domenica
19 agosto 2018

15:33

LIBRI CONSIGLIATI #365

Tutte le poesie
Fernando Bandini
A cura di: R. Zucco
€ 28,00
2018, 704 p.
Mondadori (Collana: Oscar baobab. Moderni)

Riunire l’intera opera poetica di Fernando Bandini non significa solo presentare le sue raccolte poetiche “maggiori”, da Memoria del futuro a Quattordici poesie . Significa anche ripercorrere le sue raccolte minori e dare ordine alle numerose poesie disperse, tra le quali spicca un gruppo di raffinatissimi testi in latino, testimoni di un’attività creativa cui si accompagna una magistrale riflessione teorica. All’atto poetico appartengono infine le prove traduttive: versioni di poeti francesi come Arnaut Daniel e Baudelaire, di latini come Virgilio e Orazio, o virtuosismi come la resa in latino della Bufera di Montale. «Un poeta eccezionale tra pacatezza e meditazione» lo definì l’amico Andrea Zanzotto; gli fa eco Gian Luigi Beccaria, che nell’introduzione scrive: «Sono stato un affezionato lettore della poesia di Bandini, dell’ultima soprattutto. Conosco poche raccolte poetiche più salutari di Santi di Dicembre , di Meridiano di Greenwich o di Dietro i cancelli e altrove , salutari come uno squillo di tenerezza nel frastuono di un presente che sciala le parole: raccolte che senza clamore, mentre intorno venta una “bora / di notizie e di annunci che toglie spazio agli angeli”, anelano a un riparo, a una nicchia di resistenza, anche per la limpidità della lingua: nicchia dunque, ma in cui si compendia l’universo, riparo anche, ma che si risolve sostanzialmente in intensità di memoria. Memoria che custodisce e rivive un non lontano passato di stagioni, paesaggi, momenti, ora pieni di grazia, ora misteriosi, inquietanti».

Ne vale sempre la pena. Il dottor sorriso, i suoi pazienti e il vero valore della vita
Momcilo Jankovich, Salvatore Vitellino
€ 16,00
2018, 243 p., brossura
Baldini + Castoldi (Collana: Le boe)

Scoprire che il proprio figlio ha la leucemia, vuol dire capire che la vita non è nostra, è fragile e aleatoria. E quando capiamo che la vita non è quello che credevamo, come cambia a quel punto il suo senso per noi? Solo chi vive nella frontiera fra vita e morte può rispondere. Per quarantanni il dottor Momcilo Jankovic ha curato i bambini leucemici nel reparto di Emato-oncologia pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, centro d’eccellenza nazionale. Ha fatto dell’ascolto e della terapia del dolore la sua missione, nella convinzione che se la medicina non può guarire tutti, ha il dovere di offrire una qualità di vita alta anche per chi è destinato a morire. La sua generosità ed empatia con ogni paziente lo hanno fatto amare e reso noto, tanto che i media lo hanno soprannominato il «Dottor sorriso». Questa è la sua storia, e dei suoi «ragazzi». Di chi gli ha insegnato che la nostra vita non è mai solo nostra, o come accettare il momento del commiato; di chi ha capito che nella resilienza al dolore produciamo tanta bellezza, come il mollusco fa con la madreperla; e di chi gli ha aperto gli occhi sul peccato più insidioso, l’abitudine alla vita. Storie di desideri realizzati – quelli dei suoi pazienti a cui Jankovic fa incontrare le loro star preferite (da George Clooney a Jovanotti, da Vasco Rossi a Ligabue); storie di un miracolo più grande della guarigione, quel contagio dell’altruismo che abbraccia migliaia di persone. È questo calore umano il dono che vuole trasmettere il libro, quel calore che tutti riconosciamo, come la luce del sole negli occhi chiusi. È una forma di amore che ci spinge oltre noi stessi, e sa svelarci quanto la vita valga sempre la pena viverla.

Calamandrei. Biografia morale e intellettuale di un grande protagonista della nostra storia
Alessandro Galante Garrone
€ 15,00
2018, brossura
Effepi Libri

Piero Calamandrei (1889-1956) è senza dubbio stato uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento. Giurista, storico, scrittore e politico, fece anche parte dell’Assemblea Costituente come rappresentante del Partito d’Azione. Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1987, ne ripercorre la biografia intellettuale, tra i libri scritti, le collaborazioni giornalistiche e la fondazione della rivista Il Ponte, l’opera di giurista e avvocato. Rispetto alla prima edizione, il presente volume è arricchito da una prefazione di Silvia Calamandrei, nipote di Piero, e da un’introduzione curata dall’avvocato e scrittore Francesco Moroni.

Turoldo. I segni di una vita
Luca De Clara, Alessandro Vit
€ 15,00
2018, 115 p., ill., brossura
Forum Edizioni

Poeta, friulano, frate e ribelle, saggio e sognatore, figura scomoda e appassionata, David Maria Tumido ha attraversato il suo tempo tracciando un solco profondo e lasciando dietro di sé una eredità feconda. In questa biografia per immagini, la narrazione si alterna al tratto grafico descrivendo il senso di una vita non sempre facile da seguire: l’intensità dell’uomo, le relazioni, le ambizioni e le inevitabili contraddizioni di un personaggio chiave del Novecento italiano.

Giorgio Bassani: prigioniero del passato, custode della memoria
Sophie Nezri Dufour
€ 12,00
2018, 108 p., brossura
Cesati (Collana: Strumenti di letteratura italiana)

Nata dall’urgenza di ricordare quel che gli uomini furono capaci di fare per odio, viltà e ignoranza, l’opera bassaniana fa rinascere la memoria di un’epoca, di una città, di una tragedia: il Ventennio, Ferrara, la Shoah. La prosa di Bassani traduce una ricerca di senso sistematica e una volontà forte di rielaborazione letteraria, insieme realistica e poetica, talvolta quasi allegorica e mitica, perché profondamente filosofica, di un passato “che non passa”. La sua ricreazione memoriale, insieme denunciatrice e lirica, profondamente malinconica, traduce la volontà di analizzare l’animo umano in situazioni storiche precise ma anche di ribadire l’assurdità della vita e il pericolo che rappresenta la tendenza ciclica di una società a lasciar esprimere con violenza estrema l’odio dell’altro. Prefazione di Marco Brunazzi.

L’adorazione e la lotta
Antonio Moresco
€ 22,00
2018, 424 p.
Mondadori (Collana: Scrittori italiani e stranieri)

Da uno degli autori più importanti degli ultimi anni, una visione unica della scrittura e della letteratura, un libro intenso, deflagrante, attraversato dal fuoco della creazione. 

“Negli ultimi vent’anni, accanto a vasti romanzi, romanzi brevi, racconti, opere di teatro e altri testi legati a esperienze di sconfinamento e cammino, mi è capitato di confrontarmi con scrittori, poeti e pensatori incontrati sulla mia strada che avevano lasciato un segno profondo dentro di me. Ne sono nati scritti che non hanno le caratteristiche di riflessioni pacificate e di degustazioni ma che sono parte della stessa spinta che anima i miei altri libri e che vanno a comporre con questi un’unica e indistinguibile manifestazione del mio stare dentro il territorio della letteratura.”

Si apre così il nuovo libro di Antonio Moresco, un cammino personalissimo animato da una visione spiazzante della letteratura e del mondo, che attraversa, armi in mano, con passo narrativo e corpo a corpo serrati, le opere di scrittori, poeti, filosofi, santi, capi politici: da Cervantes a Emily Dickinson, a Tolstoj, a Beckett, a Swift, a Virginia Woolf, a Céline, a Plotino, a Bulgakov, a Primo Levi, a Teresa D’Avila, a Jack London, ad Artaud… Un libro irrinunciabile per chi già ama la narrativa di Antonio Moresco e un’occasione straordinaria per incontrarlo al suo meglio per chi ancora non lo conosce, guidati dalla sua voce originale e potente, dal suo sguardo feroce ma capace di infinita tenerezza. 

Resto qui
Marco Balzano
€ 18,00
2018, 192 p.
Einaudi (Collana: Supercoralli)

Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina. Il nuovo grande romanzo del vincitore del Premio Campiello 2015, già venduto in diversi Paesi prima della pubblicazione.

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare»

Quando arriva la guerra o l’inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole. L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.

Non oso dire la gioia
Laura Imai Messina
€ 18,50
2018, 402 p., rilegato
Piemme

Una donna che vuole a ogni costo diventare madre. Un uomo che anela al padre sconosciuto. Un intreccio di passioni e di invidie in un romanzo in cui l’assenza o l’eccesso dell’amore cambiano le vite.

«Senza saperlo si trovano a pensare la stessa cosa, ovvero che famiglia è forse allora la mancanza di confini, il non essere più in grado di stabilire con chiarezza l’inizio e la fine delle cose in una casa. Tutto piomba nel caos, nell’eliminazione sistematica della reciproca distanza, di quella sola cosa che sa separare e nella stessa misura avvicinare le persone.»

Nella vita di Clara le strade hanno nomi mutevoli, quelli dei pensieri che le attraversano la mente mentre il corpo le percorre. Si perde nella geografia della città così come nel passato da cui è fuggita da ragazza. Sposata a un uomo che non ama, insegue invano una maternità che dia senso al matrimonio e, insieme, alla sua vita. Ma quando ogni speranza sembra persa, Clara si ritrova a compiere un gesto atroce, inaspettato, e nello stesso drammatico istante a realizzare il proprio sogno. Marcel e Jean sono migliori amici. Jean vive l’amicizia con Marcel come una compensazione alla felicità mancata, sempre rimandata nell’infanzia e nell’adolescenza. Marcel, invece, non ha mai conosciuto il padre ed è una voragine quel vuoto. Soggiogato dall’amore soffocante della madre e dalla possessività dell’amico, conduce un’esistenza piatta, insignificante, indegna del suo valore. Poi, però, un giorno per Marcel arriva la gioia, una gioia che quasi non si osa dire ad alta voce. È Momoko, una donna giapponese, anche lei con un segreto doloroso che ha segnato la sua storia personale, eppure determinata a fare della propria vita la loro , rovesciando l’Oriente nell’Occidente di Marcel e insegnandogli un diverso modo d’essere e di amare. Tuttavia la gioia è complicata da gestire, soprattutto quella altrui, e quando appartiene solo a due persone, essa sa scatenare sentimenti d’odio e di vendetta in chi sta loro accanto. Roma e Tokyo, passato e futuro, presenza e assenza si intrecciano indissolubilmente in questo romanzo che, nella crudezza che solo la verità possiede, svela i molti modi in cui si ama e si è amati.

Leningrado
Giuseppe Tornatore, Massimo De Rita
€ 15,00
2018, 368 p., brossura
Sellerio Editore Palermo (Collana: La memoria)

Un film che non è stato mai realizzato ma che rimane come sceneggiatura dalla forza narrativa straordinaria. L’assedio di Leningrado viene raccontato senza censure: il gelo, la fame, la colla impastata come farina, l’orrore del cannibalismo.

«Secondo i calcoli di Adolf Hitler, che aveva già fissato i festeggiamenti per la capitolazione all’Hotel Astoria di Leningrado per il 9 agosto 1942, in tre mesi sarebbero stati tutti sterminati. E invece hanno resistito tre anni, anche se le scorte di viveri della città isolata bastavano per soli 30 giorni. Questa vicenda è più che mai attuale, una grandiosa metafora della contemporaneità» – Giuseppe Tornatore

Dal settembre del 1941 al gennaio del 1944 Leningrado venne accerchiata dall’esercito tedesco; morirono un milione di persone, metà della popolazione. Hitler aveva deciso di cancellare la città più europea ed evoluta di tutta la Russia, la grandiosa Pietroburgo costruita dallo Zar Pietro il Grande; contava di farla capitolare in pochi giorni, gli abitanti invece resistettero quasi tre anni: al nemico, alla fame, alle privazioni, al freddo. A un film sul drammatico assedio della città sovietica da parte dei nazisti stava lavorando Sergio Leone prima di morire; nel 2004 il progetto venne ripreso da Giuseppe Tornatore. La fonte, per entrambi, è il grandioso reportage di Harrison Salisbury, I 900 giorni, pubblicato nel 1969 (e diffuso in Russia solo dopo la caduta del Muro). Tornatore ha trascorso anni a leggere e rivedere testimonianze, film, ha fatto sopralluoghi, incontrato i sopravvissuti, ha ingaggiato uno stuolo di traduttori per studiare diari e documenti, immaginato gli attori. Ne è nata una sceneggiatura che il regista ha scritto insieme a Massimo De Rita; il film non è stato mai realizzato ma questa sceneggiatura ha una forza narrativa straordinaria. L’assedio di Leningrado viene raccontato senza censure: il gelo, la fame, la colla impastata come farina, l’orrore del cannibalismo, i corpi per strada, la disperazione degli abitanti e insieme il loro fortissimo desiderio di sopravvivenza; a Leningrado in quei mesi non cessarono concerti, non chiusero i teatri, i tesori dell’Ermitage vennero custoditi con ogni cura perché nulla andasse distrutto.

Revolutija. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky. Capolavori dal Museo di Stato Russo, San Pietroburgo. Ediz. a colori
A cura di:  E. Petrova, J. Kiblitsky
€ 39,00
2018, 200 p., ill., rilegato
Skira (Collana: Arte moderna. Cataloghi)

I capolavori del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo nel centenario della Rivoluzione Russa del 1917

L’arte delle avanguardie russe è uno dei capitoli più importanti e radicali del modernismo. Il periodo compreso tra il 1910 e il 1920 ha infatti visto nascere, come in nessun altro momento della storia dell’arte, scuole, associazioni di artisti e movimenti d’avanguardia diametralmente opposti l’uno all’altro, a un ritmo vertiginoso. In occasione della ricorrenza del centenario della Rivoluzione Russa, Revolutija racconta il fermento culturale di quel periodo attraverso capolavori assoluti provenienti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. Oltre 70 dipinti raccontano gli stili e le dinamiche di sviluppo di artisti come Kandinsky, Malevich, Chagall, Rodchenko, Serov, Altman, Repin e di altri grandi protagonisti delle avanguardie, documentando la straordinaria modernità dei movimenti culturali della Russia d’inizio Novecento: dal primitivismo al cubo-futurismo, fino al suprematismo, costruendo contemporaneamente un parallelo cronologico tra l’espressionismo figurativo e il puro astrattismo. Obiettivo di Revolutija è mettere in luce quante e quali arti, tanto diverse tra loro, nacquero in Russia tra i primi del Novecento e la fine degli anni ’30 e riportare l’attenzione su artisti rimasti un po’ nell’ombra, come Repin o Petrov-Vodkin o Kustodiev, a causa dell’enorme successo avuto da Chagall, Malevich o Kandinsky. Tra i capolavori presentati spiccano opere iconiche come la celeberrima Promenade di Chagall, Testa di contadino e Quadrato Nero (1923 circa) di Malevich, Su Bianco di Kandinsky e Ritratto della poetessa Anna Akhmatova di Altman. L’interdisciplinarità propria dell’avanguardia russa, è rappresentata da un nucleo di foto d’epoca, video storici e costumi teatrali, come gli abiti di scena disegnati da Malevich per lo spettacolo teatrale Vittoria sul Sole, in cui comparve per la prima volta l’idea del celebre Quadrato Nero.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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