venerdì
21 settembre 2018

19:43

Intervista con Floraleda Sacchi che presenta il disco “#Darklight”

di Francesca Monti

A due anni di distanza dall’ultimo disco “Intimamente tango”, la raffinata arpista Floraleda Sacchi ha pubblicato il 5 maggio un nuovo progetto discografico, “#Darklight” (Amadeus Arte / Naxos USA), che è subito entrato ai vertici della classifica degli album di musica classica più venduti.

“#Darklight” è composto da 14 nuovi brani tra colonne sonore, successi dance e musica contemporanea di autori come Nils Frahm, Clint Mansell, DJ Tiësto, Max Richter, Roberto Cacciapaglia, Joe Hisaishi, Vladimir Martynov, Ólafur Arnalds, eseguiti con arpa elettrica ed elettronica e arrangiati o composti da Floraleda.

Abbiamo incontrato Floraleda Sacchi alla Casa delle Donne di Milano in occasione della presentazione del nuovo disco. Ecco cosa ci ha raccontato.

Floraleda, puoi raccontarci com’è nato il nuovo progetto “#Darklight”, che è subito entrato nella classifica dei dischi più venduti di musica classica?

“Due anni fa ho iniziato a sperimentare con l’elettronica, perchè la vedo come un’espansione delle possibilità sonore e mi piace molto lavorare sul suono, in quanto è una sorta di allontanamento del limite e di arricchimento del mio bagaglio musicale. Ho quindi selezionato questa raccolta, con alcuni brani già commissionati che ho poi arrangiato con una sperimentazione sul suono mai fatta prima. L’elettronica è cresciuta molto ultimamente, ci sono diversi pianisti, da Einaudi a Cacciapaglia, ai giovani come Paterlini che l’hanno utilizzata mischiandola con archi e pianoforte. Io ho fatto questo lavoro con uno strumento, l’arpa, che non è comune. Credo funzioni, perchè la gente ascoltando questo disco ritrova cose famigliari ma allo stesso tempo sente nuovi suoni e si appassiona”.

Il titolo #Darklight rende l’idea del contrasto buio e luce…

“Mi piaceva molto l’idea del contrasto, bianco e nero, luce e buio, ma anche il fatto che l’arpa è uno strumento primitivo, arcaico, acustico, e si unisce all’elettronica, all’hitech. C’è poi un detto giapponese che dice che il grande maestro nella musica è chi sa arrivare al sawari cioè al confine tra suono e rumore, senza oltrepassarlo ma spingendosi al limite. E’ una frase bellissima. Infine nella cultura underground Darklight è uno stato mentale, quando si prova un dolore intenso, oppure si sta per morire e vedi questa luce scura, hai la percezione di luce e buio, dei due estremi che si uniscono. Insomma è un disco pieno di constrasti”.

Nel disco ci sono pezzi dance, colonne sonore, musica contemporanea. In base a quali criteri hai scelto i brani? 

“Ho selezionato i brani in base a quello che mi piaceva e ho cercato in ognuno un’atmosfera particolare che rimandasse a un luogo geografico come Antartica, ma anche a un luogo della mente come Il tempio del suono. La sfida è stata dare unità a cose diverse ma questa omogeneità è nata proprio grazie al suono dell’arpa che è talmente identificabile e particolare che ha fatto da collante alle varie tracce. Volevo fare qualcosa che fosse legato al momento in cui si registrava, quindi ho creato una traccia armonica e mi sono lasciata andare all’improvvisazione. Poi ho lavorato tanto a computer sul mixaggio per elaborare una serie di effetti che dessero l’idea del passaggio di dimensione, di uscita dal tempo, di cose che possono succedere nell’universo contemporaneamente in dimensioni diverse. Ho lavorato con plugin complessi, creando echi, per trasmettere questo senso di smarrimento, in cui non sai cosa è suonato e cosa no”.

Che musica ti piace ascoltare?

“Ascolto questa musica che ho inciso, poi l’elettronica ma spazio tra vari generi, sono onnivora musicalmente parlando. Ho fatto la formazione classica e lavoro con quel repertorio, ma faccio la musica che mi piace indipendentemente dallo stile”.

credit foto Andrea Sirtori

Cosa ci racconti invece riguardo la cover del disco e il libro da 70 pagine contenuto in esso?

“L’immagine della cover è stata realizzata da un mio caro amico fotografo, mio compagno di Conservatorio. Il libretto è nato perchè mi piaceva fare qualcosa di personale, esprimendo la mia idea di musica e siccome il progetto è molto elaborato nello sviluppo mi piaceva dare una visione dettagliata scritta dei brani perchè certe cose magari non sono semplici da cogliere per chi ascolta”.

Presenterai il disco con dei live?

Farò dei live a partire da settembre. E’ un progetto diverso dai precedenti, per fortuna sta avendo successo e stiamo lavorando per costruire il tour con date in Italia e all’estero”.

Cosa rappresenta per te la musica?

“La musica è vibrazione e quindi è vita”.

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