domenica
26 maggio 2019

01:47

Brasile: E’ iniziato l’incubo per Bolsonaro

Riceviamo dal Partito di Alternativa Comunista e pubblichiamo:

Nota del Pstu (sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale)

Il 15 di maggio è stato segnato da gigantesche manifestazioni di massa in tutto il Brasile. Uno “tsunami” gigante che ha attraversato il Paese da nord a sud, riempiendo le strade con una marea umana.

Secondo i dati riportati dalla stampa le mobilitazioni hanno interessato almeno 188 città di 26 Stati, coinvolgendo non solo studenti e insegnanti ma anche genitori degli studenti e molte altre categorie. Con certezza i manifestanti complessivi sono stati circa 1 milione e mezzo. Alla testa dei cortei c’erano gli studenti e professori delle università federali e statali e delle scuole superiori.

La creatività degli striscioni e dei cartelli fatti a mano mostrava il carattere spontaneo delle adesioni, ricordando le grandi mobilitazioni del 2013.

Il movimento ha anche contagiato altre categorie, con interruzioni parziali del lavoro in appoggio alla lotta: è il caso dei metalmeccanici, dei lavoratori degli idrocarburi, dei lavoratori della metro di San Paolo, ecc.

Per dare il suo contributo alla situazione… Bolsonaro dagli Stati Uniti ha definito “imbecilli” e “utili idioti” i manifestanti: ottenendo solo di gettare ancora più legna nel fuoco.

Un governo con le spalle al muro

Il governo di destra e reazionario di Bolsonaro ha l’obiettivo di imporre una sconfitta alla classe lavoratrice. Ma è seduto su una montagna di contraddizioni che preparano grandi scontri. Ciò si deve al fatto che la sua elezione ha costituito un cambio congiunturale della situazione ma non ha significato una sconfitta definitiva della classe né un cambio nella correlazione di forza. Le manifestazioni di massa che abbiamo visto il 15 preannunciano lotte ancora più grandi, che si combinano con un approfondirsi della crisi politica ed economica.

Il governo e la borghesia fanno continue revisioni al ribasso delle previsioni di crescita (senza escludere una recessione imminente), lasciando ogni speranza di recupero per quest’anno. Ciò accade perché, in un contesto di grave crisi capitalistica, il Brasile gioca un ruolo sempre più subordinato e la politica di Bolsonaro consiste esattamente nell’approfondire questa subordinazione, trasformando il Paese in una colonia di fatto dell’imperialismo. Bolsonaro non esita a essere e a mostrarsi come il lacchè di Trump, consegnando imprese come la Embraer agli Stati Uniti, privatizzando sistematicamente a tutto interesse del capitale finanziario internazionale, distruggendo completamente lo stato sociale e rubando le pensioni.

Se l’economia va di male in peggio, in campo politico la crisi di Bolsonaro nel parlamento si intreccia con denunce di corruzione di membri del governo, a cominciare da quelli della stessa famiglia del presidente. In altre parole il governo Bolsonaro si rivela corrotto come quelli che lo hanno preceduto.

Restiamo nelle strade e costruiamo lo sciopero generale!

Questo 15 maggio ha dimostrato la forza del movimento di massa e che è possibile sconfiggere gli attacchi del governo. E’ arrivato il momento di restare nelle strade e costruire per il 14 giugno, insieme ai lavoratori, il più grande sciopero generale di questo Paese.

Le direzioni dei sindacati e i partiti che si dicono di opposizione non possono però stavolta fare quello che hanno fatto nel 2017. In quel momento, dopo lo storico sciopero generale del 28 aprile, proprio quando il movimento stava crescendo, le direzioni arretrarono seminando illusioni su un accordo con l’allora governo Temer e puntando tutto sulle elezioni che si avvicinavano. Il risultato è noto e questo tradimento aprì lo spazio per l’approvazione della controriforma del lavoro, i cui effetti sui lavoratori più poveri e precari si fa sentire adesso.

Ora la necessità è, al contrario, di avanzare nella lotta e costruire dal basso uno sciopero generale in difesa della Scuola e contro la riforma delle pensioni. Il 15 maggio ha dimostrato che si può farlo. La crisi crescente del governo rafforza questa possibilità. L’incubo per Bolsonaro è solo cominciato: impediremo che distrugga la Scuola e la previdenza sociale.

Il Brasile ha bisogno di un progetto socialista

Dobbiamo sconfiggere Bolsonaro, ma non solo. La crisi si approfondisce ogni giorno di più e la soluzione della borghesia e dei suoi governi è imporre una vera guerra sociale contro i lavoratori e le masse povere, a partire dalla gioventù nera che viene massacrata nelle periferie.

Tolgono denaro dall’educazione e vogliono rubarci le pensioni per arricchire i banchieri. La barbarie cresce a vista d’occhio. Questo è quanto il capitalismo riserva alla classe lavoratrice e ai poveri: disoccupazione, povertà, miseria e morte. Mentre per l’1% della popolazione, cioè per i banchieri, gli industriali e i latifondisti, più profitti pagati con uno sfruttamento bestiale.

Il Brasile ha bisogno di un progetto socialista, di una rivoluzione che rovesci questo sistema di fame e sfruttamento e costruisca un sistema nostro, un governo socialista dei lavoratori, che governi basandosi su consigli popolari nelle fabbriche, nei quartieri, nelle periferie.

(dal sito www.pstu.org.br traduzione dal portoghese della redazione web)

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