venerdì
14 dicembre 2018

13:08

Aspettando il ritorno di Durruti

di Gianni Sartori

Nella notte tra il 20 e il 21 novembre 1936 muore sul fronte di Madrid Buenaventura Durruti e con lui le speranze di milioni di oppressi, sfruttati e diseredati. All’epoca forse non ancora del tutto consapevoli della tragedia che si andava profilando per le classi subalterne. Non solo nella penisola iberica, ma su scala planetaria.

Durruti muore. Così come a luglio era già morto Francisco Ascaso, come nel maggio del ’37 moriranno Camillo Berneri e Andreu Nin. Per mano di boia differenti – certo –  ma il risultato sarà identico: soffocare l’ansia di emancipazione sociale degli eterni subalterni loro malgrado, la fame e sete di giustizia degli schiavi salariati e dei popoli forzatamente minorizzati.

Durruti muore. A noi rimangono solo le macerie, senza che sappiamo più nemmeno come e cosa ricostruire.  “Noi non abbiamo paura delle rovine, gli operai sanno anche costruire…” aveva detto (cito a memoria).

Ma forse anche di distruggere e ricostruire abbiamo perso il desiderio .

Passa  un mese o poco più e già nel gennaio 1937 si registrano gli attacchi – per ora a mezzo stampa – da parte degli stalinisti (PSUC soprattutto) contro i libertari (CNT, FAI, POUM…), preludio ai fatti del maggio ’37 (a Barcellona, la Telefonica) e dell’agosto (in Aragona, quando il generale Enrique Lister elimina le collettività anarchiche).

Così la definitiva sconfitta della Repubblica nel 1939 non spalanca soltanto l’antro della lunga notte franchista, ma consentirà alle semenze brune e velenose nazi-fasciste di germogliare, sbocciare definitivamente, radicarsi e proliferare nell’Europa intera. Piante geneticamente modificate. Coltivate, alimentate e concimate col sangue di centinaia di migliaia – milioni –  di vittime sacrificali fucilate o impiccate. Prima con le iberiche sacas (fucilazioni di massa dei prigionieri repubblicani operate dai fascisti) e poi coi massacri, olocausti e genocidi della Seconda Guerra Mondiale.

Muore Durruti. E la notte (negras tormentas, nubes oscuras…) ridiscende cupa e inesorabile sul genere umano ormai alla deriva. Ancora una volta la realizzazione di quel  “mondo nuovo che è già dentro di noi e che sta crescendo, anche ora che sto parlando con te” (cito sempre a memoria, da un’intervista a un giornalista) veniva rimandata a chissà quando.

Almeno – lo spero e lo devo dire – fino all’odierna insurrezione curda in Rojava e Bakur.

Un po’ di storia

Buenaventura Durruti (un cognome basco, tra l’altro, avuto in eredità dal nonno paterno. Quello materno invece era catalano) – una delle figure più rappresentative dell’anarchismo iberico – era nato a Leon nel 1896 nella Vecchia Castiglia.

Operaio metallurgico, a Barcellona strinse fraterna amicizia con l’operaio panettiere e cameriere Francisco Ascaso. Insieme a Gregorio Jover si dedicarono a una sistematica attività rivoluzionaria. Nei primi anni venti  – quando erano espatriati per sfuggire alla repressione statale anche in anche in America latina (Argentina, Cuba…). Anche qui organizzarono scioperi e manifestazioni, operando inoltre espropri ai danni di entità bancarie ed elargendo sistematicamente il ricavato alle associazioni e ai sindacati anarchici (in particolare per acquistare materiale tipografico per la pubblicazione di testi libertari). Nel 1926 vennero arrestati a Parigi, nascosti in un taxi e armati, lungo il percorso che avrebbe dovuto compiere il re Alfonso XIII. Furono scarcerati dopo una campagna di solidarietà internazionale. Sempre a Parigi, con Ascaso volle conoscere di persona l’esule Nestor Makhno. In tale circostanza il rivoluzionario ucraino disse di essere disponibile per la loro rivoluzione quando fosse scoppiata. Purtroppo Nestor morì prima – nel 1934 – per le conseguenze delle ferite e sofferenze subite e forse anche per una grave depressione dovuta alla sanguinosa sconfitta..

Allo scoppio della guerra civile – il 19 luglio del 1936 – Durruti e gli altri compagni parteciparono attivamente alla sconfitta dei militari golpisti, ma Ascaso venne ucciso durante l’assalto del proletariato barcellonese alla caserma Atarazanas (20 luglio 1936). Durruti organizzò poi la sua “Colonna” di miliziani anarchici – fondata sul principio della “disciplina nell’indisciplina”  – molto efficace nelle battaglie dell’Aragona (un fronte a egemonia libertaria). Qui, nei villaggi liberati, si costituirono le collettivizzazioni in base ai principi del comunismo libertario (terre socializzate a autogestite da assemblee e comitati di villaggio).

Come è noto sul fronte aragonese i combattenti repubblicani vennero bloccati a causa della sproporzione di mezzi di combattimento rispetto all’esercito franchista.

Dopo l’assedio di Saragozza venne invitato dal governo repubblicano – e in particolare dai ministri anarchici – a difendere Madrid che stava per capitolare.

Durruti partì con alcune migliaia di miliziani volontari (molti cadranno proprio nella battaglia di Madrid) e qui, il 20 novembre 1936, viene ucciso in circostanze che all’epoca furono considerate non chiare.

In realtà non dovrebbero esserci ancora ombre sulla reale dinamica del tragico evento.

Secondo quanto riferiva Abel Paz, Durruti arriva nella capitale dopo un viaggio massacrante, ma non si concede riposo. Va subito a combattere e muore quasi immediatamente, presumibilmente per un suo errore. Infatti sarebbe sceso dall’auto con il colpo in canna. Un movimento brusco,  il contraccolpo lo avrebbe fatto partire colpendolo al torace.

Sicuramente la sua morte incise  negativamente sulla spinta libertaria che inizialmente aveva caratterizzato la sollevazione antifranchista. Da allora la logica bellica – militarista – finì col prevalere.**

Durruti del resto l’aveva intuito (predetto?) quando diceva “in guerra si diventa sciacalli”. Proprio per questo bisognava non perdere tempo nell’organizzare la rivoluzione sociale  e farla finita con le pratiche militariste.

Grandiosi i suoi funerali a Barcellona (raccontati da H.E. Kaminski in “Ceux de Barcelone”) a cui si calcola abbia partecipato un milione di persone.


*nota 1: Una coincidenza: nello stesso giorno moriva – fucilato dai repubblicani in quel di Alicante – José Antonio Primo de Rivera. La data venne poi sacralizzata dal regime. Quando nel 1975 stava ormai per tirare le cuoia, il boia Franco venne tenuto artificialmente in vita per oltre un mese in modo da farlo morire nello stesso giorno del fondatore della Falange (20 novembre). Negli anni ottanta la data venne utilizzata simbolicamente dalle squadre della morte parastatali spagnole (in particolare dal GAL) per assassinare alcuni militanti baschi.

**nota 2: in aperta polemica con il decreto della militarizzazione delle milizie (e con quelli che venivano considerati i “cedimenti” di FAI e CNT) nel marzo 1937 alcuni membri della Colonna Durruti (Jaime Balius, Pablo Ruiz, Félix Martinez…) fondarono un gruppo comunista-libertario denominato Los amigos de Durruti. La loro pubblicazione El amigo del Pueblo venne presto dichiarata illegale. Da ricordare l’amicizia e la sintonia tra Jaime Balius e gli esponenti del POUM Andreu Nin e Wilebaldo Solano. A tale proposito, non fu  per caso che il comunista Solano – antistalinista e libertario, divenuto membro della Resistenza in Francia – quando venne liberato da un campo di prigionia preferì andarsene con un gruppo di partigiani anarchici piuttosto che con quelli del PCF. Un accorgimento che – diversamente da quanto accadde al mio compaesano “Blasco” – gli consentì probabilmente di salvare la pelle. Negli anni settanta inoltre Solano si oppose alla dissoluzione del POUM e all’entrismo nel PSOE.


Bibliografia minima

“La breve estate dell’Anarchia – vita e morte di Buenaventura Durruti”, Hans Magnus Enzensberger, Feltrinelli, 1973

“La muerte de Durruti”, Joan Llarch,  ediciones Aura, 1973

“Buenaventura Durruti”, Abel Paz, edizioni La salamandra, 1980

“Durruti e la rivoluzione spagnola”, Abel Paz, BFS edizioni (Biblioteca Franco Serantini, 2010 (ristampato dopo l’eaurimento della precedente edizione in due volumi)

“Quelli di Barcellona”, H.E. Kaminski, edizioni Il Saggiatore, 1966

“Pioniere e rivoluzionarie – Donne anarchiche in Spagna (1931-1975)”, Eulàlia Vega,  edizioni Zero in condotta, 2017

“Anarchia e potere nella guerra civile spagnola 1936-1939”, Claudio Venza, edizioni elèuthera 2009

“Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna”, Carlos Semprun Maura, edizioni Antistato 1976

“Protesta davanti ai libertari del presente e del futuro sulle capitolazioni del 1937 di un incontrolado della colonna di ferro”, edizioni Nautilus, 1981

“Omaggio alla Catalogna”, George Orwell, edizioni il Saggiatore, 1964

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Avvisami