martedì
21 agosto 2018

09:53

«Lo voglio, sii purificato!»

A cura di don Ivano Maddalena

(Marco 1,40 – 45) 40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Contesto

Siamo agli inizi della missione pubblica di Gesù. Gesù lascia la Giudea, dove aveva ricevuto il battesimo da Giovanni il Battista, e si reca a Nord in Galilea. Scopo della sua missione è il gioioso annuncio dell’imminente venuta del Regno di Dio (Marco 1,14-15).

Dopo aver narrato la chiamata dei primi quattro discepoli ( Marco 1,16-20) e una “giornata tipo”, localizzata nella cittadina di Cafarnao (Marco 1,21-39), l’evangelista racconta la guarigione da parte di Gesù di un lebbroso.

Jean Marie Melchior. “Gesù guarisce un lebbroso”

Jean Marie Melchior, “Gesù guarisce un lebbroso”

Il racconto racchiude tre momenti:

  1. anzitutto il malato che viene risanato (vv. 40-42),
  2. poi Gesù gli impone di non dir nulla a nessuno e lo invia dai sacerdoti (vv. 43-44),
  3. infine il malato guarito, disobbedendo a questa ingiunzione, divulga il fatto dappertutto (v. 45).

 “Lo voglio, sii purificato”

Venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio  e diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi”.

Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”

Quanta umana compassione, espressione della piena divinità in Gesù.

Amare è da Dio. Aver indifferenza non è da pienamente uomini.

La compassione di Gesù è uno degli aspetti più qualificanti la sua missione.

Un lebbroso, ammalato e impuro, doppiamente ammalato.

L’opera di Gesù fatta di parole e opere concrete, continua a sorprenderci, per efficacia e profondità, disponibilità e sensibilità, empatia e amore.

Cosimo Rosselli, "Guarigione del lebbroso"

Cosimo Rosselli, “Guarigione del lebbroso”

La lebbra di allora e quella odierna

Gesù, incontra l’uomo ammalato e isolato dalla società.

“Tocca” molto che Gesù non solo guarisca il lebbroso, ma appunto lo tocchi, tocca l’uomo fuori e dentro.

Lo tocca, pur sapendo di andare contro le severe leggi religiose e civili del tempo.

La lebbra, come e più ancora di altre malattie,  rendeva l’uomo impuro, tanto da farlo isolare e allontanare dai paesi e dai villaggi, per evitare che, al suo contatto, altri contraessero impurità.

La lebbra “segna” un giudizio non solo fisico, ma anche morale, un intoccabile.

Oggi, come allora, nella nostra vita ci sono gli intoccabili, o meglio coloro che non toccano il nostro animo e non ci muovono a compassione.
Una grande compassione, grande amore, quello di Gesù, così grande che sa guardare all’uomo e non limitarsi al formalismo della legge.

Gesù vede e si commuove

Lo sguardo di Gesù è lo sguardo di Dio che: “vede” e “si commuove” di fronte all’uomo piegato dal male ed escluso da altri uomini.

Lo stendere la mano da parte di Gesù indica che Dio vede e provvede.

Dio tocca l’uomo che si lascia toccare.

Al “se vuoi…” appena pronunciato con un minimo di fede succede ciò che l’uomo osa sperare.

Gesù è venuto a dirci che Dio non distoglie lo sguardo dai suoi figli, si commuove per la sua creatura a tal punto da sentire compassione.

Il Dio di Gesù Cristo è un Dio compassionevole.

Il tocco di Dio

E chi di noi può dire di non aver bisogno del tocco di Dio?

Se toccati, impariamo a toccare, incontrare, amare. Per primi siamo amati gratuitamente e siamo chiamati ad amare gratuitamente.

Anche le nostre mani, il nostro sguardo, la nostra esistenza tutta, non possono ignorare la chiamata ad amare il prossimo, ogni uomo è prossimo, soprattutto i poveri, gli ammalati, gli ultimi che nel Regno di Dio saranno i primi.

Anche noi siamo chiamati a lasciarci guardare dentro da Gesù, che non ci giudica. Siamo chiamati a lasciarci incontrare, toccare da Gesù. Così sperimenteremo il dono della salvezza operata da Colui che si è fatto prossimo nel segno della compassione e dell’amore.


Immagine di copertina: “Gesù guarisce un lebbroso”, Cattedrale Di Monreale (Wikimedia Commons)

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