giovedì
25 aprile 2019

06:42

LIBRI CONSIGLIATI #381

Un’estate con Omero
Sylvain Tesson
€ 17,00
2018, 233 p., brossura
Rizzoli (Collana: Saggi stranieri)

Un viaggio nel Mar Egeo e nelle isole del mito guidati dai versi senza tempo dell’Iliade e dell’Odissea.

“Omero non ci insegna nulla. Ci aiuta a vivere.”

Da dove vengono l’Iliade e l’Odissea, poemi emersi dagli abissi e proiettati verso l’eterno? Come si spiega che un racconto antico di duemilacinquecento anni abbia conservato una luce tanto vivida, come lo scintillio di una calanca? Perché questi versi immortali sono ancora in grado di svelarci l’enigma del nostro domani? Sylvain Tesson, viaggiatore instancabile, guarda alla vita e alla letteratura come un’avventura, un’esplorazione perenne, il luogo in cui sfidare i propri limiti. E nessuno meglio di Omero ha saputo raccontare la ricchezza del mondo, come quello raffigurato sullo scudo forgiato da Efesto per Achille. Tesson si ritira nella natura delle isole Cicladi, sulle sponde di quel mare greco dove nacquero gli uomini e gli dei che animano l’Iliade e l’Odissea e ci racconta le vicende dei protagonisti facendosi forza delle parole di Omero stesso. Le avventure di Achille e Ulisse sono spunto per illuminare i temi centrali dei poemi: la forza e la bellezza, il peccato di hybris, il fato e il destino, l’uomo e la guerra, l’importanza della natura. Temi antichi di straordinaria attualità. Questo libro, romanzo, studio e viaggio insieme, è un invito a rileggere i classici, a spegnere computer e cellulari per dedicare qualche momento a questi versi, che non smetteranno mai di parlarci. Tra mari e campi di battaglia, creature mostruose, incantesimi e filtri magici, inganni e affanni umani, assemblee divine, Tesson ci porta con sé in un altro dei suoi viaggi, questa volta tra pagine e parole, partendo dalla mitologia per raccontare il contemporaneo.

Iperconnessi. Perché i ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti
Jean M. Twenge
Traduzione di: O. Scilla Teobaldi
€ 19,00
2018, 400 p., brossura
Einaudi (Collana: Einaudi. Stile libero extra)

Il libro al centro di articoli e discussioni in tutto il mondo. Un testo imprescindibile per capire la generazione smartphone.

«La colpa di questa epidemia di solitudine, frustrazione e nevrosi nella generazione di 13-19 anni è – secondo Twenge – di cellulari e tablet, che assorbono cervello, anima e cuore dei nostri ragazzi» – Gianni Riotta

La tesi di Jean M. Twenge è semplice ma rivoluzionaria: i ragazzi non sono piú quelli di un tempo. Sono nati negli anni zero del Duemila, sono cresciuti costantemente connessi, immersi negli smartphone (iPhone in particolare) e nei social network. La rete ha preso il sopravvento sui rapporti faccia a faccia e i giovani di oggi sono piú aperti e piú attenti delle precedenti generazioni, ma anche piú ansiosi e infelici. E sono immaturi, infantili: non bevono, usano meno droghe e fanno meno sesso, ma sono anche meno pronti ad affrontare la vita reale, al punto di essere sull’orlo della peggior crisi esistenziale di sempre.

Otto anni al potere. Una tragedia americana
Ta-Nehisi Coates
Traduzione di: G. D’Antona
€ 19,00
2018, 480 p., brossura
Bompiani (Collana: Overlook)

L’intellettuale afroamericano più influente del momento riflette sul razzismo, sulla presidenza di Barack Obama e su quanto di sconvolgente è seguito, inclusa l’elezione di Donald Trump.

“Mi sono chiesta chi potesse riempire il vuoto intellettuale lasciato dalla morte di James Baldwin. Chiaramente è Ta-Nehisi Coates.” – Toni Morrison

“Coates è probabilmente l’unico giornalista al mondo i cui articoli sono accolti con lo stesso fervore che potrebbe accompagnare l’ultimo album dei Radiohead o di Beyoncé.” – Financial Times

Dal 2008 al 2016 il leader del mondo libero è stato un uomo nero. Barack Obama, eletto nel panico diffuso, nel corso di due mandati è emerso come una forza altamente stabilizzante. Lui, la sua famiglia e la sua amministrazione sono stati l’immagine della facilità con la quale i neri hanno potuto integrarsi nella tradizione della cultura, della politica e del mito americano. Ma il “Buon Governo dei Negri” e il suo potere simbolico – prova che il biancume non è stato abbastanza forte da evitare che i peones si installassero nel castello – ha fatto paura al suprematismo bianco e ai suoi sostenitori… Coates firma otto saggi potenti, uno per ogni anno della presidenza Obama, che è stata anche suolo fertile per l’ascesa di una schiera di uomini neri di talento, Coates compreso: «Perché il talento non è niente se non hai un terreno dove esporre i tuoi doni».

L’Italia delle donne. Settant’anni di lotte e conquiste
A cura della Fondazione Nilde Iotti
€ 30,00
2018, VI-344 p., rilegato
Donzelli (Collana: Saggi. Storia e scienze sociali)

Lunga è la strada per la piena assunzione del legame donne e democrazia. La battaglia per i diritti delle donne, fin dagli inizi del Novecento, ha avuto un carattere transnazionale, ma è stata più faticosa nel nostro paese. Il successo della partecipazione delle donne al voto per le prime elezioni dell’Italia repubblicana non sarebbe stato possibile senza quel risveglio femminile determinato dalla lotta di Liberazione, dall’organizzazione in partiti politici e dall’associazionismo. Un gruppetto sparuto, quello delle ventuno costituenti, che, pur appartenendo a schieramenti politici diversi, seppe applicare un gioco di squadra su temi come l’uguaglianza, la famiglia, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la parità salariale, l’accesso delle donne alle professioni. Furono le nostre madri costituenti a costituzionalizzare i diritti, a porre la prima pietra di leggi fondamentali per la vita quotidiana della nazione e per la sua modernità. Esse furono nutrici della pace e del sogno, ancora da realizzare, di un’Europa di popoli e di istituzioni garanti dei diritti delle donne. I saggi raccolti in questo volume, che vedono il contributo di studiose e protagoniste della politica italiana, ripercorrono le tappe principali del difficile cammino delle donne verso la partecipazione politica e l’acquisizione di una piena cittadinanza, mettendo in risalto il valore delle protagoniste di quelle battaglie civili e stimolando una riflessione sui compiti lasciati in eredità alla buona politica.

La mia lettera alla Chiesa. Il testamento spirituale di un maestro visionario
Ermanno Olmi
€ 12,00
2018, 114 p.
Piemme (Collana: Piemme ora)

Questa lettera d’amore è l’ultimo lascito di un maestro visionario.

«Cara Chiesa di tutti i cristiani in buona fede, sono consapevole che non sei riducibile a un edificio, né alla magnificenza delle tue cattedrali. So che sei – che devi essere! – il cuore di tutti gli uomini». Attento ai temi della spiritualità nel corso di tutta la vita e la carriera, Ermanno Olmi ha scritto di getto questa lettera appassionata negli anni della vecchiaia. Una sorta di testamento spirituale, in cui riaffermare con forza che la religiosità è frutto del sentimento più ancora che della dottrina, perché «i sentimenti sono misteriosi, e hanno dentro più verità di qualsiasi ragionamento». Sono pagine forti, intense, che attingono alle emozioni più profonde, e il suo autore, fra i più grandi cineasti del nostro tempo, non si nasconde che forse potranno disturbare qualcuno nelle gerarchie e tra i devoti benpensanti, ma scritte nella sincera convinzione che l’Occidente e la nostra Italia – sempre più piccola e incapace di grandi slanci – abbiano profondamente bisogno di un «supplemento d’anima». Nel rivolgersi alla Chiesa, Olmi chiama in causa anche molte altre “chiese”, che con la loro supponenza si sono allontanate dalla realtà: le “chiese” dei potenti malati di narcisismo, delle lobbies, degli pseudo-intellettuali e di tutti coloro che vorrebbero condannarci a un perpetuo consumismo per sostenere sistemi ed economie che stanno distruggendo i doni di madre Terra. Il profetico regista dell’Italia contadina – che ha testimoniato una profonda vicinanza di approccio alla vita e al mondo con papa Francesco – chiude il suo sogno di un’umanità profondamente rinnovata con un’immagine filmica e potente: dalla facciata della basilica di San Pietro appare un uomo, che dice: «Sono tornato… come vi avevo promesso… non fate della casa del Padre una bottega. Distruggete questo tempio e, come allora, in tre giorni risorgerà dentro di voi».

Clandestino. Ispirato a troppe storie vere
Guglielmo Mihelj
€ 14,00
2018, 208 p., brossura
Vertigo (Collana: Approdi)

Mohammed ha 17 anni ed è nato e cresciuto a Raqqa, ama la sua città ma è stato costretto a fuggire quando l’ISIS l’ha conquistata, uccidendo molti suoi conoscenti, bruciando case, libri, spartiti, strumenti ed ogni traccia di cultura. Mohammed vuole arrivare in Germania, laurearsi in Astrofisica e vivere una vita normale, in un paese civile e democratico, senza guerra, senza paura. Quando parte da Raqqa, ha con sé solo uno zaino con pochi effetti personali. Sa che deve affidarsi agli scafisti, dei veri criminali, è consapevole di andare incontro a maltrattamenti e soprusi, ma è sempre meglio della guerra. Almeno così pensa… Non immagina infatti quanto potrà essere duro e interminabile il viaggio che lo aspetta: insieme a lui ci sono eritrei, siriani, iracheni, somali, congolesi, curdi, asiatici e abissini, eppure nessuno è diverso. Sono tutti umani, cercano tutti di unire quel poco di calore che il loro corpo possiede per scaldarsi, e quel poco di vita che resta loro per cercare di farne una intera.

In esilio
Simone Lenzi
€ 18,00
2018, 222 p., rilegato
Rizzoli (Collana: Rizzoli narrativa)

Simone Lenzi ci conduce nelle stanze intime della memoria, dove si celano i segreti dell’esistenza. Abile ritrattista di tipi umani, con colori accesi e sfumature intense scava nella quotidianità di tre generazioni, scardinando i paradigmi della letteratura contemporanea.

Ogni famiglia ha un quarto di sangue oscuro, si tramanda di generazione in generazione. Chi pure abbia trovato pace e serenità deve sapere che il quarto di sangue oscuro gli scorre nelle vene e basta poco perché torni a reclamare il diritto ereditario sulla sorte di ogni uomo. Ne è convinto il protagonista di questa storia, un cinquantenne livornese che, con la moglie, decide di ritirarsi in campagna per stare lontano da una società in cui non si ritrova più. D’altronde, quando ripercorre la vita dei suoi parenti favolosamente eccentrici, come il Cugino L., in piedi dietro al bancone del bar dalle sei del mattino fino a mezzanotte, a servire clienti con i quali non ha mai scambiato una parola perché “non aveva niente da dire”, o il Cugino S., fuggito dal seminario per chiudersi in una stanza senza cibo né alcun tipo di conforto, ne è certo: la stranezza attraversa i rami dell’albero genealogico della sua famiglia. Non c’è da stupirsi, quindi, che a lui sia riservata la fine che sta facendo, in esilio, lontano da tutti.

La casa estrema. Un anno di vita sulla grande spiaggia di Cape Cod
Henry Beston
Traduzione di: A. Biavasco G. Iacobaci
2018, 188 p., brossura
Ponte alle Grazie (Collana: Scrittori)

Pubblicato per la prima volta in America nel 1928, il libro è oggi universalmente riconosciuto come uno dei classici della letteratura naturalistica americana, e ogni generazione sembra riscoprirne il fascino.

«Scritto con semplicità, empatia e bellezza» – New York Herald Tribune

“la vita umana, tanto spesso paragonata a una fugace apparizione sul palcoscenico della storia, è più di un semplice rituale. I valori antichi su cui si fonda, dignità, bellezza e poesia, sono ispirati dalla Natura, nascono dal mistero e dalla bellezza del mondo. Chi disonora la Terra, disonora lo spirito dell’uomo. Tenete le mani sulla Terra come su una fiammella. A chi la ama e le apre le porte, la Terra dona forza e sostentamento. Toccate, amate onorate la Terra e le sue pianure, montagne, valli e mari; riposate lo spirito nei suoi luoghi solitari.”

Nel 1925 lo scrittore e naturalista Henry Beston si fa costruire una piccola casa sulle dune di Cape Cod. La battezza «Fo’ castle», castello di prua, perché il cottage ha ben dieci finestre affacciate sull’oceano aperto e, ovunque Beston si volti, proprio come su una nave, l’oceano gli restituisce i suoi colori, la sua quiete, ma anche la sua furia. Incantato dalla misteriosa bellezza del paesaggio e dalla natura che circonda la sua casa, nel 1926 l’autore decide di trascorrere un anno intero in questo luogo solitario annotando, proprio come Thoreau, le sue riflessioni. Convinto che l’uomo del suo tempo abbia perso di vista il rapporto con la natura, ogni sera Beston si sforza di cogliere con le parole le meraviglie del paesaggio osservate durante il giorno: i ritmi della marea, le dune spazzate dal vento, le migrazioni degli uccelli marini e la disposizione delle stelle nel cielo. Il risultato è una prosa poetica e suggestiva, che riflette il principio secondo cui «per comprendere il mondo la poesia è necessaria quanto la scienza», il pensiero di un autore appassionato e generoso, alla ricerca di «essenzialità» e di un contatto profondo, fisico con la vita.

Una specie di paradiso. La straordinaria avventura di Antonio Pigafetta nel primo viaggio intorno al mondo
Franco Giliberto, Giuliano Piovan
€ 18,00
2018, 298 p., brossura
Marsilio (Collana: Gli specchi)

Chi era l’uomo che affiancò Magellano nella spedizione alla volta delle Molucche, le leggendarie isole delle spezie, scrivendone una cronaca che affascinò William Shakespeare tanto da ispirare le atmosfere della Tempesta? Un viaggio al seguito di un grande esploratore, tra fantasia e realtà, tra ricostruzione storica e divertissement letterario.

«Antonio Pigafetta, che accompagnò Magellano nel primo viaggio intorno al mondo, ha scritto del suo passaggio attraverso l’America meridionale una cronaca rigorosa: sembra un’avventura della fantasia, eppure ha precorso l’intera letteratura sudamericana» – Gabriel García Márquez

Siviglia, 1519. Più uomo di penna che di spada, Antonio Pigafetta, vicentino di nascita, decide di prendere parte alla straordinaria impresa di Ferdinando Magellano che si appresta a salpare con cinque navi cariche di provviste, armi, specchietti e cianfrusaglie da baratto. Gli uomini ai suoi ordini sono 250, tra marinai e soldati. Di questi, 27 sono italiani. Scopo della missione è raggiungere le Molucche, isole delle spezie, in senso contrario alle rotte usuali su cui il Portogallo esercita una pericolosa concorrenza. Per arrivare al Pacifico, bisogna però trovare el paso, mitico stretto che non è riportato sulle approssimate carte nautiche, ma ben definito nella mente del caparbio comandante. Ostacolato da infidi sottoposti, che mal ne tollerano l’autorità, il viaggio sarà irto di pericoli ed eventi drammatici, sorprendenti scoperte e amare sconfitte, ripercorsi sulla falsariga del diario di questo coraggioso cronista. Superando inaudite difficoltà, la spedizione, decimata da perdite di uomini e navi, si concluderà con un successo. Ma la gloria, come la fortuna, si rivelerà cieca?

Questi sono i Nomadi e io sono Beppe Carletti
Beppe Carletti, Marco Rettani
€ 19,00
2018, 150 p., rilegato
Mondadori (Collana: Vivavoce)

Novellara. Ago. Banda. Balera. Musica. Dopoguerra. Fisarmonica. Alberto Salerno. Io vagabondo. Francesco Guccini. Cantagiro. Morte. Concerti. Fiorello. Mogol. Festival di Sanremo. Premio Augusto Daolio. Nico e i Gabbiani. Io voglio vivere. Discoteche. Masone. Popolo nomade. Beppe Carletti festeggia i suoi cinquantacinque anni di carriera facendo riaffiorare alla mente tutte le cose – le belle e le brutte – che hanno segnato la storia della leggendaria band che si chiama Nomadi. Lo fa in questo libro come gli succede di solito: finito il concerto, mettendosi alla guida dell’automobile verso casa e infilando la marcia dei ricordi fra un caffè all’autogrill e il sorpasso di un camion. Come sempre, come ogni singolo giorno da quel 7 ottobre 1992, non è solo. Dall’altra parte dei suoi pensieri silenziosi c’è Ago, il suo migliore amico, il suo frontman, l’artista curioso e gentile dalla voce di tuono, l’altro sempre nomade. È con lui che Carletti dialoga, pensa e si sfoga, rivivendo gli inizi nei clamorosi anni Sessanta, quelli con i “capelli che portiam” in cui Dio pareva essere morto, fino ai giorni odierni. In questo dialogo notturno Carletti parla delle origini dei sogni, della gavetta, del successo. Poi della morte di Daolio e del tempo delle scelte: dare o non dare una seconda vita ai Nomadi? Venticinque anni dopo, migliaia di concerti dopo, centinaia di canzoni dopo, la domanda appare pleonastica. Ma in quelle settimane di lutto e smarrimento non lo fu per niente. Tante persone, a partire da Rosanna, compagna di Augusto, erano per chiuderla. Ma per fortuna e per cocciutaggine Beppe Carletti pensò che il modo migliore per onorare il sogno di due ragazzi di campagna era proprio quello di continuare. A oggi sono ventitré i musicisti che si sono avvicendati agli strumenti e ai microfoni della band, diventando, come per magia, Nomadi dentro. Carletti ripercorre con grande intimità la vera storia della band e si toglie dalle scarpe una serie di sassolini sulle vere ragioni della rottura con Umbi Maggi, Cristiano Turato e Danilo Sacco. Perché questi sono i Nomadi e lui è Beppe Carletti, sempre e ininterrottamente nomade da cinquantacinque anni.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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