venerdì
15 febbraio 2019

19:57

Gesù: tra accoglienza e rifiuto

A cura di don Ivano Maddalena

(Luca 4,21-30)

Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Contesto

La liturgia ci propone oggi la seconda parte dei fatti accaduti alla sinagoga di Nazareth che abbiamo già ascoltato domenica scorsa. C’era una profezia conosciuta da tutti di Isaia che Gesù aveva letto nella sinagoga e che oggi si sarebbe avverata.

Di fronte all’avverarsi della profezia nella persona di Gesù, il Vangelo mette in risalto quanto Gesù stesso vivrà in seguito e cioè incomprensione e persecuzione a causa del suo annuncio. Questo tema lo accompagnerà per tutta la sua vita e avrà il suo culmine sul Calvario.

Gesù sperimenta l’accoglienza e il rifiuto

Gesù, prima viene accolto a casa sua, entra in Sinagoga e legge il rotolo che gli viene dato. Risuonano le profezie di Isaia e Gesù dice in modo inequivocabile che quanto è scritto si realizza nella sua persona.

Ne consegue lo stupore e la meraviglia. Ci si interroga sulla sua identià e si comprende bene chi egli è.

Gesù si presenta come il Messia.

Gesù è nella Sinagoga, in mezzo ai suoi paesani e ciò che fa udire è sconvolgente.

Gesù cacciato

Tu il figlio del falegname: il Messia?

Inaudita bestemmia.

Ti rifiutano, ti rimandano Gesù da dove è venuto.

Gesù ha provocato i suoi compaesani con parole che sono come un pugno allo stomaco, ma che dovrebbero fare aprire loro gli occhi.

Il segno più grande è Lui, li presente.

Invece Gesù è percepito come uno che non ha studiato bene la Scrittura.

Gesù sa bene cosa abita nel cuore e nella mente dell’uomo e risuonano le sue parole: “I miei pensieri non sono i vostri, le mie vie non sono le vostre vie”.

Viene cacciato via, rischiando la vita, ma non era ancora giunta la sua ora, l’ora della gloria, l’ora di dare la vita per amore e solo per amore.

Alexandre Bida, "Jesus rejected at Nazareth"

Alexandre Bida, “Jesus rejected at Nazareth”

Di rifiuto in rifiuto

Per Gesù, questo è solo il primo rifiuto, altri ne vivrà e ne vive oggi.

Rifiuto della Sua Parola, del Suo Vangelo, della Sua persona: “Era la luce vera, che illumina ogni uomo, quella che veniva nel mondo. Venne nella sua proprietà, e i suoi non lo accolsero”.

Anche oggi, l’uomo, vive la “libertà” di non accogliere la presenza di Dio nella sua vita, di escluderlo, rifiutarlo.

E la viviamo questa esperienza ogni qualvolta non siamo accoglienti verso il nostro prossimo.

Non si gettano le perle ai porci… e allora… “Gesù, passando in mezzo a loro, se ne andò”. Quasi a dire che se non lo si accoglie, Egli non si impone.

La pedagogia di Gesù è sempre contrassegnata dal: “SE vuoi…”

Accogliere: voce del verbo amare

Tutti possiamo fare esperienza nella vita di non essere accolti e ancor peggio rifiutati, ma possiamo anche sperimentare come ad ogni rifiuto subito si possa rispondere con uno stile di accoglienza, sempre e comunque.

Occorre non disperare, e allora l’accoglienza, la troveremo e la offriremo nel nome di Gesù che sempre ha accolto e mai rifiutato.

Gesù, l’accoglienza, la troverà nei samaritani, nei pagani, nei pubblicani, negli ultimi, negli stranieri, nelle prostitute, nei poveri…

Probabilmente proprio perché poveri, cioè liberi, sono più disposti ad accogliere il Vangelo.

Accogliere significa amare e lasciarsi amare.

“Dio nessuno l’ha mai visto. L’Unigenito Dio, che è nel seno del Padre, egli lo ha rivelato”.

E ancora dice Gesù: “Chi accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato”.

Come ci poniamo di fronte alla persona di Gesù?

Ci fidiamo di Lui?

Cerchiamo alternative alla sua Parola?

Vediamo in Lui Dio?


Foto di copertina: “Statue of Christ the Homeless”, Regis College, Toronto 

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