domenica
16 dicembre 2018

11:25

Intervista con Andrea Santarelli, argento nella spada a squadre alle Olimpiadi di Rio2016

di Francesca Monti

Andrea Santarelli è un astro nascente della scherma, ha 23 anni e ai Giochi Olimpici di Rio2016 ha conquistato, alla sua prima partecipazione a cinque cerchi, uno splendido argento nella spada a squadre (insieme a Marco Fichera, Paolo Pizzo, Enrico Garozzo). Una medaglia che corona anni di duro allenamento e di sacrifici, e che arriva dopo un altro importante successo, l’argento europeo a squadre vinto in Polonia pochi mesi fa.

In questa piacevole chiacchierata Andrea Santarelli ci ha raccontato le emozioni vissute alle Olimpiadi e parlato dei suoi prossimi obiettivi e della difficoltà, in Italia, nel riuscire a conciliare sport e studio  (grazie a Nicola Schena e Davide Zonaro di DNA Sport Consulting srl).

Andrea, ai Giochi Olimpici di Rio2016 hai vinto un fantastico argento nella spada a squadre. Puoi raccontarci le emozioni che hai vissuto?

“Le difficoltà lungo il percorso sono infinite, sembrano tante e sono molte di più. Quindi quando vinci una medaglia così importante ti vengono in mente tutti i momenti difficili, tutte le volte in cui stavi per cedere o hai detto ai tuoi “basta non ce la faccio più, smetto” e invece hai continuato perché la passione c’è sempre stata. Questa medaglia ha un dolce sapore, che richiama tutte le volte che sono stato in difficoltà”.

Questa è un’annata speciale per la spada maschile azzurra: oltre all’argento olimpico, avete vinto anche l’argento europeo a squadre che all’Italia mancava dal 1935…

“L’annata della spada è stata ottima e nessuno può dire niente. In realtà siamo sempre un po’ criticati, messi in discussione perché magari vinciamo un po’ meno rispetto ai fiorettisti. Quest’anno abbiamo fatto vedere che il nostro gruppo c’è, siamo presenti e forti, la nostra squadra maschile di spada in particolare era screditata, dicevano che non ci saremmo qualificati, invece noi atleti, insieme ai nostri tecnici, abbiamo deciso di non guardare in faccia a nessuno, di andare avanti e abbiamo vinto un argento europeo e un argento olimpico, alla faccia di tutti quelli che non credevano nelle nostre potenzialità”.

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La scherma è uno sport che porta all’Italia tantissime medaglie però purtroppo ha ancora poca visibilità mediatica se non in occasione dei grandi eventi…

“In Italia c’è la cultura del calcio, è così che funziona, non sono le medaglie vinte a far la differenza e non lo saranno in futuro. Ogni 4 anni c’è l’Olimpiade ma questo periodo inizia e finisce, l’interesse e la visibilità mediatica di questo sport cresce con i Giochi ma poi torna a scendere. L’attenzione dei media verso la scherma è sempre nettamente inferiore al calcio. Infatti tutti noi diciamo scherzando: “adesso goditi la notorietà perché poi ricomincia il campionato ed è finita”. Nella mia città, Foligno, hanno fatto tutti il tifo per me, hanno seguito le gare, però non so quanto durerà. Spero si ricordino di me, ma se non sarà così tra quattro anni proveremo a vincere ancora un’altra medaglia”.

Quando hai iniziato a praticare questo sport?

“Ho iniziato intorno ai 5-6 anni, ho visto mio cugino che riponeva le armi nel portabagagli, così ho voluto provare a fare scherma e non ho più smesso”.

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Stai studiando fisioterapia all’Università di Perugia. Come riesci a conciliare studio e sport?

“In Italia è praticamente impossibile. Per fortuna la facoltà di fisioterapia ha cambiato coordinatore di tirocinio e questo mi ha permesso di conciliare sport e studio. Nazareno Rosi (il coordinatore, ndr) mi ha dato la possibilità di mediare con lui una giusta soluzione e devo ringraziarlo per questo. Negli anni ho sempre faticato tantissimo, infatti la scuola italiana è contro lo sport, indubbiamente. Vedo le altre nazioni come si comportano con gli atleti e che rapporto hanno con le scuole, qui in Italia a meno che non hai una grande forza di volontà non riesci a conciliare le due cose a livelli alti, mentre in America ad esempio gli atleti sono anche laureati, perché là se non vai bene a scuola ma sei forte nello sport ti mettono un tutor a sostegno. Qui è il contrario. Quando c’era il precedente coordinatore mi è stato detto: o scegli lo sport o la scuola, è un problema tuo, come se a loro non riguardasse. Poi ci sono le rare eccezioni, insegnanti che capiscono la situazione, sono intelligenti e ti aiutano”.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

“Spero di continuare una scia positiva che ultimamente è culminata nell’Europeo dove sono entrato nei 16. Vorrei arrivare ai Campionati Europei e al Mondiale dell’anno prossimo in ottima forma e dare una forte scossa ai risultati individuali”.

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