martedì
21 agosto 2018

02:48

LIBRI CONSIGLIATI #328

Con Ovidio. La felicità di leggere un classico
Nicola Gardini
€ 15,00
2017, 188 p., rilegato
Garzanti Libri

Ovidio è tra i classici più amati e più fortunati dell’antichità, il cui astro non ha mai conosciuto eclissi. È stato un importante poeta, l’autore di un’opera influentissima come le “Metamorfosi”, teorico della condotta amorosa, antiquario, inventore dell’epistola sentimentale, creatore di un’estetica. Ma Ovidio, con la sua vicenda biografica, incarna anche il poeta decaduto, uno che grazie ai suoi versi acquista prestigio e gloria e che, a un certo punto, finisce chissà perché esule ai confini del mondo. Ovidio è, dunque, libera voce dell’eros e del gioco erotico e al tempo stesso voce luttuosa dell’emarginazione e dell’esilio. Unendo commenti, citazioni e notizie storiche, Nicola Gardini racconta uno dei più grandi protagonisti della poesia di tutti i tempi, la sua vicenda ancora misteriosa, e la sua unicità che riesce a suonare necessaria e rilevante anche a distanza di secoli.

La pista Pasolini
Pierre Adrian
Traduzione di:  A. Stocchi
€ 17,00
2017, 165 p. , Brossura
ED-Enrico Damiani Editore

Un francese di 23 anni viene in Italia per un pellegrinaggio – “suole di vento”, come si disse di Rimbaud (anche se usa il treno e l’auto) -, sulle tracce dell’amato Pasolini, per cercare un “contatto carnale” con lui. Si identifica in modo viscerale con le sue vicende, con la sua opera, con la sua tormentata biografia, perfino con la sua voce vibrante di “profonda generosità”. Visita i luoghi pasoliniani, tra il “corpo nudo” del Friuli in inverno e Roma, piena di vento e aranci (dove a San Lorenzo ritrova nelle scritte murali e tra la gente uno spirito “militante”), si mette a parlare con i suoi amici e i suoi ex collaboratori, a frequentare gli stessi bar e ristoranti, a scoprire il magistero di Gramsci (da Pasolini celebrato e oggi dimenticato), spinto dal desiderio di toccare lo scrittore da vicino, di afferrare il mistero della sua poesia e del suo amore scandaloso, contraddittorio per la vita. Ne nasce un memoir, un reportage dell’anima intrecciato con le parole stesse di Pasolini, il racconto poetico e personalissimo di un adolescente che riconosce in Pasolini un maestro, e cioè l’intellettuale che gli ha insegnato sia a sconsacrare i luoghi comuni del conformismo benpensante sia a custodire la sacralità e i sentimenti.

Contro i venti invisibili
Paolo Lanaro
€ 12,50
2017, 120 p., brossura
Cierre Edizioni (Collana: Percorsi della memoria)

Il ragazzo di “Una tazza di polvere”, dopo quasi quarant’anni di scuola trascorsi come insegnante, va in pensione. Nostalgia, memorie, ansia per il futuro, sono le voci di un dizionario da compilare settimana dopo settimana combattendo contro le lusinghe dell’ozio. Per sfuggire alle tenaglie del tempo e per opporre alla sua potenza qualcosa che sia un po’ di più di una cocciuta volontà di resistenza, il protagonista rievoca non solo il suo passato “professionale”, ma anche la storia, tragicomica, del proprio corpo su cui è costretto a leggere i segni inevitabili del logoramento. Il tempo sembra soffiare sulle giornate come un vento furioso, a volte invece le addolcisce come una brezza delicata. In mezzo alle folate c’è un uomo avviato alla vecchiaia, con la testa di un eterno adolescente, che lotta per non essere travolto, per continuare a far sentire la sua voce.

Cielo rosso al mattino
Paul Lynch
Traduzione di: R. Michelucci
€ 17,00
2017, 234 p., brossura
66th and 2nd (Collana: Bookclub)

Irlanda, 1832. Cacciato dalla fattoria in cui vive con la sua famiglia, il giovane Coli Coyle affronta Desmond Hamilton, il figlio del proprietario terriero. E un attimo fatale, e l’incontro si trasforma in tragedia. Il corpo senza vita di Hamilton giace ai piedi del suo cavallo, e a Coyle non resta altra scelta che fuggire. Gli sgherri del padrone, guidati da John Faller – «l’incarnazione del male razionale» -, danno inizio a una spietata caccia all’uomo. Spinto tra le terre paludose della contea di Donegal, Coyle scappa oltreoceano, in America, e trova lavoro nel cantiere di una ferrovia in Pennsylvania. Un viaggio folle, tra i morsi della fame e un’epidemia di colera; una fuga dove il paesaggio, «silenzioso e sterminato», è sempre in primo piano. “Cielo rosso al mattino” è un’esplorazione del lato spietato dell’uomo: una storia di oppressione che racchiude tutta la ferocia dell’esistenza umana.

Il dio di New York
Luigi Fontanella
€ 19,00
2017, 276 p., brossura
Passigli

New York 1910: Pasquale D’Angelo, un giovane sedicenne di origine abruzzese, sbarca a Ellis Island insieme con il padre e un gruppo di suoi compaesani in cerca di fortuna. L’impatto con il “nuovo mondo” è durissimo, fra i più traumatici tramandati dai nostri emigranti, e allo stesso tempo, per Pasquale – divenuto ben presto “Pascal” – magnetico ed elettrizzante. Se infatti la sua è una storia simile a quella di tanti altri nostri connazionali, sospinti dall’indigenza a lasciare il loro paese, per Pascal l’America si rivelerà anche una sorta di “terra promessa” poetica, perché giorno dopo giorno, notte dopo notte, libro dopo libro, scoprirà che la nuova ed estranea lingua di cui deve faticosamente impadronirsi per poter sopravvivere sarà anche la lingua in cui comincerà a scrivere le sue poesie, la lingua della poesia, come l’aveva potuta leggere nelle opere degli amati Shelley e Keats nella Public Library di New York. Luigi Fontanella, uno dei massimi esperti di migrazione italiana negli Stati Uniti, in questo suo romanzo ha voluto ricostruire questa incredibile storia, avvalendosi sì dei documenti ritrovati e delle opere stesse di Pascal D’Angelo, ma soprattutto ricostruendo gli ambienti della sua vita, a cominciare dai piccoli paesi dell’Abruzzo del primissimo Novecento, per finire nella durissima realtà americana dell’epoca, dove Pascal lancerà la sua sfida alla città di New York e all’impietoso ‘dio’ che la governa.

La donna di Einstein
Marie Benedict
Traduzione di: C. Ingiardi
€ 18,50
2017, 348 p., rilegato
Piemme

C’è un personaggio nella vita di Albert Einstein senza il quale la sua storia – e la nostra – non sarebbero quello che sono. Fu il suo più grande amore, ma anche qualcosa di più: la donna che lo ispirò, lo incoraggiò e lo aiutò a concepire quella formula che avrebbe cambiato il mondo. Mitza Maric era sempre stata diversa dalle altre ragazzine. Appassionata di numeri, fu la prima donna a iscriversi a fisica all’università di Zurigo, più interessata a quello che non a sposarsi come la maggior parte delle sue coetanee. E quando a lezione incontrerà un giovane studente di nome Albert Einstein, la vita di entrambi prenderà la strada che era fin dall’inizio scritta nel destino. La loro sarà un’incredibile unione di anime e menti, un amore romanzesco e tormentato, destinato a finire e, allo stesso tempo, a restare nella storia. Marie Benedict firma un romanzo potente, intenso e romantico, che è un ritratto di due figure straordinarie, un incredibile affresco storico, e al tempo stesso la grande storia di un amore.

Diario cinese
Cesare Brandi
€ 14,50
2017, 121 p. , brossura
Elliot

L’Egitto, l’India, i deserti e i mari, la Puglia e la Sicilia: Cesare Brandi nei suoi diari di viaggio racconta le terre che visita accompagnato dal suo gusto estetico e dall’assenza di quella frenesia che oggi distingue il nostro viaggiare. Ogni luogo diventa momento di riflessione, ogni tempio silenzio prezioso e ogni via affollata ragionamento sulle geometrie e sugli spazi. Osservatore attento, scrittore raffinato, Brandi incontra la Cina e ne gusta le differenze, ma riesce anche a paragonare le sue meraviglie a quelle italiane: Pechino che sa essere fluviale come Napoli, i manufatti della dinastia Qing come gli arazzi o gli affreschi nelle chiese romane, la Città Proibita capace di evocare il fascino di Venezia. Nel suo peregrinare e vagabondare tra città, paesi, musei e ristoranti cinesi, Brandi tesse legami, descrive bellezze che sanno richiamarsi a vicenda, riduce la distanza tra Oriente e Occidente.

Nessuna voce dentro. Un’estate a Berlino Ovest
Massimo Zamboni
€ 17,00
2017, 195 p. , brossura
Einaudi

Da Reggio Emilia in autostop fino a Berlino Ovest. È il 1981 e Massimo Zamboni ha ventiquattro anni: più che scappare dalla provincia, ha addosso una fame inappagata di vita. Come ogni ragazzo, di ogni epoca. Berlino, in quella lunga estate, sembra essere la città dei giovani, e della musica, della voglia di futuro, delle case occupate, un mix irripetibile di intensità e fragilità. E poi c’è il Muro. Entra in scena sommessamente, quasi soffocato dalla vitalità dell’esperienza cittadina, per poi impadronirsi dello spazio e del senso rivelandosi autentico coprotagonista del racconto. «Per i tedeschi “Muro” è sostantivo femminile. È una signora, die Mauer. Una signora muraglia austera e disadorna, dal seno piatto, vestita di grigio». Massimo di giorno serve ai tavoli di un tipico ristorante italiano, «avamposto della meridionalità più spermatica e terrosa», la notte si trascina solitario tra le macerie della città verso i locali più underground. Ma non si può sempre camminare nelle scarpe degli altri, frequentando le loro avventure. Forse non resta che ripartire. Ma proprio sulla pista di uno di quei locali berlinesi, avviene un inspiegabile e imprevedibile riconoscimento. Due ragazzi di Reggio Emilia, amici in comune e stesse militanze alle spalle, si incontrano per la prima volta. E da quell’incontro deflagrante nascerà poi uno dei gruppi ancora oggi più amati del panorama musicale italiano, CCCP Fedeli alla linea.

Mille vite, la mia
Jean-Paul Belmondo
€ 26,00
2017
Donzelli

A ottantatré anni, Belmondo decide di scrivere il suo primo libro. Da consumato funambolo qual è, sale in equilibrio sul filo dei suoi ricordi, che mostra di saper maneggiare con piglio sicuro e con imprevedibile maestria. Un padre scultore (di origini piemontesi); una madre (di origini siciliane) cui resterà sempre attaccatissimo; l’infanzia, segnata dalla guerra; il pessimo rapporto con la scuola; l’esuberanza fisica, la passione per la boxe, l’attitudine a fare il pagliaccio, la smania di recitare. Poi l’adolescenza, il saggio alla scuola di recitazione; le prime prove teatrali; e finalmente l’esordio cinematografico, nel 1956. Sarà l’incontro con Jean-Luc Godard a segnare la grande svolta. Sul set di Fino all’ultimo respiro (1960) si consumerà, come per incanto, l’esplosione di uno dei talenti più straordinari della storia del cinema. Da quel momento si susseguiranno, davvero senza respiro, le tappe di una carriera tanto prestigiosa quanto eclettica, poliforme, esaltante. Chi altri, come lui, potrà vantare, alla fine, di avere lavorato con registi come Godard, De Sica, Chabrol, Bolognini, Castellani, Melville, Lelouche, Verneuil, Deray, Malle, Resnais? Chi, come lui, potrà rivendicare di aver attraversato tutti i generi, di essere stato la bandiera della Nouvelle Vague francese, l’attore-simbolo del Noire, lo spericolato interprete di alcune tra le più memorabili scene d’azione, passando attraverso la commedia, il western, il cappa e spada, l’avventura?

Fratello senza peccato. Filippo Mariotti, fattore dell’Agnata racconta l’amico fragile Fabrizio De André
Brunella Lottero
€ 14,00
2017, 152 p. , ill., brossura
Nulla Die (Collana: Parva res. Lecturae)

“Fratello senza peccato” è la storia d’amicizia fraterna tra Fabrizio De André e il fattore dell’Agnata Filippo Mariotti. Insieme hanno diviso inverni freddi e solitari, primavere all’insegna di nuovi lavori, estati dedicate al riposo del grande cantautore dopo le tournée e autunni dolcissimi di solitudine e pensieri. ‘Filippo, sai a cosa servono le nuvole?’ chiede Fabrizio De André una sera, spalancando la finestra della sua camera a Filippo che innaffia le piante. I due sono fratelli senza peccato. Il maggiore è Filippo che protegge il più fragile, Fabrizio, da dopo il rapimento in poi. In questo libro-intervista Filippo Mariotti racconta il Faber quotidiano, i suoi tentativi di smettere di fumare, le sue prodezze in cucina, le sue debolezze e la sua ostinazione nel volere a tutti costi curare e abbellire l’Agnata, il suo personale paradiso. Filippo Mariotti oggi ha 70 anni e ogni giorno è all’Agnata a coltivare la terra e i sogni di Fabrizio De André.

Campo dei cigni
Marina Cvetaeva
€ 12,00
2017
Nottetempo

Fino ad ora inedito in Italia nella sua interezza, il ciclo “Lebedinyj stan” (Il campo dei cigni), raccoglie poesie scritte da Marina Cvetaeva tra il marzo del 1917 e il dicembre del 1920. Il ciclo, consegnato da Cvetaeva insieme ad altri materiali, ordinati e ricopiati, all’Università di Basilea, prima del suo rientro in Unione Sovietica nel 1939,  verrà stampato per la prima volta intero solo nel 1957, a cura di Gleb Struve (Monaco). “Il campo dei cigni” può essere letto come un diario dei cupi anni della carestia e della guerra civile, quando Marina Cvetaeva resterà bloccata a Mosca, con le due figlie, Ariadna (Alja) di quattro anni e la minore Irina, nata nel 1917, che morrà tre anni dopo, per denutrizione, all’asilo statale di Kuncevo. Per quattro anni Cvetaeva non avrà più notizie del marito, Sergej Efron,  che si era arruolato volontario nell’Armata bianca del generale Vrangel’, – a lui e alla Guardia bianca è idealmente dedicato il ciclo. Al diario privato si alterna la ‘cronaca’ del “tempo presente”, la campagna di Crimea, le battaglie sul Don (uno scampanio che accompagna molta parte delle poesie), la disfatta. Mosca diviene personaggio, insieme allo zar Pietro, il grande accusato, il progenitore d’ogni distruzione e dissolutezza , con il falso Dimitrij e la nobile polacca Marina Mniszech., il ribelle Sten’ka Razin. Ogni poesia reca la data di composizione e spesso l’indicazione precisa della festa liturgica o della scansione stagionale. Quasi un’ansia di fissare il tempo sconvolto dalla Rivoluzione, ancorandolo alla certezza della vita scandita dalle feste religiose. Traduzione, introduzione e note esplicative a cura di Caterina Graziadei.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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