di sé alla stampa ed hanno una certa confidenza con il pubblico . E’ forse questo il motivo per cui non é mai stata più di tanto osannata dalla critica , né sono state create per lei particolari suggestioni sulle sue qualità canore o raccontate fantasiose stravaganze ispirate alla sua vita privata.

Perché lei é una donna tutta di un pezzo, una donna che si é creata una famiglia, un artista che ha anche temporaneamente lasciato la musica e che ha supportato silenziosamente tante cause benefiche.

Annie non é solo una grandissima cantante ma é anche una musicista molto raffinata. E’ nata in Scozia ad Aberdeen il giorno di Natale del 1954. Ha iniziato a suonare il pianoforte a sette anni e poi si é dedicata ad altri strumenti musicali. Agli inizi degli anni ’80 ha iniziato una relazione sentimentale con il chitarrista Dave Stewart e con lui ha fondato il duo Eurythmics. In quel contesto, per così dire amoroso, sono nate  alcune bellissime canzoni come “SweetDreams” (1983), “Here Comes the RainAgain (1983)e “There Must Be an Angel (Playing with My Heart)” (1985). Lei cantava benissimo ma non era ancora arrivata ad essere la Annie Lennox del mio cuore, forse perché doveva ancora crescere, forse perché doveva ancora soffrire. Dopopochi anni Annie e Dave si lasciarono e lei tentò la carriera come solista. Erail 1992, il suo primo disco si intitolava “Diva”. Si tratta di un album che ebbe un successo enorme anche perché conteneva un brano imponente e meraviglioso come “Why”, scritto e composto da lei stessa. “Questo è il libro che non ho mai letto, queste sono le parole che non ho mai detto, questo é il sentiero che non ho mai seguito, questi, invece sono i sogni che io farò” (Why – 1992). E’ un momento cruciale della sua vita e della sua carriera. Lei cambia modo di cantare e inoltre si rivela al pubblico nelle vesti di una bravissima cantautrice. E’ una belva ferita dalla fine dalla relazione sentimentale con Dave? Sicuramente è una donna costretta ad iniziare una nuova strada. In quel momento, secondo me, è veramente se stessa ed è proprio così che inizia a cantare con passione e cattiveria. Questa sua nuova capacità interpretativa oltre alla magnifica voce sono, a mio avviso, i lati più unici e più attraenti di questa artista.

Da quel momento le sue apparizioni si fanno sempre più rare . Dopo tre anni però si ripresenta con l’album “Medusa”, sfoderando una notevole cultura musicale ed una classe infinita. Si tratta di una raccolta di  canzoni scritte da artisti grandissimi, vere canzoni da intenditori.

Nel 2004 vince l’Oscar per la migliore canzone con “Into the west”. “Perché piangi? Cosa sono quelle lacrime sul tuo viso? Presto vedrai che tutte le tue paure se ne andranno. Al sicuro tra le mie braccia , stai solo dormendo”(Into the west – 2004)  E’ una Annie Lennox che usa la sua splendida voce per lamentarsi di un cuore spezzato?  E’ sempre una sensibilità fuori dal comune a far da padrona nelle menti di questi grandi musicisti.

Dopo anni cerco il suo sito ufficiale e sento in sottofondo la mia canzone preferita, vedo una foto di George Michael con una frase con la quale Annie esprime tutto il suo dispiacere per la sua morte; c’è la foto di sua figlia Lola ed altre cose. In quel preciso istante mi ritorna in mente tutto ! “A whitershade of pale” é una canzone meravigliosa e cantata da lei in quel modo assume quella  forma unica. E’ una divina interpretazione. Le parole sono bellissime e probabilmente stimolano in lei alcuni indelebili ricordi di quel grande amore, forse l’unico vero amore della sua vita. “Incuranti del frivolo fandango facevamo la ruota per tutta la sala, mi sentivo come se avessi il mal di mare, ma la folla ci incitava a continuare, il brusio della sala diventava sempre più forte come se il tetto volasse via”. Parole meravigliose. La voce rotta dall’emozione nel trovarsi di fronte alla grandiosità di quella musica ottenuto dalla geniale sovrapposizione di due melodie di Johann Sebastian Bach.

Annie Lennox nel corso della sua vita manifesta un cuore buono e caritatevole. Un esempio di una donna famosa che ha aiutato Amnesty International, l’ U.N.I.C.E.F. e che ha amato le associazioni che si battono per la difesa dei diritti animali come  Greenpeace e la famosa P.E.T.A,  associazione animalista della quale è anche un supporter ufficiale.

E’ lei la divina del pop che dal 1995 in un modo o nell’altro riesce spesso ad entrare nel fragile equilibrio emotivo della mia vita.

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