domenica
26 maggio 2019

02:00

Cristo, buon Pastore

Io e il Padre siamo una cosa sola

A cura di don Ivano Maddalena

(Giovanni 10,27-30)

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.

Contesto

Siamo nel bel mezzo della festa della Dedicazione che faceva memoria della riconsacrazione del Tempio avvenuta nel 164 a.C. dopo la profanazione attuata da Antioco IV.

Otto giorni di festa, in cui si leggevano testi sacri, in particolare Ezechiele 34 contro i cattivi pastori d’Israele.

Si ripeteva il rito dell’accensione delle lampade per significare che la libertà aveva brillato contro ogni speranza.

Il capitolo decimo di Giovanni si divide in due sezioni:
vv. 1-21 rivelazione di Gesù come buon pastore;
vv. 22-42, durante la festa della Dedicazione, Gesù si rivela come Figlio di Dio.

Ascolto e sequela

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.”
Gesù si trova nel portico di Salomone, e parla delle “sue pecore” che sono chiamate a: ascoltare, seguire e quindi non perire, non perdersi.
L’ascolto è il fondamento di ogni possibile atto di fede, del credere e implica il seguire, ma non in modo passivo, bensì con impegno e fatti concreti.
In dono si riceve molto di più di quanto si spera:
“Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.”
Seguire Gesù Maestro, Colui che ha parole di vita eterna, dona la vita per i suoi, e li custodisce, ci conosce uno ad uno, significa sperimentare la salvezza, essere al sicuro, non perdersi, avere in dono la grazia della vita in pienezza, la vita eterna.

Prove e persecuzioni non spaventano

Certo la prova e la persecuzione, sono una realtà nella vita del gregge, non sono scansate, ma semmai affrontate con coraggio.
“Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.”
Ecco la garanzia, forte e chiara, la comunione tra il Padre e il Figlio esprime un’unica volontà di amore fedele e di una volontà di salvezza.
Chi riconosce in Gesù il Salvatore, fa esperienza della prossimità del Padre
e della comunione con Lui.
Nel Figlio siamo figli amati e prediletti, mai condannati, giudicati con amore.
Noi siamo le sue pecore, invitate ad ascoltare la sua voce.
Siamo una ricchezza nel cuore di Dio.
Il Figlio, a cui è affidato il gregge, ci custodisce come buon pastore, un pastore decisamente speciale, unico, che stipula un’assicurazione con il Padre dalle cui mani nessuno potrà prenderle.

La comunione

“Io e il Padre siamo una cosa sola.”
Siamo al vertice della rivelazione, Gesù si rivela come Figlio di Dio.
Una voce che è garanzia, da cui non ci si deve allontanare, altrimenti ci si perde o si è portati via.
La vera fortuna è che la voce, quella Voce, è dentro ciascuno di noi come il respiro non se ne può fare a meno.
Chi respira la Sua presenza sta saldo e non si smarrisce.
Della Sua cura, guida, incoraggiamento e custodia non si può fare a meno.

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