domenica
26 maggio 2019

03:04

“Figlio, tu sei sempre con me”

A cura di don Ivano Maddalena

Luca 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro›”. Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: ‘Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta”. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: ‘Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni’.”

Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato conto il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.” Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.” E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: “È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.” Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.” Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

 
Hieronymus Bosch, "Il figlio prodigo" (1510)

Hieronymus Bosch, “Il figlio prodigo” (1510)

La misericordia del Padre

Ed eccoci alla celebre parabola del padre misericordioso.
Necessario rendere manifesto il contesto in cui è inserita la parabola.
Si tratta dell’ultima di tre parabole proposte da Gesù in un crescendo di chiara contrapposizione: perdere/trovare o ritrovare, ritrovarsi ed è gioia.
Nel capito 15 c’è un crescendo veloce e si passa dal rapporto 1/100 per la parabola dalle pecore (vv.4-7), a quello di 1/10 per le monete (vv. 8-10) e ad 1/2 per i figli dell’uomo protagonista del testo proposto oggi.
Nel testo di questa quarta domenica di Quaresima emerge la misericordia del Padre.

Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino, "Il ritorno del figliol prodigo" (1619), Kunsthistorisches Museum, Vienna

Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino, “Il ritorno del figliol prodigo” (1619), Kunsthistorisches Museum, Vienna

La misericordia fonte di gioia

Aspetto che emerge in modo inequivocabile è quello della gioia per il ritrovamento di quanto si era perduto.
La gioia è quella del Padre di Gesù e Padre nostro che fa festa per la conversione dei peccatori.
La gioia è quella dei peccatori che trovano amore, accoglienza e vita nuova.
“Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”.

La conversione fonte di vita

La conversione è un dono ed è fonte di gioia e vita.
La conversione è motivo che spinge a condividerla e di cui godere, la gioia della conversione deve contagiare, portare al cambiamento di vita.
Si comprende così perché Gesù è molto attento ai peccatori, si tratta della missione che gli è stata affidata, e che oggi dovrebbe continuare nell’opera della Chiesa.
Si predichi la gioia della conversione la Parola che salva e non condanna.

Un invito gioioso verso tutti, ma di fatto…

Difficile godere del bene altrui, la gioia spesso non è condivisa dai farisei e dottori della legge di ieri e di oggi incapaci di godere del grande amore di Dio verso tutti i suoi figli.
Costoro invece si scandalizzano dell’operato di Gesù.
I farisei e i dottori della legge non comprendono il forte desiderio di comunione che abita in Dio e che Egli prospetta per i suoi figli.

Rembrandt, "Il ritorno del figliol prodigo" (1668), Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo

Rembrandt, “Il ritorno del figliol prodigo” (1668), Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo

Fare festa

Una comunione che abbraccia tutte le dimensioni, da quella personale a quella materiale/economica.

“…bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

La necessità di far festa e rallegrarsi per la conversione, è ben ribadita perché è un ritorno alla vita, ossia alla comunione con il padre.
Il padre fa notare al figlio maggiore che si tratta di suo fratello e non solo del proprio figlio.
Si tratta della logica dei tempi nuovi inaugurati da Gesù.
Le parabole lasciano intravedere la buona fine tranne l’ultima che rimane aperta nel finale: sarà lieto fine o meno?
Come sarà andata a finire la storia?
Il fratello maggiore è entrato o no alla festa?
Il figlio minore è rimasto nella casa del padre o,
dopo un po’, se ne è di nuovo andato?
Gesù e l’evangelista Luca ci interpellano.
Coinvolgono ciascuno di noi personalmente.
Le risposte spettano a noi oggi.


Dipinto di copertina: Mattia Preti, “Il ritorno del figliol prodigo” (1658), Palazzo Reale – Napoli.

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