martedì
16 ottobre 2018

07:53

Credere in Gesù è decisivo per la salvezza

A cura di don Ivano Maddalena

(Giovanni 6,24-35) 24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. 25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 26Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». 30Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Contesto

La moltiplicazione dei pani, di cui abbiamo sentito narrare domenica scorsa,  introduce un importante discorso di Gesù nel quale si mette in luce il significato del segno compiuto.

Il testo odierno può essere così suddiviso:

– il Padre dà il vero pane dal cielo per mezzo del Figlio dell’uomo (v. 25-35);

– questo pane si identifica con la persona di Gesù (v.37-40);

– l’ammaestramento di Dio (v.41-51);

– il pane dato da Gesù è la sua carne (v.51-58).

– il discorso si conclude con un colloquio con i discepoli (v.60-69)

Il testo odierno riguarda la prima parte dell’intero discorso.

Gesù è cercato e sa il perché 

Gesù si era sottratto dalla volontà di coloro che lo venivano a prendere per farlo re. Accade qualcosa di strano, coloro che avevano assistito al miracolo si erano accorti che solo i discepoli erano partiti con la barca e solo al mattino si rendono conto che anche Gesù non si trova più in quel luogo e lo cercano a Cafarnao (v.22-24). Quando lo incontrano, gli rivolgono questa domanda: “Rabbì, quando sei venuto qua?” (v.25).

Sono sorpresi e meravigliati in quanto non lo avevano visto allontanarsi con i suoi discepoli. Gesù non risponde alla loro domanda. Egli invece osserva: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”.

Costoro cercano unicamente un vantaggio materiale. Egli perciò aggiunge: “Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo” (v.27).

Gesù ci invita a procurarci un cibo che dura per la vita eterna.

Un cibo che solo il Figlio dell’uomo può dare, perché in lui il Padre ha messo il suo sigillo, cioè ha stabilito con lui un rapporto unico e indivisibile, facendo di lui il suo rappresentante.

Cosa è necessario “fare”?

“Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?» (v.28).

Domanda lecita da parte coloro che erano abituati a compiere le opere della Legge. Forse c’è qualcosa che essi non conosco.

Gesù, diversamente da altre occasioni, risponde in modo molto chiaro: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato” (v. 29).

Gesù non chiede che si faccia qualcosa di particolare, ma che essi credano in colui che Dio ha mandato.

La fede richiesta da Gesù non consiste nella comprensione e nella messa in atto di una nuova concezione religiosa, ma nel lasciarsi coinvolgere pienamente nella sua persona e nel progetto di salvezza da lui manifestato.

Richiesta di un’opera eclatante e inequivocabile a Gesù 

“Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?” (v.30). Si tratta di una richiesta di un’opera eclatante e inequivocabile che dia loro una garanzia della sua autorevolezza come rappresentante di Dio e lo fanno citando un segno del passato vissuto dai loro padri (la manna).

Non bastano i segni già posti.

Gesù risponde loro affermando che il vero pane dal cielo non è quello che ha dato Mosè, ma quello che dà il Padre e che si identifica con colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. Alla luce di tale affermazione del vero pane dal cielo i giudei reagiscono con una richiesta: “Signore, dacci sempre questo pane” (v.34).

Ancora una volta è chiaro che si pensa a un pane materiale; non hanno compreso.

Credere in Gesù è decisivo

Questo dono si può ricevere solo mediante la fede. Gesù chiede non solo di accettare le sue parole, il suo insegnamento, ma di credere in Lui.

Chiede di avere fede in Lui, perché solo dal rapporto con lui sperimentiamo quella vita che Dio intende comunicare all’umanità.

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