domenica
26 maggio 2019

22:06

Il buon tesoro presente nel cuore dell’uomo

A cura di don Ivano Maddalena

(Luca 6,39-45)

Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Domenico Fetti, 1621–22

Domenico Fetti, 1621–22

Contesto

Il Vangelo di oggi, segue quello delle beatitudini e del perdono delle scorse domeniche. Si tratta di un unico grande discorso, articolato e complesso, che la liturgia sintetizza in pillole, una per ogni domenica.

L’evangelista Luca continua il “discorso della pianura” dove si presenta Gesù come l’espressione della misericordia divina. I versetti di oggi chiudono questo discorso di Gesù, indirizzato in maggioranza ai discepoli.

La pagina di questa domenica costituisce una raccolta di brevi detti del Signore, divenuti celebri; chissà, lo stesso Gesù li avrà forse pescati dalla sapienza ebraica, da qualche commento rabbinico.

Sebastian Vrancx, XVII secolo

Sebastian Vrancx, XVII secolo

Solo Dio può giudicare

Perché le persone hanno tanta fretta di emettere giudizi? “Può un cieco guidare un altro cieco?” (v. 39). Solo Dio può giudicare (vv. 37-38).

In Luca i ciechi sono i discepoli che, giudicando, pretendono di mettersi al posto di Dio. Voler guidare gli altri può sembrare un gesto di amore, ma quando siamo ciechi e pretendiamo essere guide, il nostro amore è puro egoismo, perché porta le persone a cadere.

“Un discepolo non è maggiore del maestro. Ogni discepolo ben formato sarà come il Maestro”. Il Maestro è Gesù: lui non giudica né condanna. Il nuovo modo di relazionarci presuppone una comunità dove nessuno giudica nessuno.

Anonimo — Monaco Pietro - sec. XVIII - "Parabola della pagliuzza e della trave". Fonte: http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it

Anonimo — Monaco Pietro – sec. XVIII – “Parabola della pagliuzza e della trave”. Fonte: http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it

Correzione fraterna: la grande sfida

Se Dio è l’unico che può giudicare, come agire di fronte alle persone che sbagliano? Spesso e volentieri ci riteniamo giusti nel puntare il dito contro gli altri, ma ci manca l’esperienza paziente della misericordia.

Siamo bravi nel voler pulire il cortile e anche la casa del fratello e non ci accorgiamo che il nostro “tesoro interno”, forse, non è tanto così prezioso, o, per lo meno, niente di più e meglio di quello delle persone che critichiamo.

Il vangelo dice che è ipocrisia volere rendere migliori gli altri, perché pretendendo di correggere il prossimo, facilmente diventiamo giudici o guide degli altri.

La norma comune è la misericordia del Padre. Quanto è difficile vedere la trave nei nostri occhi. Se non vogliamo essere ipocriti, dobbiamo togliere prima la trave dai nostri occhi. La correzione fraterna esige l’eliminazione di metodi inquisitori nelle nostre relazioni: quando è veramente la carità (luce) a guidare la delicata opera di pulitura di pagliuzze e travi, non ci sarà più spazio per il giudizio di condanna.

Hans Collaert (Brussels 1525 o 1530 ─ Antwerp 1580) “La parabola della pagliuzza e della trave (Luca 6.41)”. Fonte: www.renzocampanini.it

Hans Collaert (Brussels 1525 o 1530 ─ Antwerp 1580) “La parabola della pagliuzza e della trave (Luca 6.41)”. Fonte: www.renzocampanini.it

Le azioni mostrano chi sono le persone

Ancora Matteo applica il paragone dell’albero buono e cattivo ai farisei. Luca lo applica alla comunità: la pratica rivela chi sono le persone (v. 44).

Gesù è l’albero buono che produce frutti di liberazione. La sua morte ha generato vita nuova e mostrò cosa significa creare relazioni sociali giuste. Per la causa del Regno ha dato la sua vita. I suoi gesti rivelano la sua identità.

Le azioni mostrano chi sono le persone, chi sono io. Sapete cosa fa più male? sentir dire: “e cosa vuoi che sia? in fondo si sta solo (s)parlando!”; ebbene, a costoro, il Vangelo di oggi ribatte: “L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene: l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.”

Tiriamo fuori dal buon tesoro del nostro cuore il bene!


Dipinto di copertina: Pieter Bruegel, il vecchio, “Parabola dei ciechi” (1568), Museo di Capodimonte, Napoli

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