venerdì
18 gennaio 2019

17:44

Bere il calice del servizio e dell’amore

 A cura di don Ivano Maddalena

(Marco 10,35-45) 35Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». 36Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 37Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». 39Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». 41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. 43Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, 44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. 45Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Contesto

Il testo odierno si colloca al termine della sezione ceh l’evangelista Marco  dedica alla presentazione dell’identità di Gesù nella prospettiva della sua fine imminente (8,27-10,52), subito prima del racconto riguardante la guarigione del cieco Bartimeo (10,46-52), che ne rappresenta la conclusione.

Il brano affronta due temi fondamentali:

a) il tema dei primi posti nel regno di Dio (vv. 35-40),

b) il tema dell’autorità nella comunità cristiana (vv. 41-46). 

I primi posti nel regno di Dio

Tendenzialmente l’uomo ama il primo posto. Si fatica a pensarsi secondi o terze, tanto più ultimi.

I fratelli Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, due discepoli della prima ora, si fanno avanti e chiedono a Gesù: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”.

Suona come un tentativo di piegare Dio alle nostre attese mondane.

Gesù risponde: “Cosa volete che io faccia per voi?”

“Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”

Ciò che essi chiedono a Gesù è una particolare vicinanza a lui, una posizione quindi di privilegio rispetto agli altri discepoli.

Che ciò accada non subito, ma al momento della gloria di Gesù, cioè quando egli, in quanto Messia, avrà sconfitto i suoi nemici e instaurato il regno di Dio.

Una pretesa che cozza con la logica del dono e della gratuità.

Una richiesta che non ha un fondamento conosciuto.

Bere il calice del servizio e dell’amore

“Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?”

Ed essi: “Lo possiamo”.

Il calice simboleggia il destino di sofferenza che attende Gesù, mentre il battesimo significa l’immersione in una prova molto dolorosa.

Gesù chiede ai due discepoli, e a noi oggi, se sono e siamo disposti a condividere la sua passione e la sua morte da lui annunciata.

A parole si, ma non con i fatti che appunto smentiranno nell’ora del Getsemani quanto detto con la bocca, ma senza consapevolezza e cuore.

Gesù comunque non rifiuta la disponibilità dei due discepoli, ma taglia corto sulle loro pretese: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”.

I discepoli lo berranno tutti quel calice, ma il giudizio ultimo spetta sempre a Dio Padre ricco di misericordia.

L’autorità nella comunità cristiana

Gli altri discepoli, avendo sentito la richiesta di Giacomo e Giovanni protestano contro di loro.

Gesù coglie l’occasione per fare una riflessione circa l’esercizio dell’autorità.

Non è l’autorità secondo la logica del mondo che deve animare la vita dei credenti: “Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti”

Per Gesù l’autorità non è dominio e tanto meno esercizio del potere

Tra i discepoli ciò non deve accadere, ma al contrario chi vuol diventare grande o essere il primo deve farsi “servitore” (diakonos) o addirittura “schiavo” (doulos) di tutti.

I discepoli devono prendere a modello lo stesso Gesù: “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Servire è voce del verbo amare e chi serve regna nel segno dell’umiltà e della mitezza.

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