lunedì
22 aprile 2019

06:16

Una piccola, ignobile strage degli innocenti

Decesso improvviso e misterioso di decine di Chirotteri a Lumignano

di Gianni Sartori

Le notizie sono almeno due. Ai lettori la responsabilità di saperne cogliere gli eventuali collegamenti (causa-effetto)

Per la prima riprendo quanto era stato denunciato – ancora in marzo – da alcuni ricercatori del CERC (Centro Educazione e Ricerca Chirotteri):

“SCEMPIO alla GROTTA DELLA GUERRA a LUMIGNANO, questi sono i risultati del FREE CLIMBING, pareti deturpate tagliando e sradicando la vegetazione (ad esempio la bella Saxifraga berica) di fianco all’apertura di una delle più importanti colonie di riproduzione di pipistrelli del Veneto e ZONA ROSSA cioè INTERDETTA all’arrampicata. Sembra che alcuni arrampicatori NON sappiano né leggere né analizzare le mappe. Sarebbe meglio rendere obbligatori dei corsi per insegnare gli elementi fondamentali dell’arrampicata in sintonia con la natura e del buon vivere. Altrimenti ci sono le palestre artificiali dove potete fare quello che volete”.

Questo l’indignato j’accuse, scritto a marzo – sicuramente d’impeto – dopo la scoperta dell’opera vandalica. A diffonderlo sono stati appunto alcuni giovani studiosi, profondi conoscitori del mondo dei chirotteri (oltre che esperti speleologi) del CERC.

E dato che non c’è limite al peggio, dopo qualche giorno è arrivato un aggiornamento che suonava come ulteriore allarme:

“Dopo un accurato sopralluogo (02.04.2018) con alcuni componenti della Commissione Scientifica FSV, abbiamo scoperto che non sono stati “ripuliti” (mi permetto di suggerire qualche termine più appropriato: deturpati, devastati, vandalizzati, violentati, saccheggiati… nda) solamente 40 metri lineari di parete per altrettanti e più in altezza, ma il lavoro è proseguito per alcune centinaia di metri oltre la Grotta della Mura tagliando alla base piante anche di una certa dimensione per favorire il disseccamento (vedi la foto di esempio). Risultato: la falesia non tornerà più al suo stato naturale poiché la mancanza di vegetazione arborea favorirà il dilavamento delle pareti e quindi il non attecchimento della vegetazione erbacea. Complimenti a quella FETTA di arrampicatori che vedono la parete rocciosa e l’arrampicata NON come un confronto rispettoso con la natura e se stessi ma SOLO come una esternazione del proprio ego superiore chissà a cosa, in maniera irrispettosa sia dell’ambiente circostante sia degli altri frequentatori, umani e non umani (non escludendo che anche altri “frequentatori umani” producano danni, ma questo è un capitolo a parte). Comunque si ipotizza, e quasi si conferma, IRRIMEDIABILE il danno fatto a tutta la falesia della parete nord del Monte Castellaro. Il vecchio motto “vado in montagna/grotta/arrampico e lascio l’ambiente come l’ho trovato … non vale più?”

Aggiungo una mia osservazione sul metodo adottato, quello di troncare sistematicamente, oltre agli alberi, tutte le grandi edere (alcune pluridecennali, rifugio e luogo di nidificazione per varie specie di volatili) che rivestivano le pareti.

E’ il medesimo (una coincidenza?) già sperimentato da un paio di noti sciagurati sulle minuscole paretine sovrastanti il sentiero che dalla stradina proveniente dalla Fontana di Trene risale verso la vecchia casa di Leonardi. Fino a quattro-cinque anni fa, probabilmente l’ultimo sito di nidificazione della rondine rossiccia, in precedenza già scacciata dai covoli sopra Castegnero. Segnalo che entrambe le località ormai sono divenute una sorta di parco-giochi per adulti (“mini-palestra”…ma si può?).

Stavolta, grazie alla pronta reazione del CERC, la notizia dell’ennesimo tentativo di ecocidio è trapelata. Costringendo, visto che da soli non ci sarebbero mai arrivati (anche se in teoria si erano assunti il compito di “vigilare”, autogovernarsi), perfino alcuni esponenti del CAI a prendere posizione.

Personaggi che dopo aver inchiodato, crocifisso ogni angolo possibile di parete, forse temendo le giuste sanzioni (ossia l’auspicabile interdizione per l’arrampicata “sportiva” su tutte le cosiddette falesie dei Colli Berici), hanno preso le distanze da questi loro emuli, seguaci o epigoni.

Ovviamente tergiversando e minimizzando con commenti del tipo “saranno stati dei ragazzotti del paese”. In realtà la “professionalità” dello scempio ambientale operato sulle pareti in questione rende legittimo dedurre che si tratti di FC esperti.

E presumibilmente noti, così come erano ben noti – ma coperti dall’omertà di gruppo – i responsabili dell’abbattimento delle grandi stalattiti del Broion.

Altra notizia, quella che maggiormente mi riempie di mestizia spingendomi a dubitare di anni di lotte, impegno, denunce in difesa della Madre Terra e delle sue creature.

Per farla breve, almeno due dozzine di chirotteri sono stati ritrovati cadavere nell’antro iniziale. In prossimità delle pareti ricoperte di spit (“sputi “ appunto) o di fittoni inox resinati – non me ne intendo. Comunque uno schifo.

Una moria del tutto imprevista e imprevedibile, in sospetta sincronicità con l’allestimento di due-tre “vie” (nell’ambiente chiamano così la riduzione a cantiere edile delle pareti) realizzate a colpi di trapano o chiodatrice che dir si voglia.

L’ipotesi? E’ probabile che siano stati proprio il fracasso prodotto dai “boscaioli” dilettanti e – soprattutto – le vibrazioni e il rimbombo provocati dal trapano nella roccia esterna della cavità a causare un prematuro risveglio (notoriamente pericoloso per i chirotteri) dal letargo invernale. Con il conseguente decesso.

Chi dire? Evidentemente non bastava aver definitivamente allontanato dai loro siti di nidificazione falco pellegrino, passero solitario, rondine rossiccia e dall’anno scorso anche corvo imperiale. A quando la prevedibile estinzione della saxifraga berica?

Per concludere. Probabilmente per gran parte dei FC vale ancora la massima evangelica: “perdona loro, non sanno quello che fanno”. Li considero vittime consenzienti del sistema merce-spettacolo-merce, criceti inconsapevoli – per quanto nocivi – dentro alla loro ruota…

Ma comunque qualche conseguenza bisognerà pur trarla dalla incresciosa vicenda, una prova ulteriore della totale incapacità delle varie associazioni nel gestire la sbandierata “autoregolamentazione” .

A mio parere è ormai fuori discussione l’assoluta incompatibilità tra la pratica dell’arrampicata “sportiva” e la conservazione della biodiversità (almeno di quella ancora presente fino a qualche anno fa…) in un’area fragile e circoscritta come quella di Lumignano e dintorni (covoli di Castegnero, covoli di Nanto, Rupe di Barbarano, San Donato…).

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