lunedì
24 settembre 2018

18:56

Scegliere tra luce e tenebra

A cura di don Ivano Maddalena

(Giovanni 3,14 – 21) 14 E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. 16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21  Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Jode de Pieter II, incisore; Seghers Jan Baptist, inventore, Gesù Cristo incontra Nicodemo, Brescia, Musei Civici di Arte e Storia. Pinacoteca Tosio Martinengo

Jode de Pieter II, incisore; Seghers Jan Baptist, inventore, Gesù Cristo incontra Nicodemo, Brescia, Musei Civici di Arte e Storia. Pinacoteca Tosio Martinengo

Contesto

Dopo le nozze di Cana (2,1-12) Gesù ritorna in Giudea e si reca a Gerusalemme, in occasione della Pasqua. Lì ha luogo l’episodio della purificazione del tempio (2,13-22).

A Gerusalemme Gesù, nel corso di una notte, riceve la visita notturna di Nicodemo, un fariseo, capo dei giudei (v. 1) e dottore della legge: il suo atteggiamento guardingo tradisce il timore di critiche e ritorsioni da parte degli altri giudei; successivamente però egli, come membro del sinedrio, avrà il coraggio di dire una parola in difesa di Gesù e dopo la sua morte porterà l’unguento per imbalsamare il suo corpo.

Nicodemo è immagine di coloro che nel giudaismo sinceramente si aprono alla predicazione di Gesù e ricevono per primi il suo annunzio di salvezza.

Il brano può essere così suddiviso:

  1. dialogo con Nicodemo circa il battesimo (vv. 1-12);
  2. monologo di Gesù circa la missione del Figlio (vv. 13-21).

La liturgia riprende solo il monologo di Gesù a partire dal v. 14. 

Jacob Jordaens, Cristo e Nicodemo ,1593-1678, Musèe des Beaux-Arts, Tournai , Francia

Jacob Jordaens, Cristo e Nicodemo ,1593-1678, Musèe des Beaux-Arts, Tournai , Francia

Fidarsi e scegliere di seguire Gesù Cristo

Il monologo di Gesù che abbiamo ascoltato ci interpella e ci pone una serie di domande chiare: quanto ci fidiamo di Gesù Cristo, il quale afferma che si vince perdonando, che ci si trasforma pregando, che si cambia la società partendo da noi stessi?

Quanto abbiamo fiducia nelle parole di Gesù che già fin da ora ci dice che siamo perdonati, siamo salvi, siamo da sempre amati?

Quanto siamo convinti che la conversione non è un qualche cosa di superficiale, ma è un qualche cosa che tocca le radici profonde del nostro essere?

Convertirsi non è facile. Viviamo impastati di luci e tenebre, e in questo vissuto siamo chiamati a fidarci e scegliere di seguire la via del bene.

Occorre fidarsi e scegliere. Occorre prima di praticare comprendere la via da seguire e farla nostra.

Dipinto di John La Forge, Smithsonian Art Museum, Washington - USA

Dipinto di John La Forge, Smithsonian Art Museum, Washington – USA

Dio ci viene in aiuto con il suo Figlio

Il Dio di Gesù Cristo non è contro di noi, ma è per noi e con noi.

Lo si evince da quanto ci dice l’evangelista Giovanni: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo (più esattamente: “per emettere una sentenza contro il mondo”) ma perché il mondo si salvi”.

Questa affermazione va presa sul serio, ne va della nostra salvezza.

Quale portata ha per la nostra speranza una simile frase: “Chi crede il Lui non è condannato”. Cioè, se noi sappiamo dare vita in noi a questo atteggiamento, possiamo dire con certezza che fin d’ora la salvezza è a portata di mano.

Francesco Liani, Gesù e Nicodemo, Museo Campano

Francesco Liani, Gesù e Nicodemo, Museo Campano

Coartefici del nostro “destino”

Il vangelo ci dice con chiarezza che la salvezza o la condanna sono in mano nostra, a seconda che scegliamo di fidarci totalmente di Gesù o di non fidarci. A seconda che scegliamo di dire “sì, le tue parole sono parole di vita eterna” oppure “no, di te prendo solo quello che mi serve”.

Di fronte a questa presa di posizione noi comprendiamo che Dio, non è lui a giudicare, ma Dio accetta la nostra posizione e la rispetta fino in fondo, sia in questa vita sia nell’altra.

Se abbiamo accettato di giocare tutta la nostra vita con lui, è chiaro che con lui saremo eternamente. Ma se di lui non ci è veramente interessato, mai, e veniamo colti in questa situazione, è chiaro che Dio rispetta la nostra scelta e lascia che per tutta l’eternità noi siamo soli, senza di Lui.

Il dono più grande che Dio ci offre è la libertà.

Nella libertà esercitiamo la nostra scelta di salvezza o meno.

Dobbiamo riconoscere che da soli non siamo in grado di esercitare una libertà in pienezza. Ecco allora che la Grazia di Dio si fa presente e incoraggia, sostiene e accompagna i nostri giorni.

E’ molto facile fidarci di Dio quando siamo sicuri con le nostre forze. Ma quando non siamo sicuri delle nostre forze succede come a quel tizio che era appeso ad un ramoscello sul baratro, un ramoscello cresciuto sulla roccia, ed invoca Dio dicendo “Aiutami!” E Dio dice “Ti fidi di me?”. “Sì, dice, mi fido”. “E allora molla, che ti prendo io”. E il tizio risponde: “Fossi matto!”.

Il Dio di Gesù Cristo si è fatto prossimo

Come sta la nostra capacità di farci prossimo nei confronti dei fratelli e delle sorelle?

La salvezza è legata a quanto avremo saputo credere e amare in vita.

Gesù lo dice chiaramente: c’è sicurezza. Una sicurezza serena, che non porta vanto, ma genera quello “star bene” in questo cammino faticoso che facciamo. Chi crede in lui non è condannato. E questa sera abbiamo chiarito che cosa significhi credere in lui. Un poggiarci totalmente su di lui, non su un elenco di verità.


Immagine di copertina: Cristo e Nicodemo in un dipinto di Crijn Volmarijn

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