martedì
21 agosto 2018

14:09

Un libro in rete: Fuori classe

Appuntamento a Valdagno mercoledì 16 maggio, alle ore 20.30, presso Palazzo Festari.

Daniele Marini, docente e saggista, in dialogo con Stefano Franchi (Federmeccanica) e Gianfranco Refosco (Cisl) presenta il suo nuovo libro: “Fuori classe. Dal movimento operaio ai lavoratori imprenditivi della Quarta rivoluzione industriale” (Il Mulno, 2018). Introduce e coordina Pietro Erle (Il Giornale di Vicenza). Evento organizzato da Guanxinet network in collaborazione con Coop Alleanza 3.0.

Sono trascorsi cinquant’anni dal “joli mai”. La festa della rivoluzione fu come un incendio che dall’Università di Nanterre, in Francia, divampò in tutto il mondo. Per la maggior parte dei protagonisti si trattò di uno straordinario periodo di conquiste civili, per i revisionisti di uno psicodramma, per quasi tutti coincise con il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, ma con libertà mai conosciute prima. I contestatori di allora, universitari e liceali, coltivavano il mito della “classe operaia” e si adoperarono per l’unità politica tra studenti e lavoratori. La ricca produzione di manifesti, slogan, libri, canzoni è ancora qui a testimoniarlo. Per esempio la colonna sonora del ’68 italiano fu “Contessa” di Paolo Pietrangeli che racconta – dal punto di vista di una vecchia signora reazionaria – l’episodio di uno sciopero finito nel sangue e i violenti propositi di vendetta: “Compagni dai campi e dalle officine prendete la falce, portate il martello…”. Ancora in Francia, tra i giovani militanti della Gauche prolétarienne si diffuse il fenomeno di farsi assumere in fabbrica per comprendere meglio la condizione operaia. Robert Linhart raccolse la sua esperienza nel libro “L’établi”.

Se la rivoluzione del ’68 è stata solo immaginifica e produsse i suoi frutti più significativi nel cambio dei costumi sociali, la quarta rivoluzione industriale sta cambiando radicalmente le nostre vite. Difficile stabilire se in meglio o in peggio, forse entrambe le cose. Fatto sta che gli studenti di oggi protestano contro la parte migliore di una riforma che prevede l’alternanza Scuola-Lavoro, al grido di: “Siamo studenti non siamo operai”. In realtà sono degli asini, senza offesa per i simpatici quadrupedi.

L’analisi dei dati svolta da Daniele Marini certifica proprio questo scollamento verso professioni come quella dell’operaio e dell’agricoltore, considerate degradate. Una crisi d’identità che coinvolge gli stessi lavoratori, sempre più divisi, anche fisicamente visto il superamento della catena di montaggio, ed alle prese con robot e computer.

Le nuove condizioni lavorative e il nuovo tipo di mansioni richieste non hanno ancora cancellato gli operai (eccome se esistono gli operai, ma purtroppo ce ne accorgiamo solo quando ascoltiamo i “bollettini di guerra” delle cosiddette “morti bianche”), ma hanno di certo stravolto la vita all’interno delle fabbriche. Piuttosto pare essere scomparso quello spirito di solidarietà tipico di chi svolge lavori usuranti. Hanno fatto presa anche tra i “fuori classe” certe logiche care alla società capitalista, a partire dal cosiddetto “merito”. Al contrario nessuno sembra più credere all’uguaglianza. 

Insieme ad una maggiore professionalità del lavoratore e di fronte alla sfida tecnologica-digitale, Marini segnala la crescita del grado di autonomia professionale del lavoratore imprenditivo.

La vita in fabbrica, come ha raccontato lo scrittore ed ex operaio Antonio Pennacchi nel romanzo “Mammut”, non è solo alienazione e sudore, ma anche vitale allegria. Ed allora guardiamo anche agli aspetti positivi della nuova Industria 4.0, Daniele Marini parla per esempio del Welfare aziendale, ovvero l’erogazione di benefit o prestazioni, in beni e servizi, ad integrazione del reddito. Un’iniziativa poco pubblicizzata e poco nota anche tra i lavoratori.

Nel libro è trattato ed analizzato anche il tema della rappresentanza sindacale. Negli ultimi vent’anni i tre sindacati confederali hanno dovuto far fronte a diversi attacchi provenienti dal mondo della politica volti a diminuire o eliminare il loro tradizionale ruolo di intermediazione. Però, nello stesso tempo, i sindacati sembrano essersi arroccati nella difesa di certe posizioni di privilegio, trascurandone altre.  

Consentitemi di usare un termine bruttissimo ma che rende bene l’idea: il libro di Marini scatta un “selfie” sul mondo del lavoro che cambia.  In un’epoca che vuole cancellare chi lavora con le mani sono proprio gli operai a dire che esistono e resistono.  

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