venerdì
18 gennaio 2019

09:27

People at work

Mercoledì 19 luglio, alle ore 20.45, presso il Teatro Comunale di Recoaro Terme (Via Roma, 15) presentazione dell’ultimo volume di Iago Corazza e Greta Ropa “People at work, l’arte di vivere e sopravvivere”. Un nuovo spettacolare reportage sul mondo del lavoro informale. Evento del Guanxinet. Ingresso libero

di Emanuele Bellato

“Il fare è espressione umana di civiltà, di evoluzione, di cultura” scrivono Iago Corazza  e Greta Ropa nella prefazione del libro fotografico “People at work, l’arte di vivere e sopravvivere” edito da National Geographic. Dunque un libro sul “fare” dove le immagini sono accomunate – proseguono gli autori – “dalla loro non omologazione, dallo sfuggire alla logica del capitale e del profitto”. Non si tratta di celebrare la povertà, l’obiettivo è piuttosto quello di rimettere al centro l’uomo, ed esigenza dell’uomo per sentirsi realizzato è quella di lavorare per vivere o nel caso peggiore sopravvivere.

Per catturare le immagini di questo volume Iago e Greta hanno viaggiato in lungo e largo nelle periferie del mondo. Ne è uscito un reportage dall’indubbio valore antropologico e soprattutto artistico.

Le tipologie lavorative sono così suddivise: con la testa, con le mani, con la gola, con le braccia, con il sudore, con le gambe, con l’esperienza, con la fantasia.

E’ difficile scegliere le foto preferite, ma ho provato a selezionarne alcune. Parto dallo scatto a un giovanissimo studente-monaco del Myammar intento a scrivere, una foto che sembra incarnare tutta la spiritualità millenaria dell’arcano Oriente.

Per lo scatto successivo passo dall’altra parte del mondo, in una libreria di Santiago de Cuba. Da appassionato lettore non ho resistito a notare tra le pile di volumi accatastati diversi libri su Che Guevara che mi piacerebbe avere nella mia libreria.  Restando a Cuba, come si fa a non rimanere affascinati dall’abilità con cui certi meccanici riparano le auto americane pre-embargo.

Queste immagini impongono delle riflessioni. Nell’odierna società del consumismo siamo abituati a buttare ed acquistare sempre nuovi prodotti mentre bisognerebbe ritornare a riparare. Lo so, sembrano discorsi da comunisti, allora visto che mi etichettate così eccovi un’altra meravigliosa foto di una bottega indiana con dipinto sulla parete esterna una falce e martello, i simboli per eccellenza del lavoro al di là degli errori, delle cattive interpretazioni e talvolta anche dei crimini commessi dove il socialismo è diventato reale.

Di certo se finirò all’inferno non sarà per colpa delle mie idee politiche, ma piuttosto per i peccati di gola. Eccoci quindi nel girone, pardon capitolo “con la gola”. Sono ritratti ristoratori, pasticceri, formai, pescivendoli, pollivendoli. Cari benpensanti, sapete cosa vi dico? Nonostante la carenza di igiene dei venditori di street-food non ho perso l’appetito, anzi… Tenetevi pure i vostri ristoranti da 100 euro e passa, io non dimenticherò mai un panino sublime con burger e cipolla come quello mangiato a Londra anni fa, acquistato per pochi penny in un baldacchino ambulante nei pressi di Buckingham Palace.

Il lavoro nell’economia informale a volte è anche illegale. Personalmente non ho mai provato curiosità per le droghe ma devo ammettere che la foto dell’indiano venditore di bhang, ovvero un panetto di cannabis (in India è legale e i negozi sono gestiti dal governo) sembra l’immagine vivente della tentazione. In caso di liberalizzazione anche in Italia lo propongo come testimonial!

Altrettanto interessante è il capitolo sui lavori “con la fantasia” dove si entra in un mondo magico e felliniano popolato di artisti circensi e mangiatori di fuoco.

A chiudere la rassegna dei lavoratori delle periferie del mondo sono i cosiddetti “fannulloni”. Una scelta ironica, ma forse, in fondo, i veri rivoluzionari sembrano essere proprio loro che hanno saputo liberarsi anche dal lavoro; utopia di Kazimir Severinovich Malevič (fondatore dell’avanguardia artistica chiamata Suprematismo) per raggiungere il vero socialismo.

Dopo aver concluso il loro libro sul “fare” gli stessi autori, Iago e Greta, si sono interrogati sul loro lavoro ed hanno condiviso con i lettori un divertente aneddoto: “Un anziano della Papua Nuova Guinea una volta ci ha chiesto, con sincera curiosità e senza alcuna ombra di ironia: “Quindi, in pratica, voi che cosa sapete fare?”. Ci abbiamo pensato un po’, e questo già di per sé è stato indicativo. Poi gli abbiamo risposto che, forse, l’unica cosa che sapevamo veramente fare era osservare e sorprenderci. L’anziano è esploso in una fragorosa risata e, versandoci dell’altro Kava, considerata la bevanda della sincerità, ha dichiarato che si trattava del più bel lavoro che avesse mai sentito nella sua vita”.

Chissà come si sbellicherebbe dalle risate l’anziano della Papua Nuova Guinea se sapesse che in Italia c’è anche chi, come me, scrive su chi osserva e si sorprende… 😉

***

Descrizione a cura dell’editore: Oggigiorno il lavoro ha assunto una dimensione sempre più astratta, spesso si è rarefatto, cambiando consistenza, forma, sostanza. Molte delle occupazioni che il mondo del lavoro contemporaneo offre sono complesse da descrivere, denominare e declinare in quanto oramai dissociate da qualsiasi gesto fisico e spesso anche dall’oggetto finale che viene prodotto. Questo libro vuole essere, oltre che uno sguardo antropologico sulle attività dell’uomo, un omaggio al lavoro che passa ancora attraverso il fare utilizzando le mani ed il corpo e insinuandosi negli spazi della vita quotidiana. E davanti all’obiettivo fotografico, il fare diventa creatività, genialità, energia. Molti dei lavori che appartengono al mondo moderno sono oramai slacciati da qualsiasi gesto fisico nonché dall’oggetto finale prodotto. Per questo abbiamo deciso di documentare il lavoro dell’uomo nei paesi che abbiamo attraversato, perché nel mondo dell’informale, pur con la sua non ufficialità e la mancanza di tutele o di autorizzazioni, il lavoro torna ad essere lavoro rappresentando ed identificando l’uomo che lo svolge. Ed è qui che le mani degli agricoltori, degli artigiani, dei meccanici, dei sarti, degli ambulanti operano instancabili per sostenere la comunità e garantire un futuro alle proprie famiglie. Ma spesso abbiamo riconosciuto, negli sguardi dei nostri soggetti del fare, la consapevolezza di essere soltanto polvere tra gli ingranaggi del grande meccanismo di un capitalismo ormai decadente. Insomma il lavoro, nella sua espressione quotidiana rappresenta sempre anche un’azione di ogni singolo individuo che lotta per conquistare il suo microscopico posto nell’immenso ingranaggio del sistema. E’ sempre una scelta anche dove non pare possibile, è sempre un’elaborazione della realtà anche dove non pare necessaria. Il fare dei mestieri umani insomma trasuda di umanità a tutte le latitudini e riserva sempre sorprese e rivelazioni.

Jago Corazza, giornalista, regista, ma soprattutto fotografo e viaggiatore, ha iniziato collaborando a soli 15 anni con un’importante agenzia fotografica bolognese. La passione per i viaggi lo ha poi spinto in tutta Europa poi in Africa prima come viaggiatore e poi come guida. Pubblicando spettacolari reportage di viaggio ha realizzato servizi e documentari in tutta l’Europa e poi in Africa, in Asia, in America Settentrionale e Meridionale. Responsabile della sezione antropologica della rivista Oasis, ha al suo attivo decine di pubblicazioni editoriali con diverse testate e case editrici, tra cui White Star-National Geographic con cui ha realizzato importanti monografie a carattere antropologico come “Gli ultimi uomini” sulle ultime tribù preistoriche della terra e “Luci e ombre del sol levante” che esamina i contrasti della società giapponese.

Greta Ropa, scrittrice, corrispondente in lingue estere e laureata in scienze della formazione e selezione delle risorse umane, ha al suo attivo anni d’esperienza nel settore moda e pubblicità. Ha lavorato come indossatrice e fotomodella per numerose aziende d’importanza nazionale ed internazionale con le quali tuttora collabora. Appassionata di viaggi diviene presto una delle conduttrici del programma televisivo Extreme Tv in onda su importanti reti regionali per poi realizzare documentari in gran parte del mondo. Lavora per il cinema, per la televisione, e scrive per varie testate e case editrici come Oasis e White Star-National Geographic, con cui ha realizzato importanti monografie a carattere antropologico come “Gli ultimi uomini” sulle tribù della Nuova Guinea e “Luci e ombre del sol levante” che esamina i contrasti della società giapponese.

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