mercoledì
20 marzo 2019

16:28

Tentati, ma non abbandonati

A cura di don Ivano Maddalena

(Luca 4,1-13)

Gesù, pieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove era tentato dal diavolo. Durante quei giorni non mangiò nulla; e quando furono trascorsi, ebbe fame.

Il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è stata data, e la do a chi voglio. Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto”».

Allora lo portò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; perché sta scritto:

“Egli ordinerà ai suoi angeli che ti proteggano,
ed essi ti porteranno sulle mani,
perché tu non inciampi con il piede in una pietra”».
Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento determinato.

Con questa domenica entriamo nel tempo di grazia e conversione che è la quaresima. Essa si apre con uno dei testi più affascinanti e decisivi nella storia della salvezza. Gesù è nel deserto, condotto dal diavolo, dove vive una lotta forte e conferma la sua opzione fondamentale: fedeltà al Padre, fedeltà alla Parola, fedeltà a caro prezzo perché l’ultima tentazione la vivrà in croce dando la sua vita.

Miniatura che illustra la seconda tentazione di Gesù (tra il 1411 e il 1416)

Miniatura che illustra la seconda tentazione di Gesù (tra il 1411 e il 1416)

Le tentazioni di Gesù

Il tema della tentazione appartiene alla nostra esistenza umanissima. Esperienza che tocca Gesù, ma anche i santi e tutti noi. Le tentazioni sono una costante della vita, dobbiamo riconoscerlo.
A volte siamo forti e le vinciamo, nel senso che scegliamo la via del bene, a volte non riusciamo e facciamo esperienza del male.

Nella tentazione Gesù confida in sé stesso, ma soprattutto nella forza della Parola e nell’amore del Padre.

Juan de Flandes, Tentazioni di Gesù Cristo (1500 ca.), National Gallery of Art, Washington - USA

Juan de Flandes, Tentazioni di Gesù Cristo (1500 ca.), National Gallery of Art, Washington – USA

La tentazione esperienza umanissima

La tentazione è un’esperienza umanissima e i luoghi della tentazione sono tanti. Le occasioni abbondano. Come fare? Lasciarsi abitare dallo Spirito del bene. Se guardiamo a Gesù, ci rendiamo conto che è sempre guidato dallo Spirito che mai lo abbandona.

Perché Gesù si lascia condurre e tentare da Satana? Per assumere in tutto e per tutto la nostra umanità e per lasciare intravedere che anche l’uomo può vincere il male con il bene se sceglie di essere abitato dallo Spirito del bene e di vivere orientato e abitato dall’amore del Padre.

I quaranta giorni di digiuno e preghiera sono un tempo simbolico che dicono la forza dell’uomo Gesù ma per manifestare la sua divinità deve combattere con il maligno. Sappiano come a volte può bastare un istante per cedere. Anche a Satana basta un istante per mostrare tutti i regni. Più insinuante, nella tentazione, è l’uso della Parola di Dio, piegata alla nostra volontà.

Tentazione di Cristo (XII secolo), Duomo di Monreale (PA)

Tentazione di Cristo (mosaico, XII secolo), Duomo di Monreale (PA)

Tentati, ma non abbandonati

Gesù, nel deserto, è pieno di Spirito Santo; Dio è su di lui e con lui.

Satana ne è consapevole e lo usa per adescarlo, sedurlo (portarlo a sé): “Se tu sei figlio di Dio”. L’essere figlio di Dio non lo dispensa dalla prova. Anche per noi la consapevolezza di essere figli di Dio non ci dispensa dal vivere l’esperienza della tentazione. Anzi, le tentazioni riguardano proprio questo rapporto, fino alla croce prova suprema dell’opzione fondamentale di Gesù.

Le tentazioni di Gesù nel deserto (mosaico, XIII secolo), Basilica di San Marco, Venezia

Le tentazioni di Gesù nel deserto (mosaico, XIII secolo), Basilica di San Marco, Venezia

Le tre tentazioni

La prima è sociale: un Dio che garantisce beni materiali. Anche oggi si chiede questo alla Chiesa; che si trasformi in un grande magazzino di beni, materiali o di soccorso.

La seconda riguarda il potere, soprattutto di tipo politico. Anche oggi si vuole una religione che occupi tutto il posto del potere politico.

La terza è la magia di un Dio, che toglie dai guai ed esaudisce ogni desiderio di benessere.

Tintoretto, "Tentazione di Cristo" (1579-1581), Scuola di San Rocco a Venezia

Tintoretto, “Tentazione di Cristo” (1579-1581), Scuola di San Rocco a Venezia

Tre risposte di Gesù

La prima: non basta il pane per renderci autosufficienti e la vita non è solo materia.

La seconda: solo a Dio darai culto e adorazione perché lui è tutto, noi siamo “polvere” e per essere dobbiamo orientarci al Creatore.

La terza è la consapevolezza che Dio non risponde a comando; la sua religione è molto diversa dalle nostre; il modello del rapporto con Dio è Gesù nel suo umile abbandono filiale.

In queste “tre” tentazioni è contenuta ogni tentazione, ogni possibile scontro con il nemico di Dio e dell’uomo.

Possiamo vincere insieme percorrendo la via del bene e di questo nel tempo di grazia e conversione che è la quaresima possiamo e dobbiamo convincerci.


Dipinto di copertina: Sandro Botticelli, “Prove di Cristo” (1480-1482), Cappella Sistina, Città del Vaticano

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