domenica
19 maggio 2019

22:53

LIBRI CONSIGLIATI #391

La letteratura in pericolo
Tzvetan Todorov
Traduzione di: E. Lan
€ 9,00
2018, 96 p., brossura
Garzanti Libri (Collana: Gli elefanti. Saggi)

In un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnica, rischiamo di non capire più i grandi capolavori della letteratura. Sul versante della critica, negli ultimi decenni abbiamo messo a punto una serie di strumenti assai efficaci per l’analisi dei testi, a cominciare dalla filologia e dallo strutturalismo, che hanno assunto un’importanza crescente nell’insegnamento. In parallelo, fiorisce una produzione narrativa sempre più ripiegata sull’io, e hanno grande fortuna i romanzi di puro intrattenimento. Tuttavia rischiamo di perdere di vista quello che è il senso profondo della opere letterarie, quello che le rende importanti e necessarie. In queste pagine appassionate e polemiche, Tzvetan Todorov – che all’inizio degli anni Sessanta ebbe un ruolo determinante nella diffusione dei formalisti russi – va al cuore del problema: a che cosa ci serve, oggi, la letteratura? Todorov parte dalla propria vicenda di studioso, prima nella Bulgaria sovietica e poi nella Parigi di Genette e Barthes. Discute i metodi più in voga d’insegnamento della letteratura. Esplora l’attuale produzione narrativa. Soprattutto, si confronta con la lezione dei grandi del passato per ritrovare e rilanciare il valore insostituibile della letteratura.

Bibliomania. Possedere e leggere libri
Giacomo Marcacci
€ 12,00
2018, 72 p., brossura
Pendragon (Collana: Linferno)

In questo volume, l’autore tratteggia un colto e divertente excursus dei “malati di libri” e delle loro manie. Una storia sull’amore per i libri e sul loro accumulo che, come un morbo, nel tempo ha visto protagonisti i personaggi più vari – da Bacone a Borges, da Hesse a Leopardi, forse il più fulgido esempio di bibliomane mai esistito.

Cartoline dalla fine del mondo. La nuova indagine di Enrico Radeschi
Paolo Roversi
€ 17,50
2018, 266 p., brossura
Marsilio (Collana: Farfalle)

Ritorna il fortunato personaggio creato da Paolo Roversi, il giornalista investigativo Enrico Radeschi, richiamato a Milano per una nuova e complicata indagine.

Milano. Durante un esclusivo party all’interno del palazzo dell’Arengario, sede del museo del Novecento, uno degli invitati viene misteriosamente ucciso sotto il quadro Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il vicequestore Loris Sebastiani, incaricato delle indagini, capisce subito che in quel delitto qualcosa non torna e che avrà bisogno di aiuto per catturare il misterioso hacker che si fa chiamare Mamba Nero, tenendo in scacco la polizia. Solo una persona può fare al caso suo: il giornalista e hacker Enrico Radeschi. È tempo che rientri in servizio, ovunque si nasconda da otto anni. Comincia una vera e propria partita a scacchi con Mamba Nero, che continua a mietere le sue vittime, ispirandosi a Leonardo da Vinci.

Amatrice non c’è più. Ma c’è ancora
Elena Polidori
€ 13,50
2018, 160 p., brossura
Neri Pozza (Collana: Piccola biblioteca Neri Pozza)

Intenso e struggente, questo memoir rappresenta la necessità e quasi l’urgenza di far rivivere dentro di sé quel luogo raso al suolo. Di tornare a guardarlo con gli occhi dell’anima per ritrovarlo intatto e vitale com’era sempre stato.

“E quando giunge l’alba, una nuvola di ceneri si alza e tutt’intorno è solo un cumulo di detriti che seppelliscono di memorie e ricordi. La terra trema ancora e tremerà per mesi. Chi se la scorda più quella sensazione. E come dimenticare quel rumore così metallico e sinistro, come quello di tanti martelli pneumatici insieme?”

Amatrice, 24 agosto 2016, ore 3,36: la catastrofe si compie con una scossa del sesto grado della scala Richter. Quella notte, Elena Polidori, giornalista del quotidiano «la Repubblica», era lì, insieme con suo marito, la loro figlia e il cane. Erano nella loro casa così tanto amata, il rifugio dove usavano ritirarsi ogni volta che gli impegni di lavoro a Roma e altrove glielo permettevano. Quando la scossa arriva, il terrore si impadronisce di tutti. Mentre ogni cosa intorno è ormai sul punto di collassare, trovano il modo di fuggire precipitosamente. La casa risulterà profondamente lesionata, e dopo qualche giorno verrà giù definitivamente. A Elena e ai suoi sembrerà che con quelle antiche pareti siano venuti meno gli affetti e le sicurezze di una vita intera in questo posto unico che si chiama Poggio Vitellino ed è una delle 69 frazioni di Amatrice. Un posto dove c’erano una ventina di anime d’inverno, e dieci volte tante d’estate. Un posto che era un’oasi meravigliosa, e che ora pare perduto per sempre. «Ci siamo salvati, ma è una salvezza che assomiglia a un’altra realtà», dice Elena Polidori. Il terremoto, infatti, distrugge la consistenza fisica di qualcosa che tuttavia resta tenacemente nel cuore. E infatti da quella fine d’agosto 2016 la città di Amatrice vive in un altro modo: nel ricordo, nella fantasia, nel dolore, nel vuoto. Intenso e struggente, questo memoir rappresenta per l’appunto la necessità e quasi l’urgenza di far rivivere dentro di sé quel luogo raso al suolo. Di tornare a guardarlo con gli occhi dell’anima per ritrovarlo intatto e vitale com’era sempre stato, e intimamente intrecciato con l’esperienza della propria vita vissuta. Un libro che, infine, vuole anche essere un dono. Non soltanto per ricordare, ma anche per sostenere, attraverso i diritti d’autore, la rinascita di un luogo che non c’è più, ma c’è ancora.

Garibaldi a Londra. Quando gli inglesi andavano matti per le camicie rosse
Aleksandr Herzen
€ 7,00
2018, 79 p., brossura
Pgreco

11 aprile 1864, porto di Southampton. Accolto da migliaia di persone sbarca Giuseppe Garibaldi. Dopo aver attraversato in trionfo il sud dell’Inghilterra, alla sua prima apparizione pubblica a Trafalgar Square ci sono, secondo cauti calcoli, mezzo milione di londinesi a fargli festa. Un’ammirazione incondizionata rivolta al protagonista dell’impresa dei Mille, la stessa riservatagli da Herzen che all’inizio del suo libro scrive: “Il giorno consacrato a Shakespeare si è trasformato in un giorno consacrato a Garibaldi”. Il 23 aprile 1864, a 300 anni dalla nascita del commediografo, l’attenzione della gente va soprattutto alla visita dell’italiano, “l’unica grande figura popolare – secondo Herzen – del nostro secolo dal 1848 in qua”, un personaggio che risulta fondamentalmente scomodo per il potere costituito, ma viene idolatrato dal popolo. Un uomo che, a detta dell’intellettuale russo, è soprattutto un uomo d’azione che, rifuggendo dagli intricati giochi politici, parla e si appella direttamente al popolo, ed è oggetto di questo glorioso racconto.

Spagna insanguinata. Guerra civile: riflessioni sulla vita e sulla morte
Antoine Saint-Exupéry
Traduzione di: P. Imperio
€ 14,00
2018, 168 p., ill., brossura
Stampa Alternativa (Collana: Fiabesca)

“Non ho trovato subito la frontiera. La frontiera, in una guerra civile, è invisibile, passa attraverso il cuore degli uomini”. “Non si tratta in questa lotta di cacciare un nemico fuori dal territorio, ma di guarire dal male. Una nuova fede è simile alla peste. Attacca dall’interno. Si propaga nell’invisibile. Ciascun partito, in strada, si sente circondato da appestati che non sa riconoscere”. “Qui si tocca la contraddizione che non si è in grado di risolvere. Poiché la grandezza dell’uomo non è fatta dal solo destino della specie: ogni individuo è un mondo”.

Io, avvocato di strada
Massimiliano Arena
€ 15,00
2018, 151 p., brossura
Baldini + Castoldi (Collana: Le boe)

Riflettendo sulla nobiltà della sua professione, sul valore della terra come futuro per i giovani, e sul matrimonio fra educazione e integrazione, l’avvocato di strada ci offre una visione rincuorante di un’Italia migliore che noi tutti, in ogni angolo e paese, possiamo costruire.

“Presso lo sportello sorto a Foggia, a pochi passi dall’ingresso della stazione ferroviaria, la fila di chi chiede aiuto è lunga. Mi è bastato entrarci una volta per capire quanto lavoro si fa lì dentro. Massimiliano insieme ai suoi colleghi compie il miracolo di lenire le ferite di uno Stato sociale traballante.” – Domenico Iannacone

Viviamo in un mondo in cui il mestiere di avvocato è universalmente associato a cinismo, avidità, difesa dei potenti a discapito degli umili. Quando il giovane pugliese Massimiliano Arena inizia a studiare giurisprudenza, rimane sconvolto per il clima di competizione e arrivismo e pensa, come molti, che il suo traguardo sarà lavorare in una multinazionale e guadagnare un sacco di soldi. Poi, però, scopre il mondo del volontariato e delle missioni nei Paesi del terzo mondo. Si innamora della Bolivia e della Guinea Bissau, aiuta comunità agricole e orfanotrofi e nei suoi numerosi viaggi capisce che il soccorso legale può essere tanto utile quanto quello medico. È la svolta della sua vita. Si laurea con un ardore impensabile e decide di fondare il primo sportello di Avvocati di Strada nella sua città, Foggia. Da allora, era il 2005, assieme a tanti altri giovani colleghi, presta assistenza legale gratuita a migliaia di esclusi dalla società, immigrati senza documenti o sfruttati come schiavi delle campagne, persone che hanno passati di umiliazione e dolore a cui ridare un futuro di dignità. Il suo ufficio alla stazione ferroviaria diventa un osservatorio di biografie meravigliose, storie di uomini traditi dall’amore sbagliato che ritrovano se stessi grazie all’amore della carità; di clandestini sballottati per mezza Europa che diventano angeli custodi degli ultimi arrivati; di uomini senza dimora e senza nome che scompaiono lasciando esempi di vita memorabili. Così, riflettendo sulla nobiltà della sua professione, sul valore della terra come futuro per i giovani, e sul matrimonio fra educazione e integrazione, l’avvocato di strada ci offre una visione rincuorante di un’Italia migliore che noi tutti, in ogni angolo e paese, possiamo costruire.

Voltairine de Cleyre: una poetessa ribelle
Voltairine de Cleyre
A cura di: L. Molfese
€ 15,00
2018, 160 p., brossura
Stampa Alternativa (Collana: Eretica speciale)

Voltairine de Cleyre è una delle più affascinanti e originali intellettuali anarchiche di fine Ottocento. Nota soprattutto per i suoi saggi, in questa raccolta la scopriamo anche narratrice e poetessa con una varietà di testi – ancora inediti in Italia – legati da un filo conduttore comune: l’inestinguibile attivismo di una scrittrice militante. Ripudiando il concetto di arte fine a sé stessa, la de Cleyre riteneva infatti che la letteratura, in quanto specchio dell’uomo e della sua vita quotidiana, avesse un forte valore sociale. Se nei saggi qui presentati rimarca i legami tra letteratura e anarchismo, nei racconti mostra una spiccata sensibilità nei confronti degli ultimi del suo tempo: lavoratori, donne oppresse, emarginati. Nelle lettere si scopre invece una Voltairine più intima, come in quelle agli amici o alla madre, ma anche potente come quando si rivolge a un senatore degli Stati Uniti. Nelle poesie, infine, è capace di esprimere un lirismo che pochi scrittori militanti prima di lei sono riusciti a raggiungere, regalandoci uno straordinario senso di libertà.

Ho camminato nel mondo con l’anima aperta
Nella Nobili
A cura di: M. G. Calandrone
€ 17,00
2018, 277 p., brossura
Solferino (Collana: Poeti)

La scrittura poetica è qualcosa di ineludibile, chiama in continuazione e non ci si può sottrarre. Anche a dispetto di un destino che sembra altrimenti segnato. Nata in una famiglia povera, lettrice appassionata fin da bambina ma costretta a lasciare gli studi per lavorare come operaia e contribuire così al sostentamento della famiglia, Nella Nobili percorre con determinazione per tutta la vita la strada della scrittura, elaborando una poesia di pura immediatezza e che parla al cuore, intensa e vivida. La timida ragazza della fabbrica fa scelte coraggiose: vive i suoi amori omosessuali in un’epoca che li rifiuta; lascia Roma e l’Italia proprio quando gli ambienti intellettuali cominciano ad accorgersi di lei, per il rifiuto di quell’etichetta di «poetessa operaia» che le hanno sbrigativamente cucito addosso. Finalmente le sue poesie più belle tornano alla luce grazie alla scelta appassionata di una poetessa di oggi, Maria Grazia Calandrone. Che in quei versi sofferti ha visto la cifra distintiva della più incisiva parola poetica.

Mi chiamavano Togliatti. Autobiografia disegnata a dispense. Con ebook. Vol. 1: (Abbiate fede)
Vincino
€ 18,00
2018, 161 p., ill.
UTET

Vincitore del 46° Premio Satira Forte dei Marmi

Un’autobiografia oscena e candida, un flusso d’incoscienza, ispirata alle sue malefatte ma anche a ricordi affettuosi e privati

«Altri fanno satira, lui ha fatto stile.» – dalla prefazione di Giuliano Ferrara

Forse non lo sapevate, ma da piccolo Vincino odiava Togliatti. E per un motivo più che giustificato: «Siccome avevo il naso buffo e gli occhialini tondi, a scuola i compagni mi chiamavano Togliatti. “Ehi, Togliatti, prrrr!” Erano i giorni del dramma di Ungheria». Questa è solo una delle mille, scomode rivelazioni di una autobiografia disegnata male, anzi: peggio. Tutto ha inizio nel 1957, quando un Vincino undicenne presta la penna al giornalino delle maestre amiche di sua madre, per una prima vignetta satirica addirittura sul Mercato Comune Europeo. Da lì in poi, è un crescendo di azioni sconsiderate: dalle lotte politiche nella Palermo di Ciancimino alle prime rubriche per “Lotta Continua”, tra mastini napoletani e pistole; dai soggiorni in carcere («Esperienza bellissima, la consiglio a tutti») alla naja come architetto sovversivo. E poi la fondazione del famigerato “Male”, con la sua satira feroce e le finte prime pagine di “Repubblica” («Arrestato Ugo Tognazzi. È il capo delle BR»), che gli vale perfino una cena al Quirinale con Sandro Pertini. Mi chiamavano Togliatti è uno sghembo manuale di satira, funestato dalle facce note di Andreotti, Fanfani, Agnelli, Berlusconi, Scalfari, Occhetto, ma anche ispirata a ricordi affettuosi e privati: il padre, direttore integerrimo dei cantieri navali palermitani, la famiglia e i figli, gli amici geniali morti troppo presto, come Stefano Tamburini e Andrea Pazienza.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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