domenica
26 maggio 2019

15:30

Forte appello alla conversione

A cura di don Ivano Maddalena

(Luca 13,1-9)

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Contesto

Dopo le tentazioni di Gesù nel deserto (Lc 4,1-13) e il racconto della sua trasfigurazione sul monte (Lc 9,28-36) ecco il terzo vangelo della terza domenica di Quaresima due parti: un doppio detto (loghion) di Gesù e una parabola, centrati sullo stesso tema.

Il testo può essere così suddiviso:
13,1: La gente dà a Gesù la notizia del massacro dei Galilei
13,2-3: Gesù commenta il massacro e ne trae una lezione per la gente
13,4-5: Per rafforzare il suo pensiero Gesù commenta un altro fatto
13,6-9: La parabola del fico che non dava frutti

Convertire e sperimentare la salvezza

Abbiamo un forte invito alla conversione, intesa come accoglienza della salvezza offerta da Dio al suo popolo.
“In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.”

Si racconta un primo episodio di cronaca a Gesù, a cui Gesù farà seguire un altro racconto operato da Lui stesso.

Prendendo la parola, Gesù disse loro: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.”

Per Gesù esclude la morte di quei Galilei non è una punizione, la vede come un segno, come un avvertimento per i presenti, perché si comprenda l’importanza del tempo che si sta vivendo.

Vi è l’occasione di prendere posizione di fronte alla predicazione di Gesù, convertendosi.

Un forte invito alla conversione, rivolto a tutti.

Un secondo racconto di cronaca

“O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.
Altro racconto per ribadire quanto espresso prima. Gesù commenta un altro fatto di cronaca e ne da una chiave di lettura e aggiunge un monito.
Ogni uomo è peccatore e si deve convertire, nel senso radicale di accogliere il Regno di Dio ormai presente nella persona di Gesù Cristo.
Un invito forte a decidersi per un’adesione di fede al Messia e al Vangelo.
Su ciò si basa e baserà il giudizio di Dio.

Come sarà il giudizio

Per meglio spiegarsi Gesù racconta una parabola: “Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò”.

L’immagine del fico e più in genere dell’albero è usuale nella bibbia, spesso indica Israele. Noi siamo alberi, chiamati a portare frutti, di conversione e nuova vita. Non sempre si porta frutto…

Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”.

Non ci sono frutti, sfrutta il terreno, toglie vita e non soddisfa il padrone, lo si tolga di mezzo.

Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”.

Si invoca una possibilità, una sola ancora. Il fico si salva ma per quanto ancora se non porterà frutto? Così è per noi ora, invitati a cogliere il dono della Grazia. Ancora una possibilità prima del giudizio finale. Non c’è più tempo da perdere, il tempo presente è tempo di salvezza e di grazia. Il tempo si è fatto breve, ma c’è ancora tempo. Tempo in cui occorre conversione autentica e portare frutti buoni.

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