venerdì
21 settembre 2018

16:53

LIBRI CONSIGLIATI #366

Che profumo quei libri. La biblioteca ideale di un figlio del Novecento
Giampiero Mughini
€ 17,00
2018, 208 p., brossura
Bompiani (Collana: Overlook)

L’autobiografia sentimentale del più appassionato bibliofilo italiano, che si racconta attraverso la sua personalissima – e talvolta spudorata – biblioteca del Novecento.

«Storie antiche, di altri tempi, del Novecento. Nessuna nuvola virtuale, nessun catalogo immateriale riuscirà a replicarne le emozioni» – Pierluigi Battista

«Si prenda una qualsiasi pagina di Mughini e la si ficchi nelle antologie per mostrare alle nuove generazioni come l’italiano si possa scaldare, martellare, curvare, e strappare alla ruggine» – Camillo Lagone

Un libro in onore dei libri, quelli di carta. Libri come cavalieri, che vanno alla carica, disperata e inane, contro il fuoco battente dell’artiglieria digitale. Fragili creature da pochi centimetri di larghezza, ma che non per questo hanno un’aria meno imponente nel loro osare contro un nemico ben equipaggiato. Giampiero Mughini ha scelto alcuni dei libri a lui più cari fra quelli della sua collezione dedicata al Novecento italiano, non necessariamente i più famosi e riconosciuti, anzi spesso i più obliqui, azzardati e trascurati dal grande pubblico. Quei libri, che Mughini mette in vetrina come una mostra o racconta come in una telecronaca sportiva, sono descritti minuziosamente nella veste e nelle caratteristiche che ebbero quando apparvero in prima edizione, perché quello è il momento in cui un libro arrischia la sua avventura nel mondo. Tutti insieme compongono una biblioteca “ideale” non nel senso oggettivo del termine, bensì arbitraria e soggettiva e talvolta spudorata, modellata dai capricci della memoria e a volte dalle sue malizie.

Colloquio con Giulio Einaudi
Severino Cesari, Giulio Einaudi
€ 18,00
2018, 240 p., rilegato
Einaudi (Collana: Supercoralli)

Casa Einaudi: i libri, le verità, i miti, i conflitti, gli uomini di una straordinaria avventura editoriale e di una irripetibile stagione culturale raccontati dalla voce del suo stesso fondatore. Una «lezione editoriale» di sorprendente freschezza.

In questo Colloquio con Severino Cesari Giulio Einaudi, sottraendosi alla tradizionale elusività, ripercorre in soggettiva la storia della Casa editrice, guidando il lettore nel cuore dell’officina editoriale e riannodando l’itinerario dal progetto culturale al libro: dalle mitiche «riunioni del mercoledí» al delicato lavoro di redazione, dalla ricerca di una forma grafica alla conquista del pubblico. E narrando di libri, Giulio Einaudi delinea un ritratto inatteso, a volte anche commosso, ma sempre pubblico dei fondatori o dei veri «perni» editoriali di questa avventura: uomini come Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Italo Calvino, Giulio Bollati, e insieme a loro, dietro di loro, un gruppo di innovatori, di grandi interpreti del lavoro collettivo: Massimo Mila e Giaime Pintor, Felice Balbo e Norberto Bobbio, Elio Vittorini e Luciano Foà, Franco Venturi e Delio Cantimori, Natalia Ginzburg e Cesare Cases.

Padre quotidiano
Gianni Amelio
€ 18,00
2018, 157 p., brossura
Mondadori (Collana: Soggettive)

La rievocazione degli anni inquieti in cui si aprì la stagione delle migrazioni, che continua a riversare sulle coste italiane il suo carico di dolore e morte, è addolcita dalla nascita di un legame affettivo che sfida i pregiudizi e s’impone con la forza necessaria per arginare l’indifferenza comune.

Quando di un bambino si dice “è il ritratto di suo padre, gli ha staccato la testa”, il papà si gonfia di orgoglio. Invece sognavo un figlio al quale, con pazienza e fortuna, potessi un giorno somigliare io.

«Ethem mi venne incontro per salutarmi, ma non come faceva di solito, accostando le guance per tre volte. Adesso mi tenne stretto, mi si aggrappò addosso. Poi gli uscì una frase che forse mi aveva già detto altre volte, e c’era la parola bir, figlio. L’assistente tradusse sottovoce, perché anche a lui suonava strano quello che doveva ripetere: “Fino a oggi è stato figlio mio. Da domani sarà figlio tuo”.» Durante le riprese di Lamerica, nel 1993, Gianni Amelio riceve da Ethem Zekaj, padre del giovane albanese il cui sguardo riempie l’ultima immagine del film, una proposta sconcertante che è, insieme, un ordine e una preghiera, e ha il potere di risvegliare in lui, il «regissore» italiano, le tracce di un’antica ferita, l’assenza di un altro padre – il suo – conosciuto troppo tardi. Fra slanci emotivi e incomprensioni, reciproca diffidenza e imprevedibili affinità, in un dialogo che vive soprattutto di silenzi, il rapporto con Ethem, personaggio chiave della storia, si fa sempre più profondo. E Amelio racconta come abbia deciso di adottare quel ragazzo, onorando l’atto d’amore di un padre pronto a separarsi da suo figlio per dargli un futuro meno incerto. La narrazione di questa esperienza intima acquista nelle pagine del libro un profondo respiro corale: l’apprendistato di padre putativo è scandito dalle fasi della travagliata lavorazione del film e dal ritratto di un’Albania ancora schiacciata dalle macerie della dittatura, tanto lontana dall’Italia di allora e tanto simile alla Calabria del dopoguerra, dove Amelio ha vissuto la sua infanzia. Sospeso fra due paesi, due caratteri, due culture, “Padre quotidiano” rievoca gli anni inquieti in cui si aprì la stagione delle migrazioni via mare, che continua a riversare sulle coste italiane il suo carico di dolore e di morte. Ma il ricordo viene qui addolcito, quasi purificato, dalla nascita di un legame affettivo che sfida i pregiudizi e s’impone con la forza necessaria per arginare l’indifferenza comune. Una vicenda personale diventa simbolica, scava a fondo nel privato, anche con durezza, fino a raggiungere un’emozione che ci coinvolge tutti.

La terra non è mai sporca
A cura di: C. Benedetto, L. Ciliento
€ 17,50
2018, 221 p., brossura
ADD Editore (Collana: Saggi)

“‘La terra non è mai sporca, siamo noi che la sporchiamo con i nostri pensieri’, così ha esordito Svamini Ma Uma Shakti Ghiri, in una giornata dedicata all’ecologia e allo spirito. La frase ha preso a girarci in testa e non ci ha più abbandonate. Questo libro è nato in viaggio e con il viaggio si è costruito, incontrando persone molto diverse fra loro, ma accomunate dal profondo legame con la terra. Quando è stato possibile le abbiamo raggiunte nel loro ambiente, tra Francia, Svizzera, Olanda e Italia, scegliendo un giardino, un sentiero, le sponde di un fiume. Nel viaggio, un tempo fertile per mettersi in ascolto, abbiamo scoperto che per ognuno di noi c’è una terra, plasmata dalle esperienze ma anche dallo stupore che prima o poi lei ci concede. Perché, come dice Pierre Rabhi, «la terra è di tutti». Non importa cosa si faccia nella vita, quale sia il nostro credo, senza la terra semplicemente non siamo.” Scrittori, agroeconomisti, cosmologi, musicisti, monaci, artisti, stilisti, funamboli, bioagricoltori, politici, scalatori raccontano la loro idea di terra, componendo una sorta di “grande giardino” della reciproca conoscenza, per ritrovare il mistero del mondo. Con interventi di: Pierre Rabhi, Roberto Moncalvo, svamini Ma Uma Shakti Ghiri e svamini Hamsananda Ghiri, Sveva Sagramola, Beppe Tenti, Andrea Loreni,Paolo Marin, Jadav Payeng, Daniele Nardi, AlexanDer Vilenkin, Maria Teresa Pisani, Paola Deda, Tiziano Guardini, Livia Firth, Michelangelo Pistoletto, Jorge Bakker, Terre Traverse Giuseppe Verdi, Eugenio in Via Di Gioia, Catriona Patterson, Jean-Claude Carrière, Nahal Tajadod.

Come pesci nell’acqua. Mafie, impresa e politica in Veneto
Gianni Belloni, Antonio Vesco
€ 28,00
2018
Donzelli (Collana: Saggi. Storia e scienze sociali)

Tra le regioni del Nord Italia, il Veneto è quella meno interessata da inchieste giudiziarie e giornalistiche che abbiano portato alla luce la presenza di gruppi mafiosi strutturati e radicati. Di fronte a scarsi riscontri documentali, nella costruzione sociale del fenomeno mafioso prevalgono le impressioni, in una sorta di cortocircuito emozionale in cui l’evocata presenza delle mafie è chiamata in causa per spiegare le diversificate dinamiche di illegalità che caratterizzano il contesto politico e imprenditoriale di questo territorio. Il volume presenta i risultati di una ricerca sulle vicende criminali che coinvolgono organizzazioni mafiose, impresa e politica, offrendo una descrizione della cronologia e della geografia delle presenze mafiose in Veneto. Attraverso quattro studi di caso, gli autori osservano da una prospettiva ravvicinata i principali episodi in cui sono stati coinvolti gruppi mafiosi in questo territorio: l’incontro tra clan e tessuto imprenditoriale locale; le ricadute di questo incontro sul mondo del lavoro in relazione alle attività di intermediazione di manodopera gestite dai clan; i rapporti tra gruppi di ‘ndrangheta e politica nel veronese.

Un ragazzo normale
Lorenzo Marone
€ 16,50
2018, 288 p., brossura
Feltrinelli (Collana: I narratori)

Dopo il successo di Magari domani resto, Lorenzo Marone ritorna con una straordinaria prova narrativa che ha per protagonisti un bambino e il suo eroe, Giancarlo Siani, il giornalista rimasto vittima della camorra nell’85.

Un romanzo sull’amicizia, l’adolescenza e l’amore, ma, soprattutto, una storia che parla dell’importanza delle storie e del valore delle parole. 

“A dodici anni sono diventato amico di un supereroe. Aveva venticinque anni, abitava nel mio condominio a Napoli, che per certi versi è anche più pericolosa di Gotham City, si chiamava Giancarlo e, nonostante le mie insistenze, diceva di non essere per niente un supereroe.”

Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karate Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere. Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni. Nel 1985, l’anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spiderman e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Morla, la tartaruga che vive sul grande balcone all’ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un’agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male. Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de «Il Mattino» che cadrà vittima della camorra proprio quell’anno e davanti a quel palazzo. Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel piccolo mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l’importanza dell’amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole. Perché i supereroi forse non esistono, ma il ricordo delle persone speciali e le loro piccole grandi azioni restano.

The mission
Matteo Porru
€ 17,00
2017, 140 p.
Edizioni La Zattera

C’è un uomo che passeggia sul Gianicolo, fischiettando. Roma si trucca allo specchio, stanca, confusa. Martina ha dieci anni e tutta la vita davanti; Alessio è più calmo, metodico, un sognatore. Alice è curiosa. Di Virgilio non si sa molto. Sono quattro bambini che si ritrovano per caso al Bambino Gesù, chi con delle farfalle nello stomaco, chi con delle palle cattive da togliere. C’è una mascotte a forma di infermiere con le ali che vola in sala operatoria con i bambini, serve per rendere tutto una storiella, come quella di Tigro, dipinto sulle pareti delle camere. Ma qualcosa non torna. È come se tutti sapessero già come andrà a finire. Gli adulti pensano che i bambini siano ingenui, ignari di quello che accade, capaci solo di fantasticare. Ma lo sanno i grandi che sono loro i primi a fingere, a mascherarsi? E i bambini cosa avrebbero preferito? Loro cosa avrebbero detto? Quella risposta nessuno la sa: vaga sola, disperata, senza tomba, fra le strade. Quattro note echeggiano nella capitale. Ora è il momento di dire la verità, quella che sanno sempre solo gli altri. Il tempo è scaduto, il sipario è aperto. Sono diventati grandi troppo presto, quei bambini. E nessuno ha più voglia di giocare.

La bellezza rubata
Laurie Lico Albanese
Traduzione di: M. Baiocchi
€ 20,00
2018, 360 p., rilegato
Einaudi (Collana: Supercoralli)

Una giovane donna che cerca la sua libertà e un pittore che cerca la libertà del colore e della forma. Il racconto della passione, sensuale e ribelle, tra Gustav Klimt e la sua musa, Adele Bloch-Bauer. Una storia d’amore che è anche la storia di un quadro (il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I ) che attraversa tutto il Novecento.

«La bellezza rubata è una vera opera d’arte, di quelle che inquietano e insieme riscaldano il cuore.» – The Wall Street Journal

Dalla seducente Vienna di inizio Novecento, scossa dalla rivoluzione di Freud e dai fermenti artistici della Secessione, alle devastazioni della Seconda guerra mondiale, La bellezza rubata è un’entusiasmante epopea d’amore, guerra e arte. Laurie Lico Albanese ha dato voce a due donne straordinarie, riportando alla luce la storia nascosta dietro il piú famoso quadro di Klimt. « La bellezza rubata è una vera opera d’arte, di quelle che inquietano e insieme riscaldano il cuore». Nella scintillante atmosfera della Vienna di inizio Novecento, Adele Bloch-Bauer, discendente di una facoltosa famiglia ebrea, fa il suo debutto nell’alta società. Tra frenetici giri di valzer e accese discussioni sul valore dell’ avant-garde, la ragazza si lascia trascinare in un vortice di sensualità che la fa cadere tra le braccia del pittore Gustav Klimt. Adele diventa la sua giovane musa, modella per ritratti dall’erotismo sfacciato che sfidano le rigide convenzioni di un gusto accademico ormai sull’orlo della decadenza. Tempi di euforia ma anche di incertezza per un’Europa nella quale le teorie antisemite cominciano a prendere piede, sfociando, in meno di quarant’anni, in uno dei periodi piú bui della storia. Maria, nipote prediletta dell’ormai defunta Adele, assiste inerme all’invasione dell’Austria da parte dei nazisti; uno per uno, tutti i membri della sua famiglia vengono arrestati o uccisi, mentre i pochi superstiti sono costretti a fuggire all’estero. Il destino pone Maria davanti a un’ardua scelta: cominciare una nuova vita in America, mettendo a tacere per sempre il dolore dei ricordi, oppure combattere con i fantasmi del passato per mantenere viva la memoria dei suoi cari?

Emilia l’elefante
Arto Paasilinna
Traduzione di: F. Felici
€ 17,00
2018, 252 p., brossura
Iperborea (Collana: Narrativa)

Un nuovo romanzo di Arto Paasilinna, l’irresistibile umorista finlandese che ha conquistato i lettori italiani.

Kerava, 1986. Nelle stalle del Circo Finlandia nasce una tenerissima elefantina che la sua padrona, Lucia Lucander, decide di chiamare Emilia in omaggio alla moglie del direttore, vecchia gloria della pista circense. Emilia dimostra grandi talenti, riuscendo già a sei mesi a sventolare la bandiera finlandese in mezzo alla pista. Ma non dura. Nel giro di poco entra in vigore una legge che proibisce l’uso di animali selvatici a scopo di intrattenimento, e di colpo per Emilia non c’è più posto. Dopo un periodo al Grande Circo di Mosca e favolosi spettacoli sulla transiberiana, Lucia ed Emilia rientrano in Finlandia e vengono accolte in una fattoria-allevamento di polli. Nel frattempo si è immischiata anche l’Unione Europea, inasprendo ulteriormente la regolamentazione sugli animali selvatici, e per questo attorno a Lucia e all’elefante si forma un premuroso circolo di amici sempre pronti ad aiutarle e sostenerle. Perché non portare Emilia in Africa, tra i suoi simili, propone qualcuno. E sia! La decisione è presa di concerto e si decide che Emilia, con Lucia e il fidanzato Paavo in groppa, dovrà raggiungere il porto del lago Saimaa – la porta per l’Africa – distante 400 chilometri, attraversando città e foreste sterminate. Chi conosce Paasilinna saprà cosa aspettarsi da questi chilometri in sella a un elefante. E così tra orsi inviperiti, scienziati folli, risse con animalisti complottisti, negozi distrutti, suicidi sventati e altre paasilinnate di ogni sorta, ci si ritrova come sempre nella lavatrice ridente e canzonatoria dell’autore finlandese, che ci intrattiene con piglio conviviale e al contempo feroce. Ma attenti, anche questa volta sotto il frastuono del ridere spietato, c’è una luccicante e ben affilata punta di amarezza. Anche questo è Paasilinna, l’amaro che ti ride in faccia, ti fa ridere e, passata la confusione, ti fa anche pensare.

Francesco il ribelle. Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia
Enzo Fortunato
€ 16,50
2018, 121 p., rilegato
Mondadori (Collana: Saggistica)

In queste pagine, ricche di testimonianze letterarie e pittoriche, viene presentato il percorso personale di San Francesco, ma anche la sua rivoluzione culturale, per spiegarne il «segreto».

«Questo libro ripercorre le parole, i luoghi e gli incontri di un uomo allo stesso tempo libero e obbediente. Così facendo non solo si descrive il percorso personale di un uomo, ma si delinea una cultura ispirata al Vangelo, in grado di dialogare con tutti.» – Cardinale Pietro Paolin

San Francesco è oggi più che mai uno dei personaggi chiave per comprendere come si vada configurando il cristianesimo in questo inizio di terzo millennio, a partire dalle parole con cui papa Bergoglio ha spiegato la scelta del suo nome: «Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco, come Francesco da Assisi». Con la semplicità, la mitezza e l’intenso fuoco interiore che hanno contraddistinto la sua vita, ancora dopo otto secoli attrae nel santuario di Assisi migliaia di persone ogni anno. Ma «perché scrivere un altro profilo biografico? Non bastavano le tante biografie, alcune delle quali eccellenti, uscite negli ultimi anni?» si domanda nella Prefazione il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. «La risposta è che questo lavoro ha una sua caratterizzazione specifica. Si potrebbe dire che si tratta di una lettura ecclesiale del santo di Assisi. Padre Enzo Fortunato ha voluto mostrarci tutta l’attualità del pensiero e dell’azione di Francesco, mentre la Chiesa cerca ogni giorno di compiere quel cammino in “uscita” chiestole da papa Francesco, di non essere cioè chiusa nelle sue istituzioni, ma povera e aperta all’incontro, capace di proporre il Vangelo con la parola e con la vita.» In queste pagine, ricche di testimonianze letterarie e pittoriche, si delineano così i luoghi che ha visitato, gli incontri che ha fatto, i gesti e le parole con cui ha formulato il suo messaggio, esplicitando quelli che sono stati il suo percorso personale ma anche la sua rivoluzione culturale, per spiegarne il «segreto». Francesco è l’uomo moderno, come moderna è la lingua che usa sia per la poesia sia per la predicazione. Era «un ribelle, certo, ma un ribelle obbediente. Un uomo obbediente, certo, ma un obbediente sempre libero» continua il cardinale Parolin. «Come non leggere in controluce, nelle pagine di questo libro e nell’umanità di Francesco d’Assisi, il progetto evangelico che papa Francesco sta portando avanti per tutta la Chiesa?» Il merito forse maggiore di questo libro è allora «quello di condurci a riflettere sul “ribelle” Francesco, ma anche quello di farci intravedere il volto del cristianesimo delle prossime generazioni».

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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