sabato
25 maggio 2019

12:08

Premio Music Ambassador 2018: Carlo Cappello il vincitore della 2^ edizione

Feltre – Premio Music Ambassador 2018: è Carlo Cappello il vincitore. Il riconoscimento del Centro di Musica Unisono quest’anno andrà ad un giovane chitarrista, classe 1995 nato a Feltre e trasferitosi a Parigi per inseguire il suo sogno all’età di 19 anni. “L’Unisono è la casa della musica e dei giovani – spiega il direttore creativo Nicolò Ferrari Bravo -, vogliamo coltivare talenti e seguirli nel loro percorso di crescita e di formazione”.

Il Premio, nato lo scorso anno in seguito alla vittoria di un bando europeo, punta a offrire una gratificazione agli studenti della scuola trasferitisi all’estero per seguire corsi e cercare di vivere, davvero, di musica. Lo scorso anno era andato a Stefano Doglioni, clarinetto basso da anni a New York dove si esibisce regolarmente nei migliori jazz club. Quest’anno tocca a Cappello, al terzo anno di studi al Conservatorio Boulanger.

Venerdì 21 dicembre, a Palazzo Guarnieri sede del club e della scuola, è prevista la cerimonia di gala per il conferimento del Premio che darà diritto al ragazzo di entrare nel calendario concertistico della prossima stagione Unisono e di registrare il live con le più moderne tecnologie. “Vogliamo dare una mano a questi ragazzi appassionati di musica – prosegue Ferrari Bravo -, la registrazione del live fornirà loro materiale per presentarsi nel mondo del lavoro. A questa vorremmo affiancare una consulenza di music business, un insieme di consigli su come impostare la propria carriera”.

La cerimonia è aperta a tutti. Inizio alle 21.


Breve intervista a Cappello.

Quando hai capito di amare la musica e di volerla studiare?

“Credo sia nato tutto quando avevo 8-9 anni. Mio fratello maggiore suonava il pianoforte e mio cugino la chitarra, così mi trovavo molto spesso ad assistere a saggi e concerti. Presto mi accorsi di essere molto attirato dagli strumenti e dal palco. Vedevo il pianoforte come un mobile, avendolo anche in casa, ad incuriosirmi era la chitarra tant’è che, lo ricordo bene, prima di iniziare a prendere lezioni ero davvero molto eccitato all’idea di prendere in mano per la prima volta questo strumento”.

Sei cresciuto a pane e musica, insomma…

“A casa mia se ne è sempre ascoltata molta, in effetti. Ci sono sempre stati parecchi dischi e le mie influenze sono state delle più varie. Mio fratello amava il pop mentre mio cugino adorava i Queen e presto ne divenni fan anche io. Furono il mio grande amore dell’infanzia, ne ero letteralmente ossessionato attorno agli 8-9 anni”.

Mentre gli altri bambini giocavano tu suonavi e studiavi?

“Assolutamente no. Non sono mai stato uno studente modello, ero indisciplinato e mi stavano strette le imposizioni. Studiare musica però mi veniva del tutto naturale, giocavo e facevo tutte le attività di un ragazzino e in più mi dedicavo alla chitarra”.

Suoni musica jazz, il jazz è improvvisazione. Forse questa scelta ha a che fare con la tua insubordinazione alle regole?

“Sì, ho iniziato con chitarra classica, ma non sopportavo lo spartito e la disciplina imposta, così sono passato alla chitarra moderna. Ho avuto la fortuna di incontrare il maestro Paolo Valentini che ha compreso questo aspetto del mio carattere e mi ha fatto provare ad improvvisare; abbiamo iniziato con i blues, quindi siamo passati al funk e quindi agli standard jazz”.

Come hai deciso di trasferirti a Parigi?

“Fino ad una certa età non presi in considerazione l’idea di entrare in conservatorio, proprio perché rifiutavo la disciplina. Ma avvicinandomi all’esame di maturità mi chiedevo cosa avrei voluto fare nella vita, la risposta era sempre musica e così la scelta di trasferirmi all’estero è stata quasi naturale. Per una serie di motivi l’unica scelta possibile era Parigi. Ci sono arrivato all’età di 19 anni, all’inizio è stato difficile ma questo dovermela cavare da solo mi ha portato a crescere in fretta”.

Cosa ti piace della Capitale francese?

“Parigi brulica di musica, qui ci sono jam session tutti i giorni della settimana, questa è la capitale del jazz. Arrivare in questa città non è stato un approdo per me, ma l’inizio di un percorso”.

Sei all’inizio ma Unisono ti ha già premiato, come vivi questo riconoscimento?

“Unisono per me è casa, ci ho studiato dieci anni e il direttore Nicolò Ferrari Bravo è il mio angelo custode. Quando avevo sedici anni mi prese sotto la sua ala e insieme a musicisti bravissimi formammo una band. Unisono è dove sono cresciuto, il Premio è per me fonte di grande soddisfazione perché certifica l’affetto e la stima del Centro nei miei confronti.

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