lunedì
27 maggio 2019

11:58

LIBRI CONSIGLIATI #394

Sono corso verso il Nilo
‘Ala al-Aswani
Traduzione di: E. Bartuli C. Dozio
€ 18,00
2018, 382 p., brossura
Feltrinelli (Collana: I narratori)

Un romanzo d’impatto, avvincente e a tratti inquietante, ambientato nei giorni della Rivoluzione. Una denuncia del ruolo dei servizi segreti nel tentativo di farla fallire.

Il Cairo, 25 gennaio 2011, venticinquemila manifestanti in rivolta contro Mubarak occupano piazza Tahir. Mentre sbocciano storie d’amore e si infiamma la passione politica, Khaled, un giovane attivista, viene assassinato dai militari. Un delitto perpetrato alla luce del sole, eppure avvolto dal mistero. La sua ragazza, Dania, studentessa di Medicina nonché figlia del capo dei servizi segreti ‘Alwani, assiste impietrita all’esecuzione. In piazza, in mezzo alla folla, ci sono anche Asmaa e Mazen. Asmaa è un’insegnante di inglese che si rifiuta di indossare il velo e di contribuire a un sistema scolastico corrotto. Mazen è il figlio di un attivista degli anni settanta e lavora come ingegnere in un cementificio. Anche il più riluttante Ashraf, la cui casa si affaccia sulla piazza, si lascia coinvolgere nelle proteste. Di famiglia copta, nei giorni della Rivoluzione si ritrova solo con la domestica Ikram: la moglie si è rifugiata lontano dal centro città a casa della famiglia paterna. I personaggi messi in scena da Aswani si ritrovano a un bivio e sono chiamati a compiere scelte delicate. Ma la Rivoluzione, come Saturno, divora i suoi figli, soprattutto in una repubblica che è repubblica solo per finta.

L’isola assassina. La sfida di Daphne al cuore corrotto dell’Europa
Carlo Bonini
€ 16,00
2018, 222 p., brossura
Feltrinelli (Collana: Serie bianca)

Un’inchiesta sulle tracce di Daphne Caruana Galizia, la giornalista uccisa il 16 ottobre 2017. Un viaggio attraverso Malta, a caccia dei pirati dell’economia europea che tutti fingono di non vedere.

“Cosa deve succedere ancora perché l’Europa si accorga di Malta e di tutta la sua corruzione?”

Daphne Caruana Galizia è morta a Bidnija, a nord di Malta, uccisa da una bomba che ha fatto saltare in aria la sua Peugeot 108 mentre lei era a bordo. Aveva cinquantatré anni, un marito e tre figli, ed era una delle giornaliste più famose a Malta, per via delle sue inchieste sull’evasione fiscale internazionale, che hanno legato l’isola ai Panama Papers. Non è ancora noto il nome di chi ha ucciso Daphne. Ma la sua storia getta luce su una verità fino a oggi ignorata, una verità scomoda che l’Europa preferisce non vedere. Malta è «lo Stato nel Mediterraneo che fa da base pirata per l’evasione fiscale nell’Unione europea», ha scritto la giornalista nei suoi Maltafiles… Carlo Bonini si mette sulle tracce delle indagini di Daphne per riprendere le fila della coraggiosa inchiesta internazionale che ha rivelato il centro di un sistema inquietante di elusione fiscale, corruzione e crimine organizzato. E nella ricostruzione della storia tragica di una grande giornalista mostra che il cuore corrotto dell’Europa si trova nella sua periferia, eppure riguarda il giro d’affari di tutta l’Unione. La storia di Daphne è la storia di Malta e del marcio che la politica europea preferisce ignorare.

Cronistoria di un pensiero infame
Edoardo Albinati
€ 12,00
2018, 109 p., rilegato
Baldini + Castoldi (Collana: Le boe)

Uno scrittore deve scavare nello sporco, e rivelare cosa c’è sotto, lo sporco degli altri ma prima di tutto il proprio, il proprio rancore, la propria parte oscura, il demone.

«Buon appetito ai pesci!»: ecco l’augurio di qualcuno che si sente autorizzato a sfogare liberamente il suo rancore quando annega un migrante. E intanto vengono chiusi i porti alle navi che prestano soccorso, mettendo in discussione i principi rispettati dagli uomini di mare di ogni tempo. Mentre era in corso la prima di queste nuove emergenze, il caso della nave Aquarius e dei naufraghi respinti dall’Italia, Edoardo Albinati ha scioccato l’opinione pubblica affermando: «Ho desiderato che su quella nave morisse qualcuno, morisse un bambino», così sarebbe cessato il gioco cinico di scommettere sulla vita altrui per pura propaganda elettorale. Ora Albinati, guardando oltre gli schieramenti politici, cerca di scavare più a fondo nelle ragioni di quel suo pensiero infame, così come in tutte le altre forme di cinismo che oggi circolano nel nostro Paese e nel mondo: per portare cioè alla luce la parte oscura che è in noi e ci fa diventare spietati. Così il suo pamphlet, duro ma a tratti anche divertente, diventa l’occasione per parlare di altri temi che ci stanno a cuore: l’uso e l’abuso della verità, l’impotenza dei cosiddetti intellettuali, le campagne di odio sui social, l’intoccabile bellezza morale e fisica delle persone, la vita di chi va per mare, il desiderio di giustizia, l’avventura, il coraggio.

Padre Pino Puglisi. Martire di mafia per la prima volta raccontato dai familiari
Fulvio Scaglione
€ 14,90
2018, 240 p., ill. , rilegato
San Paolo Edizioni (Collana: Tempi e figure)

Un racconto accompagnato da decine di fotografi e inedite, un passo verso il cuore del sacerdote che perse la vita per offrire una speranza alla gente di Brancaccio. La sera del 15 settembre 1993 padre Pino Puglisi, parroco del quartiere palermitano di Brancaccio, fu ucciso dai killer della mafia. Perché si volle colpire quel sacerdote mite ma deciso, affezionato alla sua gente e mai disponibile a deviare dalla strada del Vangelo? Chi era questo martire che nel 2013 è stato elevato agli onori degli altari e proclamato Beato da papa Francesco? In questo libro, e per la prima volta, i familiari di padre Pino ne tracciano un ritratto sorprendente che parte dalla giovinezza, dalla vocazione, dall’impegno con i ragazzi. Ma anche dal rapporto con la madre e i fratelli, dalla delicata funzione di supporto ai nipoti. In queste pagine la partecipazione alle cause sociali, i primi scontri con la violenza e le faide, si accostano alle feste e agli scherzi in famiglia. E ancora: il rapporto dialettico con le istituzioni, la fondazione del Centro di Accoglienza Padre Nostro e la fi ne violenta, sono riletti accanto agli ultimi giorni trascorsi meditando nella casa del fratello. Riga dopo riga riscopriamo padre Pino Puglisi, guardandolo da una prospettiva che non era ancora stata raccontata.

Il mio amore non può farti male. Vita (e morte) di Harvey Milk
Piergiorgio Paterlini
€ 11,00
2018, 136 p., brossura
Einaudi Ragazzi (Collana: Carta bianca)

Harvey Milk è stato uno dei più importanti attivisti per i diritti delle donne e degli uomini gay, ma anche uno dei simboli moderni della “banalità del bene”, cioè di chi paga con la vita il proprio impegno senza sentirsi un eroe, anzi pensandosi sempre come uno di noi. Assassinato a San Francisco il 27 novembre 1978, Milk si rivolge ai ragazzi di oggi in prima persona, raccontando vita, idee, impegno a partire dagli ultimi istanti della sua esistenza. Con un interrogativo su tutti: come sia importante, e insieme difficile, lottare per la propria felicità lottando per la felicità degli altri. “Non è la mia vittoria, è la vostra. Se un gay vince, significa che c’è la speranza che il sistema funzioni per tutte le minoranze. Se lottiamo, diamo a tutti una speranza”. (Harvey Milk). Età di lettura: da 13 anni.

Feel free. Idee, visioni, ricordi
Zadie Smith
Traduzione di: M. Testa
€ 19,00
2018, 360 p., ill., brossura
Sur (Collana: BigSur)

«Osservare Zadie Smith mentre dipana il suo pensiero sulla pagina è un piacere squisito, anche perché non sappiamo mai dove andrà a parare […] A volte mi ricorda un musicista che improvvisa, o uno di quei cuochi invidiabili capaci di prendere cinque ingredienti a caso che si ritrovano in cucina e tirarne fuori un pranzo completo». The New York Times Book Review

Feel Free raccoglie ventisei articoli e saggi scritti fra il 2010 e il 2017, che spaziano fra l’analisi politica e la critica culturale, l’autobiografia e la riflessione. In queste pagine l’occhio penetrante della scrittrice si concentra di volta in volta su popstar del calibro di Jay-Z e Justin Bieber, su artiste di culto come Billie Holiday e Joni Mitchell, su Mark Zuckerberg, sul referendum della Brexit, sui giardini di Roma o sui cartelloni pubblicitari di New York, o ancora su una vecchia foto di famiglia: ma supera sempre lo specifico oggetto della sua attenzione per abbracciare questioni più ampie o apparentemente lontane. Da un video di David Bowie si ricava un consiglio di scrittura, da un quadro del Settecento un ragionamento sull’identità femminile. Seguire le ipotesi e le intuizioni di Zadie Smith, lasciarsi guidare dalla sua intelligenza curiosa e dalla sua miscela di autorevolezza e autoironia, dà al lettore il senso di una continua, gioiosa, libera esplorazione del mondo che lo circonda: un potente antidoto al ritratto appiattito e opprimente che di quello stesso mondo tendono a darci i media e i social network.

Una libellula di città e altre storie in rima
Tiziano Scarpa
€ 10,00
2018, 104 p., brossura
Minimum Fax (Collana: Filigrana)

Trenta racconti in rima. Storie strane, fantasiose, impossibili, i cui protagonisti sono uomini e donne, ma anche alberi e animali che non sopportano il modo in cui è organizzata la vita e cercano di reinventarla con mille esperienze avventurose.

Un albero di sradica da sé per rotolare giù dal bosco in collina dove è costretto a vivere; una giocoliera assassina fa numeri da circo con i globi oculari delle sue vittime; un elefante con un sassofono al posto della proboscide cerca l’anima gemella; una libellula conosce in poche ore la pienezza dell’esistenza; un misantropo vive su un faro che si stacca dalla costa e naviga nell’oceano; un regista di film horror muore e diventa uno zombie di successo; una falena dissidente è attratta dal buio. Ciascuno di loro cerca l’amore e la verità, e trova sempre quello che si merita. Tiziano Scarpa dà vita a una galleria di personaggi indimenticabili, scolpiti dalla metrica e dalle rime baciate, abbracciate, accarezzate, qualche volta accoltellate e strangolate.

Taccuino dello svagato
Giorgio Caproni
A cura di: A. Ferraro
€ 28,00
2018, 270 p., brossura
Passigli (Collana: Biblioteca Passigli)

Giorgio Caproni, uno dei massimi poeti del nostro Novecento, è stato anche un grande prosatore e un infaticabile collaboratore di riviste e quotidiani. Il “Taccuino dello svagato”, edito qui per la prima volta in volume, si presenta come episodio eccentrico eppure esemplare della sua attività giornalistica. Fra il 1958 e il 1961, accanto alla stesura continuativa di componimenti poetici – non estranei, del resto, a queste prose – Caproni pubblicò in questa sua personale rubrica per la «Fiera Letteraria» racconti e soprattutto pagine private, fra cui autoritratti alla scrivania, resoconti di viaggio (in Liguria, in Veneto, in Calabria, alle fonti del Carducci o alle fonderie di Cornigliano, o alle Canarie dove non fu mai), e alcuni ricordi intimi e teneri di figlio (la visita immaginata alla tomba dei genitori, l’amicizia della madre col rospo Rigoletto). È un Caproni a tutto campo, quello che traspare da questi scritti, che spesso esaltano anche la sua vena più ironica. Lo vediamo così rispondere argutamente ai lettori; trarre spunto da quelle che oggi chiameremmo fake news («fra una cinquantina d’anni la notte non esisterà più»); osservare la contemporaneità senza eludere Elvis Presley, Lascia o raddoppia?, i rotocalchi con dive, pugili, uxoricidi e via elencando; annotare le proprie riflessioni non retoriche – tuttora attuali – sul progresso della società, sulle responsabilità della poesia e sui pregiudizi del pubblico, manifestando l’insofferenza di un recensore che, a corto di voglia e d’angoli della giacchetta da farsi tirare, provocatoriamente si mette a elogiare un paio di risme anonime di fogli vuoti, nonché le poesie di un bimbo in «grembiulino blu col fiocco bianco» à la Minou Drouet.

La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana
Stefano Jossa
€ 17,00
2018, 194 p., brossura
Einaudi (Collana: Einaudi. Stile libero extra)

In un viaggio appassionato attraverso i suoi usi e la sua storia, tra un pranzo con Dante e un’incursione sul palco di Sanremo con Leopardi, Stefano Jossa ci svela tutta la bellezza dell’italiano.

«A chi è poliglotta si chiede spesso in che lingua parla quando fa l’amore, in che lingua impreca e insulta: come se la lingua avesse un contatto immediato con l’anima e fosse legata direttamente all’inconscio oppure ai sentimenti più intensi. La lingua esprimerebbe allora la parte più profonda della nostra personalità, perché lì risiede davvero quello che abbiamo dentro: come si può non amarla quanto noi stessi?»

Una lingua d’invenzione, creata a tavolino dai letterati nel corso dei secoli e diventata nazionale prima ancora che esistesse la nazione. Può essere notarile, burocratica, aulica, ma anche finalizzata alla creatività, al gioco verbale. Una lingua da amare per la quantità di metafore che affolla il linguaggio quotidiano senza che ce ne accorgiamo, per la stratificazione di significati che ci permette di leggere il mondo, per la straordinaria ricchezza delle sue rime, introdotte dai poeti dello stilnovo e rivitalizzate oggi dalla musica rap. E se temiamo di restare schiacciati dal peso della tradizione, ci basterà ricordare che senza memoria, senza varietà, senza alterità, le lingue si impoveriscono. La nostra sarà tanto piú bella quanto piú aprirà i suoi confini anziché restringerli. «A chi è poliglotta si chiede spesso in che lingua sogna, in che lingua parla quando fa l’amore, in che lingua impreca e insulta: come se la lingua avesse un contatto immediato con l’anima e fosse legata direttamente all’inconscio oppure ai sentimenti piú intensi. La lingua esprimerebbe allora la parte piú profonda della nostra personalità, perché lí risiede davvero quello che abbiamo dentro: come si può non amarla quanto noi stessi?»

Correre nel grande vuoto
Marco Olmo
€ 14,90
2018, 183 p., brossura
Ponte alle Grazie

Una storia che prende vita nel luogo essenziale: il deserto. Solitudine, fatica, bellezza e immensità hanno lo stesso ritmo di chi lo attraversa correndo.

«Un mito per gli appassionati dell’impossibile» – Corriere della Sera

«Marco Olmo è una leggenda vivente della corsa estrema<» – La Gazzetta dello Sport

«Finché il corpo me lo consentirà, io correrò. D’altronde gli animali fanno così, corrono fino all’ultimo respiro. Ogni gara è come una nuova vita che vivo. Tutte le volte che si riparte da capo, si scoprono gli avversari, ci si riscopre dentro, e si riscopre anche ciò che si ha attorno. Il deserto, “il più bello e il più triste paesaggio al mondo”, non è mai uguale a se stesso. E sono sicuro che qualche altro deserto, qualche altro grande vuoto, ancora mi sta aspettando.»

Quello di Marco Olmo per il deserto è un amore che nasce più di vent’anni fa quando il corridore piemontese, all’epoca neppure cinquantenne, si è appena affacciato all’universo delle ultramaratone. È il 1996, infatti, quando Marco Olmo riceve la proposta di partecipare alla Marathon Des Sables, nel deserto del Sahara. Marco ha già visto il deserto, ma come un turista, dal finestrino di un’auto e con l’aria condizionata accesa. Ora invece ha l’opportunità di stare là fuori, a correre come già corre fra le montagne di Robilante, il paesino dove vive. Quella Marathon Des Sables è un successo, nella classifica generale si posiziona terzo, facendosi notare dal pubblico e dalla stampa internazionale, e il deserto gli entra dentro, cambiando il suo modo di correre. È da quel momento, infatti, che la sua specialità diventa la lunga distanza, da affrontare prima di tutto con una qualità che diventerà la sua cifra: la resistenza. In questo libro, Marco Olmo ripercorre oltre due decenni di gare nei deserti di tutto il mondo: da quello libico al deserto della Giordania, dalla terribile Valle della Morte in California fino alle zone desertiche dell’Islanda, passando per il deserto di sale della Bolivia, il Sinai e molti altri. Non si possono lasciare tracce nel deserto, Marco lo ha imparato in questi anni: una sola raffica di vento è sufficiente a farle scomparire dalla sabbia. Eppure ogni deserto ha lasciato in lui una traccia incancellabile, alimentando quell’amore di cui sono impregnate le pagine di questo racconto.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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