martedì
21 agosto 2018

09:52

LIBRI CONSIGLIATI #362

La maestra e la camorrista. Perché in Italia resti quel che nasci
Federico Fubini
€ 17,50
2018, 136 p., brossura
Mondadori (Collana: Strade blu. Non Fiction)

Per capire come mai un Paese a democrazia matura e welfare avanzato come il nostro presenti una tale rigidità sociale, Federico Fubini ha condotto una serie di test, soprattutto su bambini e ragazzi in età scolare, per verificare quali sono i maggiori ostacoli che impediscono ai più svantaggiati di cambiare la propria condizione d’origine.

Molto più di quanto ammettiamo a noi stessi, noi italiani siamo frutto di un’eredità. Non solo e non tanto collettiva, l’eredità culturale della nazione, ma strettamente individuale: la famiglia in cui siamo nati, il suo patrimonio finanziario o immobiliare, quello di conoscenze, linguaggi e relazioni sociali. Questi sono i principali fattori che in larga parte governano la stagnazione dell’economia e permettono di prevedere il futuro individuale di ciascuno di noi. L’eredità che ogni italiano riceve alla nascita dà forma e influenza il suo sviluppo e le sue chance di successo molto più di quanto sarebbe naturale in una democrazia avanzata. A maggior ragione lo fa, perché gli altri fattori trainanti del Paese oggi favoriscono questo effetto: una demografia declinante e la difficoltà di aprirsi agli stranieri e integrarli. Questo viaggio nella storia di tanti italiani ha un’idea al suo centro e la dimostra attraverso un processo profondamente innovativo: l’autore entra nelle scuole e negli asili d’infanzia e nelle imprese a conduzione familiare d’Italia e sottopone persone comuni e non a interviste e a esperimenti. Test sul loro comportamento e domande sui loro valori. Il quadro che emerge è quello di una “repubblica patrimoniale”, ma non senza speranza: esistono risposte precise e specifiche che possono affrontare questa strisciante malattia nazionale.

Morire in braccio alle Grazie. La cura giusta nell’ultimo tratto di strada
Sandro Spinsanti
€ 12,00
2017, 184 p., brossura
Il Pensiero Scientifico (Collana: Graffiti)

Sandro Spinsanti ci invita a lasciarci guidare dai nomi delle tre Grazie e dai loro significati, Eufrosine/saggezza, Aglaia/serenità, Talia/pienezza, per portarci a riflettere sulle scelte relative alla morte e per riappropriarsene, rinunciando alle deleghe e alle complicità con chi si candida a decidere per noi. Una morte “graziosa”, in braccio alle Grazie, è possibile ed è il supremo dono che la vita ci può offrire. Ma anche un compito spirituale e un impegno etico, se vogliamo promuovere una moderna cultura del vivere e del morire.

Il canale dei cuori
Giuseppe Sgarbi
€ 15,00
2018, 168 p., brossura
Skira (Collana: StorieSkira)

Il passato di un autore amato e apprezzato che riemerge alla memoria. Ricordi, riflessioni e bilanci di una vita in un dialogo intimo e intenso.

“Giuseppe Sgarbi è uno scrittore e un uomo autorevole, che non dà confidenza ma non gioca con alcun segreto. Nomina le cose, fa vivere le persone e i fatti, con tacito amore e tranquillo riserbo in una prosa classica e affascinante. Sarebbe bello potergli assomigliare, almeno un pochino…” – Claudio Magris

Dopo tre titoli coronati da un importante successo di pubblico e di critica, Giuseppe “Nino” Sgarbi – classe 1921 – ritorna: nella primavera del 2017 lo ritroviamo sulle sponde di quel Livenza dove, per tanti anni, è andato a pescare e dove a poco a poco il passato riemerge riportando storie, persone ed emozioni. Accanto al vecchio signore prende vita il ricordo del fratello della moglie Rina, Bruno Cavallini, con cui Nino riallaccia il dialogo che si era dovuto interrompere, improvvisamente, più di trent’anni prima, come se il loro ragionare non si fosse mai fermato. Un dialogo intimo, intenso, fatto di ricordi e bilanci di una vita lunga quasi un secolo, in pagine che scorrono limpide, fresche e vivificanti come le acque del fiume tanto caro all’autore, regalando squarci inediti e sorprendenti di una vita che non c’è più, così come pochissimi l’hanno vissuta. E quasi nessuno l’ha mai raccontata.

Romain Rolland. Pacifista, libertario e pensatore globale
Fiorenza Taricone
€ 20,00
2018, 331 p., brossura
Guida (Collana: Castore e Polluce)

Romain Rolland, (1866-1945), premio Nobel per la letteratura nel 1915, ha rappresentato un punto di riferimento europeo e internazionale per il pacifismo. Musicologo, scrittore di opere teatrali sulla rivoluzione francese, fu inventore di efficaci metafore comunicative, come il titolo “Au-dessus de la mêlée” (“Al di sopra della mischia”) che diede al libro pubblicato a guerra in corso, che gli procurò molti attacchi dai nazionalisti francesi. Come volontario, lavorò all’Agenzia internazionale dei prigionieri di guerra a Ginevra, smistando come poteva la corrispondenza fra civili, militari e le loro famiglie. Ha costruito, prima e dopo la guerra, una rete costante di contatti con esponenti politici della sinistra socialista, comunista e sindacalista, francese e internazionale; con Freud, tentò di elaborare la teoria “del sentimento oceanico”; con Gandhi, esplorò la via per cercare di sovvertire ordini sociali e politici ingiusti tramite la non violenza. Sensibile al tema della giustizia sociale, vide nella rivoluzione russa il primo grande tentativo da parte dei lavoratori di costruire una “république du travail”. Amico personale di Gorki, visitò personalmente la Russia stalinista negli anni Trenta, ricavandone impressioni contraddittorie. Aveva intravisto chiaramente come la pace fra le due guerre mondiale fosse precaria, e in seguito si schierò apertamente contro i totalitarismi fascista e nazista. Visse l’ultimo periodo della sua vita con l’occupazione tedesca a Vezélay.

Il popolo dell’abisso
Jack London
A cura di: M. Maffi
€ 11,00
2018, XXVIII-273 p., ill. , brossura
Mondadori (Collana: Oscar moderni)

A Londra nell’estate del 1902 Jack London condivide la vita di vagabondi, disoccupati e operaie, si veste da clochard e abita nel dedalo di vicoli dove, un quindicennio prima, si aggirava Jack lo Squartatore. Per raccontare il cuore di tenebra della metropoli, il vasto slum proletario a ridosso del fiume e dei docks, questo autore promettente, fiore all’occhiello del giovane movimento socialista statunitense, non si limita a usare la penna: con la sua Kodak e un’attenzione da etnografo mai priva di umanità, scatta decine di folgoranti istantanee. Visi e corpi dialogano efficacemente con la parola scritta per raccontare l’East End londinese all’apertura del secolo.

Lo stampatore di Venezia
Javier Azpeitia
Traduzione di: P. Cacucci
€ 19,50
2018, 366 p., brossura
Guanda (Collana: Narratori della Fenice)

Il romanzo che restituisce un decisivo momento storico: la nascita dell’editoria moderna.

Nel 1530 un giovane si reca in una villa nella campagna modenese per incontrare la vedova di Aldo Manuzio, il famoso stampatore veneziano, e mostrarle la biografia che ha scritto su di lui. Non sa che la storia vera è molto diversa dai toni epici del suo racconto. Da quando era approdato a Venezia nel 1489 con il proposito di realizzare raffinati volumi dei tesori della letteratura greca, Manuzio aveva dovuto affrontare difficoltà impensabili, come il furto dei manoscritti, le imposizioni commerciali del cinico Andrea Torresani – suocero nonché proprietario della stamperia – e la censura dei potenti. Le edizioni con testo originale a fronte, il corsivo, il libro tascabile, innovazioni per le quali Manuzio sarebbe stato ricordato per sempre, erano frutto di compromessi, trucchi, debiti, e lui per realizzarle si era dovuto difendere da attacchi e boicottaggi. Lo stampatore di Venezia racconta gli aspetti più passionali e intimi di Aldo Manuzio, la sua devozione per la cultura classica e il suo cerebrale epicureismo. E racconta gli esordi dell’editoria all’epoca dei Medici, di Savonarola, Tiziano, Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam: un momento storico di crisi e cambiamento nel quale sono riconoscibili le sfide che ancora oggi l’editoria moderna si trova a fronteggiare.

Da duemila anni
Mihail Sebastian
Traduzione di: M. L. Lombardo
€ 17,00
2018, 278 p., brossura
Fazi (Collana: Le strade)

Uscito per la prima volta nel 1934, un romanzo che è una tragica testimonianza dell’ascesa dell’antisemitismo in Europa

«La sua prosa potrebbe provenire dalla penna di Cechov: ha la stessa umiltà, lo stesso candore e la stessa sottigliezza nell’osservazione» – Arthur Miller

«Cattura magistralmente l’atmosfera anteguerra in Romania, la sofisticatezza, la bellezza, l’orrore… Amo il coraggio di Sebastian, la sua leggerezza e il suo umorismo» – John Banville

«Incredibilmente attinente al nostro tempo, ai nostri luoghi. Non si riesce a fare a meno di pensare che Sebastian ci stia mandando un messaggio attraverso le generazioni» – The New York Times Review of Books

«Pungente, contemplativo, complesso, provocatorio… Oltre a essere un affascinante documento storico, è un romanzo coerente e convincente.» – Financial Times

Romania, anni Venti. L’antisemitismo è sempre più diffuso e violento. Il protagonista, uno studente ebreo dell’Università di Bucarest, insieme ai colleghi correligionari subisce quotidianamente angherie e soprusi, un martirio che gli altri sposano quasi fosse un processo di redenzione, mentre lui si sente intimamente antisionista eppure incapace di rinnegare la propria religione. Questo insanabile dissidio interiore lo induce al vizio. Il suo tempo trascorre infatti in lunghe passeggiate solitarie e notti alcoliche che spartisce con rivoluzionari, fanatici e libertini. Ed è attraverso il suo vissuto quotidiano e le conversazioni con i suoi compagni di strada – il determinato marxista S.T. Haim, il sionista Sami Winkler o il carismatico professor Ghita Blidaru – che il protagonista ricerca il senso di un mondo che sta cambiando e dell’oscurità che sta scendendo sul suo paese e minaccia di distruggerlo. Uscito per la prima volta nel 1934, il romanzo è una tragica testimonianza dell’ascesa dell’antisemitismo in Europa. Un documento inestimabile e un racconto doloroso su uno dei periodi più feroci della storia europea che, in questi tempi oscuri di irragionevoli spinte nazionalistiche, ci insegna a dare un senso al passato offrendoci un ritratto dei molti volti dell’antisemitismo e provando a dare una risposta all’inevitabilità dell’odio.

Jesse e Joe. Gli atleti che sconfissero Adolf Hitler
Francesco Gallo
€ 16,00
2018, 185 p., brossura
Ultra (Collana: Ultra sport)

Molti sostengono che il declino della potenza nazista ebbe inizio su una pista d’atletica di Berlino, quando un afroamericano semianalfabeta dell’Alabama vinse quattro ori olimpici sotto gli occhi furenti di Adolf Hitler; e che fu poi ancora più evidente quando un ex operaio della Ford, figlio di schiavi affrancati, fece partire il suo famigerato gancio sinistro sul ring dello Yankee Stadium a New York. Tra il 1936 e il 1938, Jesse Owens e Joe Louis – due dei più grandi atleti della storia – sono stati protagonisti non solo di eroiche imprese sportive, ma anche del più grande scontro politico e ideologico di sempre: la democrazia americana contro il nazismo tedesco. Le Olimpiadi di Berlino del 1936 e l’incontro di boxe tra Joe Louis e Max Schmeling del 1938 hanno perciò rappresentato gli eventi mediatici più decisivi degli anni Trenta. Da una parte i Giochi più controversi di tutti i tempi, dall’altra due appassionanti e straordinari incontri di boxe rimasti per sempre nella storia del pugilato. Imprese indimenticabili che hanno trasceso lo sport e infuocato i mesi che precedettero lo scoppio del secondo conflitto mondiale. Una guerra annunciata, e sotto certi aspetti inevitabile, che ebbe inizio su due inediti campi di battaglia: un ring e una pista di atletica. Attraverso le straordinarie biografie di Jesse Owens e Joe Louis – per molti aspetti vicine e coincidenti – in questo libro si sfogliano alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Per prendere nota che non molto distante da qui, e non troppo lontano nel tempo, “si era creato un buco nella storia, ma noi non ce n’eravamo accorti”.

È finito il nostro carnevale
Fabio Stassi
€ 15,00
2018, 260 p., ill. , brossura, 3^ edizione
Minimum Fax (Collana: Nichel)

La storia di Rigoberto Aguyar Montiel, una macedonia di geni razziali e un senzaterra, ma soprattutto un amante del calcio e delle donne. Un lungo viaggio che è anche l’attraversamento del Novecento

Nella Parigi di fine anni Venti, a pochi mesi dal primo campionato mondiale di calcio, Rigoberto si innamora perdutamente di Consuelo, la magnifica modella che poserà per la creazione della coppa Rimet. Scomparsa misteriosamente la ragazza, Rigoberto promette a se stesso di rubare il trofeo, facendone il simbolo di tutte le speranze perdute dagli uomini. Inizia in questo modo una lunga cavalcata in giro per i cinque continenti. Nelle vesti di cronista sportivo, sempre sull’orlo del licenziamento, Rogoberto insegue la “Diosa de la Victoria”, campionato del mondo dopo campionato del mondo, dall’Italia fascista del ’34 alla “swinging London” del ’66, dall’Uruguay di Schiaffino al Brasile di Garrincha e Pelé. Tra azioni rocambolesche e colpi di scena, il lungo viaggio di Rigoberto è anche l’attraversamento del Novecento, un percorso pieno di occasioni luminose e di momenti tristi: la seconda guerra mondiale, le dittature sudamericane degli anni Settanta, la fine del calcio come esperienza romantica.

In the court of the Crimson King
Alessandro Staiti
€ 15,50
2018, 189 p., brossura
Arcana (Collana: Universale Arcana)

“In the court of the Crimson King” segna una forte discontinuità con la psichedelia e il blues revival, e le varie forme miste, popolari in Inghilterra verso la fine degli anni Sessanta. Supera cliché estetici e filosofici ormai in crisi e inaugura una nuova era del rock non solo per mezzo di strumenti mai utilizzati prima come il mellotron, ma anche con sonorità e stilemi del tutto originali come quelli della chitarra elettrica di Fripp o del sax di McDonald. I King Crimson decidono di non abbeverarsi più al pozzo della musica americana, ma di attingere alla musica colta europea, al jazz e al folk con tutte le sue suggestioni medievali. In questa monografia dedicata a “In the court of the Crimson King”. Staiti ripercorre anno dopo anno, aneddoto dopo aneddoto, le vicende umane e artistiche dei cinque componenti originari della band fino alla nascita dei King Crimson, alla registrazione del disco e al tour americano che provoca lo scioglimento di quella incredibile band dopo soli nove mesi. Tuttavia, soprattutto grazie a Robert Fripp, i King Crimson – pur con diversi cambi di organico e di direzione musicale – hanno continuato fino ai nostri giorni a influenzare la scena internazionale. Nel libro anche un’intervista esclusiva rilasciata da Jakko Jakszyk – secondo chitarrista e cantate degli attuali King Crimson – e il racconto dell’ottava incarnazione della band che ripropone i brani dal primo album mai più suonati in concerto fin dal 1969.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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