domenica
19 maggio 2019

23:29

“Lullabies”: Intervista con il producer Davide Ferrario

di Francesca Monti

Il producer Davide Ferrario, dopo una carriera passata sui palchi di tutta Italia a fianco di grandi artisti, da Franco Battiato a Max Pezzali, ha pubblicato il suo Ep solista “Lullabies” (Manjumasi),  che segna l’inizio del suo nuovo percorso artistico che si spinge verso una deep house fatta di raffinerie tecniche e ricami elettronici. Il sound ipnotico e melodico tipico del genere musicale incontrano lo stile del producer, sempre attento alla ricerca di nuovi suoni e immaginari musicali.

A febbraio Davide Ferrario ha aperto il concerto degli Infected Mushroom al Fabrique di Milano, mentre a marzo è stato protagonista con il suo dj set a Radio Raheem nella nuova stagione del RAL8022 Concept Bar di Milano.

Originario di Monselice, inizia la sua carriera lavorando con Franco Battiato come musicista per più di dodici anni in studio e dal vivo. Nel 2007 partecipa al Festival di Sanremo (sezione Giovani) con il brano “Non Piangere” insieme alla band FSC. Dal 2013 ad oggi è direttore musicale, produttore, programmatore, chitarrista, tastierista e corista di Max Pezzali, accompagnandolo inoltre nel 2016 a The Voice Of Italy nelle vesti di vocal coach. Nel 2018 è direttore musicale, chitarrista e tastierista del tour Max Nek Renga, vincitore del premio Wind Music Awards. È titolare dello studio di registrazione “Frigo Studio” di Milano. Il suo ultimo mix “Santa House Is Coming To Town” ha raggiunto la 57a posizione della classifica internazionale di mixcloud.

Ciao Davide, è uscito il tuo Ep “Lullabies”. Ci racconti com’è nato?

“Era da diverso tempo che non scrivevo qualcosa di mio, quindi avevo accumulato un po’ di ascolti e sensazioni che volevo buttare fuori. Nella vita ho sempre ascoltato tantissima musica elettronica, ma non mi ero mai cimentato nel comporre davvero qualcosa per me. Ad un certo punto sono tornato dalle vacanze, avevo un mese libero e istintivamente ho iniziato a scrivere delle idee. Così sono nati questi due pezzi, che poi sono finiti nell’ep, dall’esigenza di diletto e di voglia di provare a sperimentare senza sapere se avrebbero mai visto la luce”.

Un disco che a livello sonoro segna un nuovo inizio nel tuo percorso musicale…

“Esattamente. Le fonti sono strumenti elettronici, tranne il pianoforte che è quello che ha dato il via al progetto. E’ uno strumento che a me è sempre piaciuto molto pur essendo io principalmente un chitarrista. Le tracce sono nate da idee sviluppate al pianoforte e poi evolute con sintetizzatori e tastiere. Io uso molto le macchine analogiche che ho in studio perché secondo me l’idea di avere a disposizione uno spettro sonoro inferiore alle possibilità che ti può dare un computer ti porta a scrivere e comporre in un certo modo e ad avere una personalità sonora diversa”.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera solista?

“La volubilità ha sempre fatto parte del mio modo di essere. Nel 2011 avevo fatto uscire un disco cantautorale in cui cantavo e suonavo la chitarra, Lullabies è un ulteriore cambiamento di personalità, non perché rinneghi quanto fatto prima ma perché adesso mi sento così. Il tipo di approccio alla musica rispetto a quando ero nella band FSC è diverso, passo giorni e notti in studio di registrazione per rifinire il suono della cassa. Se tu hai una band o sei un cantautore ti concentri sulla parte squisitamente compositiva, nell’elettronica invece una grande percentuale di importanza è data dalla qualità del suono che fai”.

A questo Ep di debutto farà seguito un disco?

“L’idea di realizzare un disco c’è, oppure faremo uscire più singoli”.

Presenterai Lullabies con dei live?

“Il prossimo live sarà il 23 maggio al Mare Culturale Urbano di Milano, poi sicuramente faremo altri concerti e dj set”.

Nel 2016 hai partecipato a The Voice of Italy in veste di vocal coach per il team di Max Pezzali. Che esperienza è stata e ti piacerebbe ripeterla?

“Mi piacerebbe ripeterla perché si è creato uno splendido rapporto con i ragazzi a cui ho cercato di dare dei consigli, delle indicazioni sulle interpretazioni affinché potessero portare sul palco di The Voice of Italy il meglio delle loro possibilità. L’ambiente era ottimo, ho lavorato con il team di Max Pezzali con cui ho una collaborazione consolidata, che va un po’ oltre l’aspetto professionale, quindi è stata un’esperienza positiva”.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Avvisami