lunedì
19 novembre 2018

12:27

Venti anni senza Sole

«Ci vogliono morti, perché siamo i loro nemici. E non sanno che farsene di noi, perché non siamo i loro schiavi».

di Gianni Sartori

Non sanno che farsene di noi….” aveva lucidamente scritto Soledad Rosas dopo la morte del suo compagno  Edoardo Massari (28 marzo 1998) e poco prima di morire – nello stesso modo – a sua volta (11 luglio 1998).

Ma in un sistema capitalista efficiente niente si butta e nel frattempo si sono inventati qualcosa. Prima un libro (“Amor y anarquia. La vida urgente de Soledad Rosas 1974-1998” di Martin Caparros)*, adesso anche un film.

Il libro, pubblicato nel 2003, lo avevo già letto in castigliano e non ne ero rimasto molto convinto. Se non una mera operazione commerciale, sicuramente una manipolazione della tragica vicenda dei due romantici squatter morti suicidi (almeno ufficialmente, ma ci sono tanti modi per spingere qualcuno a togliersi la vita). Ricorrendo anche all’esibizione di vicende intime della ragazza, non pertinenti con gli avvenimenti – eminentemente sociali e politici, un preludio delle lotte contro la TAV.

Nel 2018 il libro è uscito in lingua italiana e nel frattempo ne era stato ricavato un film.

Regia – nientemeno –  di Agustina Macri, figlia di Mauricio Macri, il presidente argentino.

Le riprese, iniziate a Torino l’anno scorso, si erano dovute trasferire prima a Genova, poi a Montevideo per sfuggire alle contestazioni degli anarchici che non avevano gradito l’appropriazione indebita.

Qualcuno, polemicamente,  aveva anche chiesto alla figlia – milionaria – del neoliberista Macri perché – già che c’era – non girava un film su Santiago Maldonado, il militante anarchico prima desaparecido, poi ritrovato cadavere in un fiume, presumibilmente assassinato per la sua partecipazione alle lotte del popolo mapuche**.

Inevitabile ritornare alle polemiche su altri film che raccontavano (o almeno pretesero di raccontare: a modo loro, spettacolarizzando e mercificando) le vicende di compagni vittime della repressione statale. Penso al film su Salvador Puig Antich, sostanzialmente accettato dai familiari – le sorelle – ma criticato duramente dai suoi compagni del MIL in quanto centrato su un  generico ribellismo che metteva in ombra la forte coscienza anticapitalista di Salvador.

O a quello su Lasa e Zabala, militanti baschi sequestrati, torturati e assassinati dalle squadre della morte parastatali del GAL. Anche in questo caso ci furono pareri opposti, soprattutto tra i membri dell’associazione Senideak.  Mentre per qualcuno dei familiari e degli amici “serviva comunque a ricordarli, a parlare del terrore di stato” per altri si trattava di una mistificazione riduttiva che tradiva la militanza dei due abertzale.

Tornando a Soledad, ricordo che la criminalizzazione dei due romantici squatter (e di un terzo, Silvano Pellissero, l’unico sopravvissuto al carcere) fu principalmente opera dei Pubblici Ministeri Maurizio Laudi (nel frattempo deceduto) e Marcello Tatangelo. Accuse assurde, sproporzionate e destinate a cadere nel 2002 – a quattro anni dalla morte dei due compagni – che però trovarono a disposizione l’immediata grancassa dei media. Anche di quelli “democratici” e progressisti, gli stessi che oggi magari pubblicano recensioni benevole sul film, ma che all’epoca si impegnarono nel distorcere e denigrare. Si parva licet, vedi su “la Repubblica” il disprezzo vomitato sugli squatter dal solito Michele Serra.


*nota 1: Ben altro libro invece quello scritto dal compagno  Tobia Imperato (“Le scarpe dei suicidi”),  un valido testo militante scritto e pubblicato rimanendo al di fuori dei circuiti commerciali.

www.notavtorino.org/documenti-05/le_scarpe_dei_suicidi.pdf

** nota 2: coincidenza, proprio Florencia Kirchner, figlia di Cristina Kirkner, altra (ex) presidente argentina, ha realizzato la sceneggiatura di un documentario su Maldonado (“El camino de Santiago”). Già meglio, comunque.

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