sabato
25 maggio 2019

17:58

LIBRI CONSIGLIATI #334

I due compagni
Giovanni Comisso
€ 13,00
2017, 176 p., brossura
Santi Quaranta

I due compagni di Giovanni Comisso è un’opera scritta nel 1934 in cui affiora un’operazione stilistica sui generis: Comisso elimina la lettera h nella coniugazione del verbo avere attuando una sorta di sperimentazione rinascimentale della lingua italiana. Si manifesta qui, inaspettatamente per uno che era stato volontario interventista nel primo conflitto mondiale, e legionario fiumano, un’avversione netta contro gli orrori della grande guerra, anche se il fascismo ne censurò diverse pagine. Il suo disgusto verso la violenza bellica è già evidente in Giorni di guerra (1930), uno dei più bei libri sulla rotta di Caporetto. Il contesto di questo originalissimo romanzo coinvolge amorosamente Treviso (nelle prime edizioni indicata con X), la città medievale e poi venezianeggiante dentro le mura di Fra’ Giocondo, immersa nel sonno di un tempo antico e impalpabile, la campagna circostante e la Marca, particolarmente l’Asolano e il Montello, con descrizioni di fascinosa affabulazione. Vi primeggiano due straordinarie figure di artisti, amici del narratore trevigiano, che è di prammatica ricondurre a Gino Rossi, che qui ha il nome di Marco Sberga, e ad Arturo Martini, che ha il nome di Giulio Drigo, per stessa ammissione di Comisso. In realtà, i profili dei due compagni sono delineati dall’estro e dall’ispirazione di un romanziere di vaglia, che li compenetra con altri rimandi, sovrapponendo e intrecciando personalità e storie diverse. Si tratta di una fusione narrativa che accresce, e non diminuisce, la figurazione dei due grandi artisti, come osserva Isabella Panfido nella sua esauriente e acuta Postfazione: Rossi è scolpito con più aderenza, giganteggia scontroso, irsuto, poderoso; Martini appare meno identitario, più sfumato nel ritratto di Comisso. L’Editore Santi Quaranta ripubblica, a settant’anni dalla morte di Arturo Martini e Gino Rossi, I due compagni, nell’edizione Longanesi postuma del 1973, per onorare ovviamente “i tre compagni”, cioè Comisso, Martini e Rossi, ma soprattutto per donare al lettore il sapore di una stagione e di un clima culturale e artistico probabilmente irripetibili, per Treviso.

Il libro fra le macerie
Giovanni Comisso
€ 18,00
2017, 28 p., 325 copie numerate in macchina – carta Hahnemühle, caratteri Garamond Simoncini linotype, cuciti a mano
Con una nota di Anna Modena
Henry Beyle

“La casa editrice siculo-milanese Henry Beyle, eccellenza assoluta nel panorama editoriale nazionale, pubblica una plaquette in 325 copie numerate stampata su carta Ingres Fabriano (costo: appena 18 euro) con un raro racconto di Giovanni Comisso, Il libro fra le macerie, apparso la prima volta su Il Libraio il 15 ottobre 1946. Pochi mesi prima, il 7 aprile 1944, la sua casa di famiglia, nel centro di Treviso, venne colpita dai bombardieri americani. Comisso raccoglie, e ricorda, i suoi libri nel risucchio delle macerie. La lezione? I grandi libri sopravvivono a tutto”. (di Luigi Mascheroni su Il Giornale.it)

Un’educazione milanese
Alberto Rollo
€ 16,00
2016, 317 p., Brossura
Manni (Collana: Pretesti)

«Cerco ponti in cui lo spaesamento e il sentirmi a casa coincidano. E su quei ponti finiscono con l’apparire, teneri e meridiani, i fantasmi che mi riconducono là dove io sono cominciato e dove è cominciata, per me, questa città.»

Questa è una ricognizione autobiografica ed è il racconto della città che l’ha ispirata. Si entra nella storia dagli anni Cinquanta: l’infanzia nei nuovi quartieri periferici, con le paterne “lezioni di cultura operaia”, le materne divagazioni sulla magia del lavoro sartoriale, la famiglia comunista e quella cattolica, le ascendenze lombarde e quelle leccesi, le gite in tram, le gite in moto, la morte di John F. Kennedy e quella di papa Giovanni, Rocco e i suoi fratelli, l’oratorio, il cinema, i giochi, le amicizie adolescenziali e i primi amori fra scali merci e recinti incustoditi. E si procede con lo scatto della giovinezza, accanto l’amico maestro di vita e di visioni, sullo sfondo le grandi lotte operaie, la vitalità dei gruppi extraparlamentari, il sognante melting pot sociale di una generazione che voleva “occhi diversi”. A questa formazione si mescola la percezione dell’oggi, il prosciugamento della città industriale, i progetti urbanistici per una Grande Milano, le trasformazioni dello skyline, il trionfo della capitale della moda e degli archistar.

L’età d’oro
Joan London
Traduzione di: S. Castoldi
€ 16,50
2017, 229 p., brossura
E/O (Collana: Dal mondo)

La famiglia Gold è sopravvissuta all’Olocausto in Ungheria ed emigra in Australia, dove però il figlio adolescente Frank si ammala di poliomelite. Nel sanatorio chiamato The Golden Age incontra una coetanea, Elsa, e se ne innamora. Nel frattempo le loro famiglie sono alle prese con problemi d’identità e d’integrazione. La mamma di Frank, Ida, pianista famosa quando viveva in Ungheria, rifiuta l’idea che la sua nuova casa sia in questo lontano e semidesertico continente. Anche la madre di Elsa, Margaret, fatica a reggere il colpo della malattia della figlia. Ma lo splendore del rapporto amoroso tra i due ragazzini donerà nuova luce alle vite di tutti questi personaggi. 

Pierre. In ricordo del mio amato cane
Yoram Kaniuk
Traduzione di: P. De Benedetti
€ 10,00
2017, 96 p., brossura
Giuntina (Collana: Le perline)

«Ci sono forse uomini, bambini, pesci, uccelli o cactus capaci di capire il dolore che ci afferra quando il cane amato muore? Come si apra una voragine profonda e non ci sia niente con cui riempirla?». “La Bibbia è terminata duemila anni fa. Ma Dio ha parlato ancora. Attraverso i profeti, i santi, attraverso la vita e la morte di uomini e animali. Sì, Dio ha scelto di continuare a parlarci attraverso tutti gli esseri del creato: gli esseri che nascono, ci amano e muoiono prima di noi. Il cane Pierre, protagonista del presente libro, è in questo senso il testimone della volontà divina di rivelarci la morte.” (Dalla postfazione di Paolo De Benedetti) 

Un eroe dei nostri tempi
Michail Jur’evi Lermontov
€ 14,00
A cura di: P. Nori
 2017, 253 p., brossura
Marcos y Marcos (Collana: Gli alianti) 

“C’è un piacere sconfinato nel possesso di un’anima giovane, appena schiusasi alla vita. È come un fiorellino il cui aroma migliore si volatilizza all’incontro col primo raggio di sole; bisogna reciderlo in quel momento, e, dopo averlo odorato a sazietà, buttarlo; qualcuno forse lo raccoglierà.”

Pečorin è uno scienziato nella scienza della vita; è abilissimo a farsi amare, ma il suo cuore resta vuoto. Non prova un briciolo d’amore, per la principessa che ha sedotto per capriccio, anzi peggio, per umiliare un amico; e anche la splendida selvaggia che gli ha fatto assaporare qualche brivido lo lascia presto insoddisfatto. Persino Vera, l’unica che forse ha amato veramente, non è altro che un’ombra, per lui, il conforto di una scintilla. La sua sete è insaziabile, vuole tutto e non gli basta mai; le sofferenze e le felicità degli altri contano solo in rapporto a lui. Prima lo vediamo da lontano, nel racconto di un viaggiatore incontrato per caso; si avvicina quando appare al narratore durante una tappa del viaggio. Pečorin ha un aspetto insieme fragile e forte, quella bellezza strana che piace alle donne. La sua biancheria è di una pulizia accecante, ma i suoi occhi non ridono quando ride lui. Arriviamo poi a sentire la sua voce, la sua inquietudine, nelle pagine dei suoi diari. Eppure resta sempre inafferrabile: una domanda senza risposta, una malattia senza cura, una provocazione bruciante. La letteratura è piena di personaggi malvagi; perché allora proprio l’immoralità di Pečorin dà tanto fastidio? ci chiede Lermontov. Forse perché è un ritratto fedele dell’uomo contemporaneo? Perché c’è in lui più verità di quanto vorremmo? Quasi due secoli dopo, i ‘vizi’ di Pečorin sono più attuali che mai. L’immagine di El’ Lisickij, suggerita da Paolo Nori per la copertina, pone la domanda frontale: E tu? 

Una tomba a Siviglia
Norman Lewis
Traduzione di: L. M. Pignataro
€ 13,90
2017, 181 p., brossura
EDT (Piccola biblioteca di Ulisse)

Per Norman Lewis, maestro incomparabile di scrittura e di viaggio, la Spagna rappresentò per tutta la vita un luogo di centrale importanza. Una tomba a Siviglia è l’ultimo libro che scrisse all’età di 95 anni, ma racconta il suo primo viaggio in Spagna, anzi il suo primo viaggio in assoluto, quello che impresse in lui indelebilmente la duplice vocazione al vagabondaggio e alla letteratura. Il pretesto per la partenza era stato la ricerca delle remote origini andaluse del suocero siciliano: il palazzo e la tomba di famiglia di cui così spesso favoleggiava. Ma la Spagna è quella del 1934, alla vigilia della Guerra civile. Lo stato di emergenza, le rivolte che ovunque stanno scoppiando nel paese, l’imprevedibilità dei trasporti trasformano il viaggio di Lewis e Eugene, il cognato-amico che accompagna, in una grande avventura. Per un destino che tante volte si ripeterà in futuro, Lewis si trova così nel posto giusto al momento giusto per testimoniare il grande disordine e la grande meraviglia del mondo. La Spagna per lui, come per molti europei degli anni Venti e Trenta, era l’antitesi dell’Europa: un paese contraddittorio e sanguigno, arcaico e romantico; ma ormai è anche il laboratorio della storia a venire: un mondo ancora largamente rurale che vede coesistere popolazioni che vivono nelle grotte e città industriali, la rivoluzione nelle strade di Madrid e le Rolls Royce di Saragozza, il paseo, lo struscio di San Sebastiàn e le rivolte minerarie delle Asturie. E, su tutto, l’ombra terribile del fascismo incombente. È così che queste pagine, distillate nello stile pacato e inimitabile degli ultimi anni di Lewis, si trasformano in un doppio viaggio: quello che a piedi o con mezzi di fortuna porta i due amici prima nella Madrid della sanguinosa rivolta dell’ottobre 1934, poi fino a Siviglia attraversando il Portogallo, e quello più segreto nella memoria, alla ricerca di quel sogno vitale, di quell’incanto primigenio per il cammino sulle strade e nelle storie del mondo. 

La nostra rivoluzione: voci di donne arabe
Hamid Zanaz
€ 13,00
Traduzione di: G. Lagomarsino
2017, 129 p., brossura
Elèuthera

Già nel dodicesimo secolo il filosofo e scienziato arabo Ibn Rushd, meglio noto in Europa con il nome di Averroè, attribuiva la stagnazione dei paesi musulmani alla rigida subordinazione delle donne. Nove secoli dopo è cambiato qualcosa? Molto poco, risponde Zanaz. Eva la peccatrice è ancora sotto stretta tutela maschile e un’interpretazione integralista dell’islam punta a rafforzare questa subalternità elevata a tratto identitario. Ma sono tante le donne del mondo arabomusulmano che stanno cominciando a criticare apertamente questa diseguaglianza di genere, che ha le sue radici non solo nei dettami religiosi ma anche nelle tradizioni culturali. E lo fanno interpellando direttamente il rimosso, i tabù, con una lucidità, un coraggio e un umanesimo sui quali l’Occidente, sempre più tentato da un ritorno al pensiero religioso, dovrebbe attentamente meditare. 

Fare la pace. Scritti su «Azione nonviolenta» 1984-1995
Alexander Langer
A cura di: M. Valpiana
€ 12,00
2017, 208 p., ill. , brossura
Cierre Edizioni (Collana: Percorsi della memoria) 

Un’antologia dei più significativi articoli di Alexander Langer pubblicati sul mensile «Azione nonviolenta» dal 1984 al 1995, con quattro percorsi tematici: dal pacifismo alla nonviolenza, nonviolenza e riconciliazione, nonviolenza per la decrescita, nonviolenza è politica. Dietro le sue prese di posizione, anche le più difficili, ci sono una conoscenza e un’adesione profonda ed esplicita alla nonviolenza specifica, incarnata nella sua particolare e originale esperienza personale.?La scelta nonviolenta, laica e religiosa insieme, è decisiva nella biografia di Alexander Langer. Una scelta non ideologica, ma sempre messa alla prova del confronto con la realtà più complessa e contraddittoria. Nuova edizione con una prefazione di Goffredo Fofi e illustrazione di copertina di Nicola Gobbi.

Dire Fare. Pensieri e azioni per l’Italia
AA.VV.
€ 19,00
2017, 255 p., brossura
ROI edizioni 

Nella notte del 24 agosto 2016, l’Italia centrale è stata scossa da un terremoto di magnitudo 6.0, con epicentro fra Lazio e Marche, che ha causato più di trecento vittime, altrettanti feriti e distrutto intere località. Cinque mesi dopo, Ascoli Piceno è stata teatro di un evento di solidarietà senza precedenti, all’insegna della formazione personale e professionale. I maggiori formatori italiani, insieme a imprenditori, artisti, campioni e protagonisti di straordinarie esperienze personali e professionali, hanno dato vita al più grande corso di formazione mai tenuto in Italia, per raccogliere fondi destinati alla ricostruzione. Questo libro è dunque il frutto di quell’esperienza e il documento di un evento unico. Per la prima volta riunisce infatti tutti i contenuti più attuali della formazione e della crescita personale: – la prestazione individuale (nelle imprese estreme e in quelle quotidiane), la leadership e il senso della squadra, le nuove regole del business e della finanza nell’età digitale, la creatività e il talento, il genio e la responsabilità imprenditoriale, la produttività e l’efficienza personale, – la resilienza e la capacità di superare – le difficoltà, le fonti del benessere e dell’equilibrio personale… C’è qui un intero mondo, quello della formazione: “un movimento – come scrive Marcello Mancini nelle conclusioni del libro – di donne e uomini accomunati dalla passione per la crescita personale e la voglia di una nuova coscienza civile, con la consapevolezza che tra il ‘dire’ e il ‘fare’… c’è sempre il ‘fare’ e qualche volta anche il ‘dare’.” 

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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