lunedì
24 settembre 2018

16:34

LIBRI CONSIGLIATI #371

Un momento di guerra
Laurie Lee
Traduzione di:  F. Ascari
€ 16,00
2018, 141 p., brossura
Adelphi (Collana: Fabula)

“Eravamo una compagnia diseguale: grandi e piccoli, per lo più giovani, dalle guance incavate, cenciosi, pallidi, figli della depressa e inquieta Europa. Ma pur confusi com’eravamo durante la marcia, sembravamo avere negli occhi un fervore crescente. Cercavamo maldestramente di trovare un ordine che dimostrasse il nostro coraggio, e nel momento in cui ci mettemmo in riga e al passo insieme e sfilammo di nuovo davanti al comandante, alzando il pugno chiuso provammo un ardore in petto e un nodo alla gola che fecero di tutti noi degli eroi e dei guerrieri.”

Laurie Lee ha ventitré anni quando, un giorno d’inverno del 1937, parte alla volta della Spagna per combattere per la causa repubblicana. Questo libro è il racconto delle sue avventure durante quella tragica pagina di storia, in una terra dove tutto ciò che incontra è estremo: la natura asperrima dei luoghi, la durezza del clima, la scarsità di cibo. Ma lui non batte ciglio. Così un episodio atroce come la guerra civile spagnola, trattato per una volta senza retorica, ci appare di colpo nuovo. Lorenzo – questo il suo nome di battaglia – si ritrova fra i tanti uomini di ogni tendenza ideologica accorsi da tutto il mondo nelle brigate internazionali: una congerie che sarebbe eufemistico definire sprovveduta. Già le esercitazioni – gli assalti alla collina con i fucili finti, e in cima le mitragliatrici simulate battendo con i bastoni sulle latte d’olio – danno un’idea di come andrà a finire. I «nostri» devono ancora imparare che «l’idealismo non ha mai fermato un carro armato» – e non fermerà quelli di Franco, pesantemente equipaggiato da tedeschi e italiani. L’occhio di Laurie Lee, la sua felicità di lingua e di scrittura illuminano momenti, luoghi, uomini con un fascio di luce vivissima, e il racconto, insieme ingenuo e clinico, resta dolorosamente lieve a dispetto di tutto, fino al ritorno «senza onore» a Londra – poiché «entrare in Spagna e in una guerra» fu «sin troppo facile», ma «uscirne lo fu ancora di più».

Autunno a Venezia. Hemingway e l’ultima musa
Andrea Di Robilant
€ 19,90
2018, 266 p., rilegato
Corbaccio (Collana: Narratori Corbaccio)

Nel 1948 Ernest Hemingway arriva in Italia con la quarta moglie, Mary Welsh. Il piroscafo che doveva condurre la coppia e l’inseparabile Buick – legata alla prua – in Provenza, non riesce ad approdare a Cannes a causa del maltempo e deve per forza navigare fino a Genova. Per Hemingway è uno shock: mancava dall’Italia da trent’anni, da quando diciottenne aveva combattuto sul fronte italiano. È uno scrittore in cerca di ispirazione: non pubblica un romanzo da dieci anni, è un momento difficile, e quando scende sul molo osannato e assediato dai giornalisti, viene sommerso dai ricordi e decide che quello che era destinato a essere un breve interludio fra Cuba e la Provenza diventerà un viaggio di parecchi mesi nei luoghi che aveva frequentato da giovane. Da Genova a Milano, da Stresa a Cortina, incontra e fa accordi con i suoi editori italiani, il «comunista» Giulio Einaudi e il nonideologico Arnoldo Mondadori. Conosce la sua voce italiana, Fernanda Pivano con il compagno Ettore Sottsass, Italo Calvino, Natalia Ginzburg. Fra un drink e una battuta di caccia si spinge fino a Venezia e a Torcello, dove incontra una giovane aristocratica veneziana, Adriana Ivancich, di cui si innamora, ricambiato. Sarà la sua «ultima musa»: la relazione è complessa e destinata a non durare, lo sanno entrambi. E tuttavia grazie a lei Hemingway ricomincerà a scrivere: Adriana è la Renata di «Di là dal fiume e tra gli alberi», romanzo che Hemingway considera un capolavoro e che verrà inizialmente stroncato dalla critica. Ma dopo questo, con al suo fianco Adriana che per breve tempo si trasferisce (con la madre) a Cuba, Hemingway scriverà anche «Il vecchio e il mare», che gli vale il Premio Pulitzer e, l’anno successivo, il Premio Nobel.

Il pianista di Yarmouk
Aeham Ahmad
Traduzione di: L. Ferrantini
€ 20,00
2018, 348 p., brossura
La nave di Teseo (Collana: Le polene)

La storia vera, raccontata in prima persona, di un pianista che ha sfidato le bombe e i terroristi in nome della sua musica. Un caso mondiale. Una commovente testimonianza di resistenza e fede nell’arte.

Un giovane suona il pianoforte in mezzo a una strada bombardata. Suona per i suoi vicini, soprattutto per i bambini, per distrarli dalle atrocità della guerra: un’immagine che ha fatto il giro del mondo diventando un simbolo della catastrofe in Siria, ma anche dell’inestinguibile volontà dell’uomo di opporsi in ogni modo alla distruzione. Il suono di quello strumento ha raggiunto e commosso milioni di persone nel mondo su YouTube. Ora Aeham Ahmad racconta la propria storia: l’infanzia in una Siria ancora in pace, l’inizio delle rivolte preludio di una guerra terribile, la fuga per la stessa via battuta da migliaia di disperati. Un lungo e pericoloso viaggio via terra, la drammatica traversata del Mediterraneo, le insidie della rotta balcanica. Fino alla nuova vita in Germania, dove ha realizzato il suo sogno di artista e si esibisce nelle più importanti sale concerti, ma è costretto a vivere lontano dalla sua famiglia di origine, rimasta in Siria. Allora come oggi, è la musica che gli ha salvato la vita a dargli conforto e infondergli coraggio.

Salvare una vita. La voce di un medico in prima linea
James Maskalyk
Traduzione di: E. Spediacci
€ 14,00
2018, 224 p., brossura
Einaudi (Collana: Super ET. Opera viva)

Scandito come un alfabeto, toccante e travolgente, Salvare una vita è un inno alla dolcezza e alla grazia dello spirito umano che può superare qualsiasi difficoltà.

«La scrittura di Maskalyk ha il ritmo di una ballata e affonda come una poesia.» – The Washington Post

«La grande forza di salvare una vita è quella di illuminare i momenti di gioia che resistono a ogni orrore.» – The Globe and Mail

«Coraggioso, coinvolgente, intelligente e pieno di umanità.» – The Daily Mail

A come aria, che passa nei polmoni e quando qualcosa la blocca si sente un rumore che mette i brividi, come se a collassare non fosse soltanto un corpo ma l’intero universo. E come emergenza, quella condizione in cui sai di dover fare qualsiasi cosa perché la morte non abbia la meglio, ma sai anche di avere poco tempo e sai che potrai sbagliare. S come il sangue che dal centro del petto arriva dappertutto, rendendo gli uomini cosí vulnerabili e al tempo stesso dando loro la forza per compiere qualunque gesto, piccolo o grande, d’affetto e di cura. V come vita, che va preservata, sempre e a ogni costo, perché l’unica certezza che abbiamo è di esistere qui e ora. Scandito come un alfabeto, toccante e travolgente, Salvare una vita è un inno alla dolcezza e alla grazia dello spirito umano che può superare qualsiasi difficoltà.

Il giapponese di Varsavia
Shusaku Endo
Traduzione di: T. Tosolini
€ 10,50
2018, 92 p., brossura
EDB (Collana: Lapislazzuli)

Per ammettere una colpa che lo affligge da tempo e non riesce a raccontare nemmeno al prete in confessionale, un uomo si confida a un merlo indiano perché lo sguardo del volatile è colmo di compassione. Scritto nel 1964 e tra i testi più frequentemente inseriti nelle antologie giapponesi, “Un uomo di quarant’anni” apre questa raccolta di racconti di Shusaku Endo. In “Unzen”, pubblicato nel 1965, l’autore introduce la figura dell’apostata Kichijiro, uno dei personaggi centrali del romanzo “Silenzio”; lo scrittore si reca in pellegrinaggio alle sorgenti calde e solforose del monte Unzen, dove molti cristiani del Seicento furono torturati e costretti all’abiura. “Il giapponese di Varsavia”, scritto nel 1979, testimonia invece l’interesse di Endo per la figura di Massimiliano Kolbe, il frate polacco, ora santo, che aveva vissuto come missionario in Giappone prima di morire nel campo di sterminio di Auschwitz nel 1941.

Croce sulla schiena
Ida D’Este
€ 12,50
2018, 142 p., ill. , brossura
Cierre Edizioni (Collana: Percorsi della memoria)

Ida D’Este, partigiana cattolica veneziana, arrestata nel 1945, è detenuta e torturata dalla Banda Carità a Palazzo Giusti a Padova, quindi deportata nel lager di Bolzano, dove rimane fino alla Liberazione. Dopo la guerra, Ida si impegna come parlamentare per il riscatto della condizione femminile. Dagli appunti scritti subito dopo la guerra nasce il libro Croce sulla schiena, edito la prima volta nel 1953, che richiama nel titolo sia la sua fede radicale che la croce gialla dipinta nella divisa del campo. Seguendo un percorso molto soggettivo Ida ricostruisce i vari momenti dell’esperienza resistenziale, evocando con autoironia e fierezza anche le vicende più dolorose della tortura e dell’umiliazione del proprio corpo da parte degli aguzzini fascisti e nazisti. Oggi, a cento anni dalla nascita dell’autrice, viene proposta una riedizione di Croce sulla schiena, per far conoscere a un nuovo pubblico di lettori questo libro ormai introvabile. Per l’interesse storico documentario che riveste, e per la freschezza e l’efficacia letteraria della scrittura, essenziale ed asciutta, è uno dei più bei libri autobiografici sulla resistenza femminile.

Veloce la vita
Sylvie Schenk
Traduzione di: F. Filice
€ 15,50
2018, 176 p., brossura
Keller (Collana: Passi)

In una Lione degli anni Cinquanta che non ha ancora dimenticato i drammi dell’occupazione, arriva Louise che ha lasciato le Alpi francesi e un ambiente famigliare oppressivo. Per lei tutto è nuovo: la vita di una grande città, le avventure, l’amore… Conosce Henri, pianista jazz molto dotato che non riesce ad accettare l’uccisione dei genitori e vive in un’antica casa con una biblioteca ormai vuota perché depredata dai nazisti, e quindi Johann, un ragazzo tedesco, con il quale è amore. Per lui, Louise lascerà la Francia, si opporrà alla famiglia e sceglierà un nuovo Paese, imparerà una nuova lingua… Resta solo un tarlo: quello che Henri le ha svelato prima della sua partenza. Le persone da cui andrà forse non sono così innocenti. “Veloce la vita” è un romanzo dalle molteplici letture che racconta la storia di una donna, della sua indipendenza, della sua forza, delle sue scelte e dell’amore, dei ponti tra le lingue, dei libri letti, dei sogni, delle ombre e delle colpe che ci portiamo dietro – a volte anche quelle di cui non siamo responsabili – della drammatica velocità con cui passa il tempo e con cui anche la vita più piena, alla fine, si consuma.

La mia America
Gillo Dorfles
A cura di: L. Sansone
€ 25,00
2018, 296 p., rilegato
Skira

Dopo Gli artisti che ho incontrato, il grande critico d‘arte racconta la sua America: i grandi studiosi, gli architetti, gli artisti

A partire dal secondo dopoguerra, Gillo Dorfles viaggia negli States dove incontra personalità di primo piano: conosce i più noti studiosi di problemi estetici e critici d’arte (Thomas Munro, Clement Greenberg, James Sweeney, Alfred Barr, Rudolf Arnheim, György Kepes) e dialoga con alcuni tra i maggiori architetti della East e West Coast (Frank Lloyd Wright, Mies van der Rohe, Louis Kahn, Frederick Kiesler). Dai suoi soggiorni Dorfles trae spunto per numerosi articoli sulla società, la pittura, l’architettura, il design e l’estetica americana, all’epoca pubblicati su “Domus”, “Casabella”, “Aut Aut”, “La Lettura”, “Metro” e in numerosi cataloghi, articoli che, raccolti ora assieme ad altri scritti inediti in questo volume, ci permettono di approfondire uno dei periodi più significativi e stimolanti della cultura USA, attraverso i racconti e le memorie del grande critico d’arte. 

“Dorfles è stato tra i primi critici d’arte a recarsi negli Stati Uniti negli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale per approfondire la sua conoscenza sull’arte, l’architettura e la vita negli USA. L’Italia dopo un lungo periodo di oscuramento culturale dovuto alla guerra e alle note vicende politiche che la precedettero, aveva la necessità di aprirsi al resto del mondo per spezzare quell’isolamento che per oltre un ventennio ne aveva condizionato lo sviluppo in molti settori, non ultimo quello socio-culturale. Gli anni Cinquanta vedono un infittirsi di scambi artistici tra l’Italia e gli Stati Uniti, scambi che avevano iniziato a intensificarsi dopo la presentazione nel 1948 alla Biennale di Venezia della Collezione di Peggy Guggenheim che includeva, tra le altre, opere dei maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto americano…” – (dalla Prefazione di Luigi Sansone)

Polaroid. Il manuale che stavate aspettando. Guida creativa completa
Adam Rhiannon
Traduzione di: V. Bovè
€ 22,00
2017, 240 p., ill. , rilegato
Gribaudo (Collana: Hobby)

In quest’epoca digitale sentiamo il bisogno di un po’ di realtà, qualcosa che ci ricolleghi a uno spazio tridimensionale. E questo è ciò che fa una Polaroid. La chimica contenuta nella pellicola dà a ogni istantanea un aspetto unico, un insito senso di intimità e autenticità. “Leggere” una Polaroid è come intraprendere uno scavo archeologico: crepe sulla superficie, tonalità, texture e imperfezioni rivelano molto più di quanto è rappresentato nell’immagine. Possiamo guardare attraverso la foto come fosse il buco di una serratura sul passato. Questo manuale offre un’introduzione completa alla fotografia istantanea. Guida alle fotocamere e ai formati delle pellicole: Tratta la tecnologia e la storia della fotografia istantanea, raccontata attraverso capitoli dedicati a specifiche fotocamere e pellicole. Tecniche creative: Illustra un’incredibile gamma di effetti realizzabili con le pellicole istantanee avvalendosi di immagini di supporto scattate dai più innovativi fotografi che utilizzano questo media ai giorni nostri. Alla fine del libro un’estesa sezione è dedicata alle risorse, compresi un’utile tabella della compatibilità delle pellicole, una lista di rivenditori e consigli per la sicurezza.

Giappone. Ediz. illustrata
Irena Trevisan
€ 29,90
2018, 240 p., ill., rilegato
Sassi

Una bellezza raffinata e schiva avvolge con eleganza il Paese del Sol Levante, dipingendo con mano ferma i tratti delle sue lunghe coste, delle vette innevate dei vulcani, delle sorgenti termali, tra le distese di aceri rossi e gli steli di bambù. Una natura delicata, fortemente estetica, anche nelle sue espressioni più violente; un paesaggio in cui si muovono storie, individui, sintetiche architetture e linguaggi artistici che nella reiterazione di gesti, tinte e simboli rituali si caricano di un altro senso, imperscrutabile. L’apparente disarmonia del Giappone, stretto tra terra e mare, tra metropoli e villaggi, si carica, in profondità, di una pacata coesione, che concilia con serena consapevolezza le sue anime plurimi. La ricerca di un filo conduttore tra lo straordinario sviluppo umano, urbano e tecnologico di Tokyo e le esili linee dei templi di Nara sotto lo sguardo dei cervi, tra l’incessante corsa degli shinkansen e il delizioso, fermo silenzio degli onsen, non è, quindi, una vana aspirazione. Numerose sono le icone del volto comune a tali opposte realtà; ma è tra i petali dei fiori di ciliegio, incomparabile e condiviso oggetto di ammirazione, che il Giappone meglio racchiude la propria essenza, espressa nel piacere della cura del dettaglio, della reverente contemplazione e di un raro, prezioso stupore.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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