domenica
24 febbraio 2019

02:00

Bagnoli si mette in gioco con Pand PAS, un progetto europeo per la gestione dei migranti: Partiti i corsi di formazione per 250 persone

Padova – Presso la sede di Confcooperative Padova è stato presentato alla stampa l’avvio delle attività previste dal Piano di Azione Locale del progetto Pand PAS – Pre and Post arrival Schemes to facilitate inclusion and prevent xenophobia and radicalization. Il progetto, che ha preso avvio a gennaio 2018, coinvolge oltre al Comune di Bagnoli, che ne è capofila, anche altri stati europei impegnati nell’accoglienza dei rifugiati: Portogallo, Slovenia, Croazia e Cipro.

“Obiettivo di questo progetto” spiega Roberto Milan, sindaco del Comune di Bagnoli che è il capofila del progetto “è da una parte scongiurare le partenze illegali per favorire le partenze legali (utilizzando i corridoi umanitari o la regolare richiesta del permesso di soggiorno) attraverso lo sviluppo di messaggi e video da diffondere nel paese di partenza e in Libia per far capire che la situazione in Italia è quella di un “imbuto” dal quale poi è complicato uscire. Sappiamo che oltre il 60 % dei richiedenti asilo avranno un esito negativo e diventeranno irregolari, se saremo efficaci avremo un 60% in meno di persone che cercano di venire in Italia irregolarmente. Dall’altra individuare dei percorsi di gestione possibili e sostenibili di queste persone per evitare dei creare problemi e tensioni sociali che nei territori. Prima e fondamentale cosa da NON fare è la grande concentrazioni che può lasciare spazio alla mala gestione. Come abbiamo visto, l’esperienza di Bagnoli è fondamentale per dire quali percorsi vanno evitati e quali vanno premiati. Questo progetto ha permesso l’uscita di circa 750 persone dall’Hub. Abbiamo dato formazione e informazioni a piccoli gruppi, distribuiti e gestiti bene: educazione civica, educazione stradale (fornire pettorine e catarifrangenti, ad esempio, era un gesto semplice, ma indispensabile per evitare incidenti), educazione linguistica. Abbiamo voluto dare un nome e un cognome a queste persone e abbiamo raccolto le loro competenze: i richiedenti sono molto diversi tra loro, ci sono analfabeti e laureati, ma trattare tutti alla stessa maniera è sbagliato. Questo progetto mette in evidenza che è necessario fare un elenco delle competenze e intervenire su quelle.”

In che cosa consiste quindi il Piano di Azione Locale avviato a Padova? Si è partiti da un Bilancio di Competenze rivolto a circa 250 migranti per conoscere la loro preparazione, competenze ed esperienze pregresse. Una volta conclusa questa fase le persone sono state indirizzate al corso formativo più adatto: lingua e cultura italiana, educazione civica, agricoltura, igiene e salute, sicurezza sul lavoro, diritti e doveri delle persone e dei lavoratori e molto altro, per un totale di circa 750 ore di corsi mirati al contenimento di criticità sociali e allo sviluppo di competenze formative. Questo progetto è contro la mala gestione e Bagnoli, con la negativa esperienza che ha subito, ha il dovere di informare la Commissione Europea e tutti gli Stati membri delle cose da evitare e delle procedure sostenibili.

“Ognuno dei paesi coinvolti ha inizialmente individuato le migliori buone pratiche di accoglienza e ha costruito poi un Piano di Azione Locale per l’inclusione dei migranti. – spiega Attilio Orecchio, Europrogettista autore del PandPAS Project – Noi abbiamo un protocollo di inserimento nel tessuto sociale e lavorativo: abbiamo coinvolto 250 richiedenti asilo che stanno facendo dei corsi linguistici, di educazione civica, professionalizzanti, in base a competenze e attitudini. Questo progetto ha già dato dei risultati positivi. Il progetto vuole creare dei modelli e delle buone pratiche replicabili in tutta Europa. Nel nostro caso l’aspetto interessante è il coinvolgimento nella pianificazione delle attività tutti gli stakeholder, tutti i protagonisti che sono toccati da questa attività: cooperative, Questura, associazioni, enti locali. Qua in Italia ci siamo concentrati in particolare sull’aspetto lavorativo, in Croazia, Slovenia e a Cipro il piano prevede attività anche di inclusione sociale. Ad esempio in Slovenia i nostri partner hanno anche fatto dei corsi di nuoto per i bambini, perché tanti bambini hanno subito il trauma del mare, quindi il corso di nuoto insieme al supporto psicologico, aiutano a superare il trauma.”

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