lunedì
25 marzo 2019

15:55

Il ritorno delle tribù

Un libro in rete a Valdagno: “Il ritorno delle tribù. La sfida dei nuovi clan all’ordine mondiale” (Rizzoli, 2017). Mercoledì 28 giugno 2017, alle ore 18.30, Palazzo Festari (Corso Italia n°63) Valdagno (VI) Maurizio Molinari, autore del libro in dialogo con Paolo Gubitta, Università di Padova – CUOA Business School. Evento promosso da Guanxinet

di Emanuele Bellato

Le tribù sono tornate. Da oriente ad occidente, da nord a sud. E’ la tesi di Maurizio Molinari contenuta nel suo nuovo libro edito da Rizzoli. Si tratta di un ritorno al passato? Non precisamente, piuttosto si può parlare di fenomeni sopiti ma sempre pronti a risvegliarsi, per esempio il millenario scontro tra sunniti e sciiti o quello delle tribù dell’Africa mediterranea.

Molinari, già autore di interessanti libri sul califfato nero e sulla jiahad, aggiorna sui fatti mediorientali. Come al solito per capire il presente bisogna volgere lo sguardo al passato, quando durante la prima guerra mondiale le grandi potenze di allora, Inghilterra e Francia, disegnarono – anzi squadrarono letteralmente con un righello – i confini dei paesi nati dalla disgregazione dell’Impero Ottomano. Non c’è quindi da stupirsi nel vedere l’Iraq diviso in tre fazioni (curdi, sunniti e sciiti) o la Siria dilaniata da una guerra civile senza fine.

Sulle macerie degli stati nazionali l’Isis ha costruito la sua fortuna. I terroristi del Califfato puntano ad unire sotto la bandiera nera tutti gli islamici, ad annientare gli “eretici” sciiti e sottomettere i cristiani “infedeli”.

Però le tribù non sono una caratteristica esclusiva del Medio Oriente e dell’Africa. Molinari individua precisi gruppi tribali anche nel moderno Occidente. Per esempio la tribù bianca di Donald Trump, costituita da operai poco istruiti e dalla classe media impoverita dalla crisi economica. Anche in Europa operano delle tribù: le tribù No Euro, gli anti-europeisti, i gruppi xenofobi e i governi, specie dell’Europa dell’Est, impegnati a costruire muri contro l’immigrazione.

La nostra epoca probabilmente passerà alla storia come “gli anni della paura”. La richiesta di sicurezza porta a pericolose chiusure. Per contrastare le ingiustizie della globalizzazione molti si rifugiano in un altrettanto sbagliato comunitarismo delle piccole patrie affidando la loro rappresentanza a forze  cosiddette “populiste” o conservatrici.

Per fortuna il percorso non è segnato, come insegna la vittoria a sorpresa di Emmanuel Macron in Francia. Contro tutto e tutti il neo-presidente francese ha fondato un movimento di chiara ispirazione europeista ed è stato premiato. Una lezione per i riformisti a osare e non inseguire il facile richiamo della “pancia” degli elettori. Alle volte vince anche la ragione.

Cinghia di trasmissione tra le tribù d’occidente e d’oriente sono le tribù mobili, ovvero i migranti. Un problema molto sentito in Italia, meta degli sbarchi della speranza. Spiega Molinari: “serve un patto sociale fra l’Italia e i suoi migranti basato sullo scambio consapevole fra completa condivisione dei diritti e assoluto rispetto della legge”. Inoltre Molinari sottolinea il ruolo positivo giocato dall’Italia nello scacchiere libico. Lodevole il lavoro del neo-ministro dell’Interno Marco Minniti nel voler dialogare non solo con i rappresentanti di al-Sarraj (primo ministro della Libia dal 2016) ma anche gli sheik delle singole tribù. Un impegno diplomatico certosino che ha portato sessanta leader tribali a Roma, presso il Viminale, per siglare, il 31 marzo 2017, un’intesa di pace fra clan rivali.

Di fronte allo scenario apocalittico di un confronto diretto fra jihadisti e populisti e per non finire nella morsa dell’intolleranza, Molinari suggerisce un metodo: “combattere il jihadismo come se il populismo non esistesse e rispondere al populismo come se il jihadismo non vi fosse”. Poi bisogna superare gli egoismi, le divisioni. Insomma, più Europa: “L’obiettivo di una Europa federale sia la formula più efficace per rispondere alle sfide che incombono su tutti noi. […] L’Europa federale è l’orizzonte sul quale leader nazionali e cittadini possono ritrovarsi per uscire dall’attuale situazione di difficoltà, reagendo alla sfida del ritorno delle entità nazionali, locali e tribali. Può essere l’utopia da realizzare per la generazione formatasi grazie agli scambi culturali dei programmi Erasmus”.

Conclude il libro un pregevole atlante del ritorno delle tribù, con approfondimenti su: Siria, Iraq e Libia.

IL RITORNO DELLE TRIBU’

La sfida dei nuovi clan all’ordine mondiale

Descrizione a cura dell’editore:

Tiene banco in Medioriente. Avanza in America ed Europa. E si affaccia in Italia.

Regimi, governi ed eserciti fronteggiano la disgregazione degli stati nazionali che fa riemergere le identità locali.

È il tribalismo il fenomeno globale con cui dobbiamo fare i conti.

Dal Medioriente all’Europa fino all’America un nuovo fenomeno si impone portando alla ribalta nuovi leader che sono il riflesso di un meccanismo antico. Il tribalismo si esprime nel mondo arabo-musulmano con la decomposizione degli Stati nazionali per effetto di rivolte di matrice etnico-religiosa. In Occidente invece ha una genesi economica, frutto dello scontento dilagante per impoverimento e diseguaglianze che ha prodotto Brexit e consentito a Donald Trump di arrivare alla Casa Bianca.

A generare questa fase di disgregazione che minaccia gli Stati nazionali sono problemi a cui le leadership politiche tardano a dare risposte efficaci: in Medioriente e Maghreb la sfida è trovare un nuovo equilibrio fra politica e fede così come in Occidente si tratta di sanare le ferite socio-economiche causate da una globalizzazione a ritmi forzati.

L’importante è non farsi cogliere impreparati di fronte a questa fase di accelerazione della Storia, perché investe anche il nostro Paese, come dimostrano le cronache dell’ultimo anno. La frammentazione dei partiti politici tradizionali, l’affermazione di leader portatori di identità locali, i movimenti di protesta scaturiti dalle diseguaglianze economiche e dalla complicata gestione dell’accoglienza: sono tutti segnali di un cambiamento dello scenario sociale tradizionale dagli effetti imprevedibili.

Maurizio Molinari, dopo averci aiutato a comprendere la guerra all’Occidente mossa dalla Jihad, delinea in questo libro un nuovo conflitto che ruota attorno a tribù differenti. Da Londra a Erbil, da Washington a Roma, dal Cairo a Gerusalemme, da Dubai a Bratislava, descrive una mutazione verso il tribalismo, “un vento della disgregazione che non solo travolge il mondo arabo ma spazza l’Europa spingendosi oltre la Manica e l’Atlantico, mettendo in crisi anche la stabilità del sistema liberale”.

Per informazioni: info@guanxinet.itwww.guanxinet.it tel. 0445 406758

Maurizio Molinari, giornalista e scrittore, direttore del quotidiano “La Stampa”. Tra i suoi libri, L’Italia vista dalla Cia (1948-2004) (Laterza 2005), Cowboy democratici (Einaudi 2008), Gli italiani di New York (Laterza 2011). Con Rizzoli, Governo ombra (2012), L’aquila e la farfalla. Perché il XXI secolo sarà ancora americano (2013), Il califfato del terrore (2015), Jihad (2016) e, con Amedeo Osti Guerrazzi, Duello nel Ghetto (2017).

Paolo Gubitta, professore ordinario di Organizzazione aziendale all’Università di Padova e direttore scientifico dell’Area Imprenditorialità di CUOA Business School. È stato visiting researcher in varie Università straniere in Cina (U. di Shenyang e U. di Guangzhou), Israele (Tel Aviv University) e Svizzera (U. di Lugano). Le sue ricerche si concentrano sulle imprese familiari, le imprese tecnologiche e i cambiamenti del lavoro. Su questi temi, ha pubblicato libri e capitoli con editori nazionali e internazionali e articoli su riviste internazionali (tra cui Family Business Review, The Journal of Technology Transfer, Entrepreneurship & Regional Development). È editorialista del Corriere del Veneto, di Corriere Imprese Nordest e di VeneziePost. Amico del network Guanxinet.

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