venerdì
18 gennaio 2019

11:39

L’amore non può essere superficiale

A cura di don Ivano Maddalena

(Marco 12,38- 44) 38Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». 41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Contesto

Gesù è a Gerusalemme, frequenta il Tempio dove insegna e trova ospitalità a Betania.

Siamo ormai giunti al termine della sua missione e la prospettiva che si apre è quella della sua passione e morte.

L’evangelista Marco riporta una serie di controversie con i rappresentanti del sinedrio e dei diversi gruppi che componevano il giudaismo del suo tempo, i quali gli pongono domande sui temi che stanno loro più a cuore.

La sezione è iniziata con il solenne ingresso di Gesù nella città santa e termina con il brano di questa domenica che contiene una minaccia nei confronti degli scribi (vv. 38-40) a cui è collegato l’episodio dell’obolo della vedova (vv. 41-44).

Leonard Gaultier, “L’obolo della vedova”, incisione originale a bulino, 1576-80

Leonard Gaultier, “L’obolo della vedova”, incisione originale a bulino, 1576-80

Apparenza e sostanza

“Guardatevi da chi ama apparire”

Scribi e Farisei.

Gesù è in Gerusalemme, proprio nei giorni che precedono al sua Passione.

Giorni di festa, giorni di Pasqua, eppure Gesù vive un forte contrasto con le autorità religiose e civili che si avvicinano a Lui ostili.

Uomini di potere che amano apparire.

Ad essi si contrappone l’umile esempio delle vedova, che nella sua povertà,

torna a proporsi a Gesù e a noi come occasione per riflette sul modo di amare di Dio e sul nostro modo di amare.

Come ama Dio

Il modo di amare di Dio è totale, non offre il superfluo, il di più.

Dio ama l’uomo dando tutto ciò che ha: dona la sua vita nel Figlio Gesù.

Gli apostoli di allora dovevano comprendere che ciò che stava per accadere a Gesù era nel segno della consegna per amore della sua vita e non della sconfitta della sua missione.

La tragedia della Croce non è la fine di tutto ma è il dono che apre alla salvezza.

In Gesù che dona la vita Il Padre ama l’umanità e lo Spirito lo insegna agli apostoli di oggi.

Scribi e Farisei di ieri e di oggi sono superficiali, pensano all’esteriorità più che all’interiorità.

Credono basti osservare la legge, i comandamenti, per essere graditi a Dio

ed essere apposto con Lui…

Amati e quindi santificati

Dio rende l’uomo giusto, santo, donando se stesso tutto se stesso, completamente non in parte e non superficialmente.

Io, nella mia vita riesco a vivere l’amore in questo modo?

Sono autentico nell’amore o vivo apparentemente l’amore e non mi lascio toccare nel profondo?

Siamo amati e resi santi. Siamo chiamati ad amare e a santificare la nostra esistenza nell’amore.

La testimonianza della vedova

La vedova ci insegna ad amare con fiducia e profondità, fino in fondo, a dare tutto, con grande generosità, ci richiama sul nostro modo di vivere l’amore e accogliere l’amore.

La vedova vive una fiducia piena in Colui che è il suo tesoro certo.

Una fiducia affidabile che non verrà meno in Colui che volge il suo sguardo al povero, all’orfano e alla vedova, a coloro che sono ultimi e per questo primi nel Regno.

La testimonianza della vedova non è un semplice esempio ma un invito a vivere nella fede, nella speranza e nella carità verso il prossimo e verso Dio.

Una testimonianza autentica, ricca di fede e speranza.


Immagine di copertina: Francois Joseph Navez, “L’obolo della vedova” (1840) collezione privata.

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