giovedì
25 aprile 2019

16:22

Padova: La grafologia spiegata dal prof. Cavalla

“Signora, cosa ne pensa di suo marito?”

Un… gioco di società. Così il noto cultore di grafologia prof. Francesco Cavalla ha definito il test cui ha sottoposto, a richiesta, le signore presenti alla sua conferenza tenuta al Lions Club Padova Graticolato Romano, e presentata dal presidente del Club Mauro Pellizzari. 80 anni di età nei quali, alla principale attività accademica (professore ordinario di Filosofia del Diritto) Francesco Cavalla ha sempre abbinato l’appassionato studio dei metodi di analisi psicologica delle grafie.

Il gioco, rivolto alle signore, consisteva nello scrivere il proprio nome e cognome, e accanto il cognome del marito: “Da una firma siffatta” ha dichiarato il conferenziere” è possibile trarre qualche indicazione sull’andamento del rapporto di coppia.” Ma non subito, ha esordito il prof. Cavalla. “Prima vi devo spiegare un po’ di cose della grafologia per non scambiare un facile test con perizie che richiedono impegno, tempo, e l’esame di testi ben più lunghi di una firma.”

Innanzitutto va detto che se la grafologia è riconosciuta come scienza lo si deve a colui il quale fece scattare questa passione al prof. Cavalla, ovvero il francescano Girolamo Moretti. La passione scattò quasi per caso, ascoltandone una breve conferenza divulgativa. Insomma, la fondazione della grafologia intesa come scienza è italiana e, si deve aggiungere, anche un po’ padovana visto l’ampio spazio che diede Padova alle pubblicazioni di frate Moretti attraverso le edizioni de Il Messaggero di Sant’Antonio.

Sconcertante, per la sua apparente banalità, il primo principio su cui si basa la grafologia: la gestualità. In pratica, dimmi come ti muovi (oppure come scrivi, visto che la scrittura è una successione di movimenti) e ti dirò che sei. Banalità, però, solo apparente. Spesso, infatti, una parte importante della nostra gestualità è nascosta fra le pieghe della calligrafia, e la grafologia sa manifestarla e far capire se un carattere è calmo, se ha la vocazione del musicista (dagli scritti di Beethoven lo si vede benissimo), se è portato alla pazzia, e se è un genio.

Il secondo principio è detto proiettivo, e svela come la persona desideri essere vista. Insomma manifesta l’immagine che vogliamo dare di noi. Sostanzialmente si basa sul modo in cui le lettere sono disposte.

Proprio giocando (è il caso di dirlo) su questo principio il prof. Cavalla ha invitato le signore a compiere il test, e osservando soprattutto la dimensione, l’inclinazione e la distanza fra loro delle lettere e delle parole è giunto alle sue diagnosi. Che, naturalmente, ha rivelato solo alle dirette interessate!

Pietro Casetta

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