lunedì
18 marzo 2019

07:24

Il miracolo del bene condiviso

A cura di don Ivano Maddalena

(Giovanni 6,1-15) 1Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

"Miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci" (VI° sec.), Basilica di Sant'Apollinare Nuovo. Ravenna

“Miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci” (VI° sec.), Basilica di Sant’Apollinare Nuovo. Ravenna

Contesto

L’evangelista Giovanni dedica la prima parte del suo scritto (c.1-12) ai segni compiuti da Gesù.

Dopo il segno dell’acqua cambiata in vino a Cana di Galilea ecco il secondo segno: quello del pane. In prossimità della Pasqua Gesù moltiplica i pani e i pesci (6,1-21) e poi in un lungo discorso spiega il significato del gesto compiuto (6,22-66). Dopo il lungo discorso viene riportata la confessione di Pietro (6,66-71).

La moltiplicazione dei pani è uno dei pochi episodi riferiti dal quarto vangelo che trova riscontro anche nei vangeli sinottici.

Il racconto può essere così suddiviso:

1)    introduzione (vv. 1-4)

2)   racconto del miracolo (vv. 5-13)

3)    sviluppi successivi (vv. 14-21).

La liturgia riporta unicamente l’introduzione, il racconto del miracolo e alcuni dei versetti successivi.

Giuseppe Cesareo, "Moltiplicazione dei pani e dei pesci" (1691), Rossino, Chiesa di San Lorenzo

Giuseppe Cesareo, “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” (1691), Rossino, Chiesa di San Lorenzo

Gesù insegna alla folla

Gesù è in cammino, seguito da una folla numerosa e interessata alla sua Parola e al suo insegnamento, anche se incuriosita: “una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi”. Giovanni afferma che quando Gesù è giunto a destinazione: “salì sulla montagna, e lì si sedette con i suoi discepoli”. Nonostante Gesù abbia assunto l’atteggiamento del maestro, non viene riportato, diversamente da quanto affermano gli altri evangelisti. Da ultimo si dice che era vicina la festa giudaica della Pasqua e questo segno posto da Gesù, la moltiplicazione dei pani, richiama il tema dell’eucaristia e della pasqua.

Tintoretto, "Moltiplicazione dei pani e dei pesci" (1578 - 1581), Scuola Grande di San Rocco, Venezia

Tintoretto, “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” (1578 – 1581), Scuola Grande di San Rocco, Venezia

Consapevolezza di Gesù e realtà umana

Gesù vede la folla e si rende conto che veniva da lontano. Chiede a Filippo, mettendolo alla prova, dove era possibile comprare il pane necessario per sfamare tutta quella gente (v.5). Gesù prende dunque l’iniziativa di sfamare la folla, senza aspettare che i discepoli gli chiedano di congedarla.

Gesù è consapevole di ciò che sta per fare.

Filippo invece non sa andare oltre la ragione e la visione del reale possibili: “duecento denari di pane non sarebbero sufficienti per darne un pezzetto a ciascuno”. Filippo non comprende l’intenzione di Gesù. Anche Andrea non è consapevole di ciò che sta per accadere, rimane su un piano umano decisamente insufficiente di cui è conscio: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”.

Umanamente parlando, non si può far nulla per sfamare i presenti. Con tale segno Gesù manifesta la sua identità di salvatore. Egli è il Cristo.

Luigi Miradori detto il Genovesino, “Moltiplicazione dei pani”, Salone dei Quadri palazzo Comunale di Cremona

Luigi Miradori detto il Genovesino, “Moltiplicazione dei pani”, Salone dei Quadri – Palazzo Comunale di Cremona

Gesù moltiplica i pani e i pesci e l’Eucarestia

Gesù allora fa sedere la folla. Sull’erba, come a dire, state comodi. Gesù prende i pani e, dopo aver reso grazie (eucharistêsas) secondo la consuetudine giudaica, li distribuisce personalmente alla folla insieme ai due pesci (v.11). Sazia la folla e ne avanza pure segno di grande abbondanza. Il verbo eucharistêsas è un chiaro riferimento all’eucaristia, la cui istituzione, assente nel racconto giovanneo della passione, è simboleggiata in questo gesto.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci è il compimento della speranza riposta nel Messia.

Nel gesto di Gesù siamo invitati a riconoscere il segno intorno al quale si radunerà la comunità dei suoi discepoli. L’evangelista vuole far capire che la celebrazione comunitaria non sarà solo un “ricordo” della morte e risurrezione di Gesù, ma metterà i discepoli, anche dopo la sua scomparsa, direttamente a contatto con la persona viva del Maestro. Si tratta dunque di una “memoria” viva, qui e ora ogniqualvolta si spezza il pane è proprio in questo gesto che riconosciamo la presenza del Signore vivo in mezzo a noi.

Gesù si sottrae: la libertà

Al termine del pasto i presenti, avendo visto il segno compiuto da Gesù, riconoscono in lui il Messia e vanno a prenderlo per proclamarlo re, ma Egli si ritira da solo sulla montagna (vv.14-15).

Gesù si sottrae da un facile trionfalismo. Vive libero e ci vuole liberi, capaci di una visione altra della vita. Dio non soddisfa i nostri bisogni, ma si propone come offerta di senso a ciò che viviamo nella libertà.


Giovanni Lanfranco, “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” (1624 – 1625), National Gallery of Ireland, Dublino, Irlanda.

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