lunedì
22 ottobre 2018

05:36

LIBRI CONSIGLIATI #396

Il supplente. A scuola con mille bambini
Nicholson Baker
Traduzione di: V. Parisi
€ 30,00
2018, 848 p., brossura
Bompiani (Collana: Overlook)

Nicholson Baker ci racconta di quanto possa essere indaffarato, complicato, lungo – ma anche divertente – un giorno di scuola.

“Non esistono termini chiave. Non esistono temi o argomentazioni. Non esistono idee principali. Il curriculum della vita è infinito. Gran parte delle cose interessanti che sappiamo non siamo capaci di spiegarle. E gran parte di ciò che abbiamo bisogno di sapere non ci viene insegnato.”

I supplenti hanno vita difficile. L’ha sperimentato anche Nicholson Baker, saggista e romanziere americano che nel 2014 diventa supplente a chiamata in un distretto scolastico del Maine. Lo aspettano ventotto giorni di insegnamento e quasi mille bambini e ragazzi di tutte le età, dall’asilo alla scuola superiore. Baker sceglie di raccontare la sua esperienza non nella forma di un libro di teoria pedagogica né di cupa diagnosi sullo stato di salute del sistema scolastico, ma con un resoconto dettagliato della vita reale delle classi e di chi le popola. Baker restituisce così il senso vissuto di quanto possa essere indaffarato, complicato, strano e lungo un giorno di scuola, di quanti alti e bassi ci siano e di quanto la scuola possa essere estenuante – e talvolta divertente – tanto per gli insegnanti quanto per gli studenti.

Capitalismo infelice. Vita umana e religione del profitto
Luigino Bruni
€ 16,00
2018, 160 p., brossura
Slow Food (Collana: Terrafutura)

L’ideologia del business domina il nostro tempo. Conosce un enorme successo perché non si presenta come un’ideologia o una religione (qual è), Ma come una tecnica, e quindi di portata universale. Come uscirne? Un libro che delinea alcune prospettiva per un’economia diversa e civile.

Oggi la dimensione religioso-sacrale del capitalismo ha invaso la politica, la scuola, le imprese e ha reso il lavoro uno strumento per aumentare il consumo idolatrico di beni. Nel capitalismo individualistico la meritocrazia e gli incentivi sono divenuti un dogma e noi siamo soltanto clienti di questa nuova religione. Con un marketing narrativo che enfatizza il merito e non il bisogno, l’ideologia del business è assurta a visione del mondo, della persona, delle relazioni sociali. Vera e propria ideologia globale, la new age aziendale del terzo millennio ha esasperato la natura “spirituale” del denaro, ha cancellato la gratuità e la libertà nei rapporti tra lavoratori e imprese. In un saggio che discute e analizza il nuovo “spirito” dell’economia del nostro tempo, Luigino Bruni spiega in che modo l’ideologia manageriale manipoli e svilisca valori quali stima, riconoscimento, comunità e propone di dare vita a organizzazioni più bio-diversificate, più attente ai valori della persona. Per riconfigurare l’economia e trasformare il mercato in un laboratorio di virtù etiche e civili.

Samar. La luce azzurra a Itaca, Roma, Baghdad
Laura Marchetti
€ 22,00
2018, 246 p., brossura
Mimesis (Collana: Eterotopie)

Samar è una parola araba di difficile traduzione anche nella bella lingua italiana. Vuol dire raccontare parlando dolcemente alla notte, all’ombra della luna, con la maestria immaginativa di cui era esperta Shahrazad, ma anche le tante donne recluse che, con la voce, trovavano insieme salvezza e libertà. Samar vuol dire anche ascoltare, partecipare a una festa notturna che era una vera e propria cerimonia dell’ospitalità, durante la quale la famiglia riunita riceveva, dallo straniero di passaggio, il dono della sua fantasia e i lontani echi di amori perduti e di incontri magici con la natura. Samar però è una parola non solo araba ma greca, romana, ebrea, egiziana, insomma mediterranea, perché in tutto l’antico Mediterraneo raccontare e ascoltare era il dono e controdono dell’ospitalità: lo sa il naufrago Ulisse, appena sbarcato nell’isola con il suo gommone da rifugiati, che di notte dona alla Regina Arete le storie delle sue meravigliose imprese di viaggio; e lo sa Eumolpo, che dona ai marinai che stanno per fare naufragio, la storia di una Matrona, un po’ romana e un po’ asiatica, che sceglie la vita e l’amore al posto del conformismo e della morte. Perché Samar, infine, vuol proprio significare ogni parola di libertà, ogni parola che non si chiude nei pregiudizi e tantomeno alle frontiere. Essa è in viaggio e si tinge di poesia, non solo la poesia dei poeti, ma la poesia dei popoli che ha incontrato, struggente per la sua luce azzurra, quella luce che viene dal cielo e dal mare e di cui parla uno dei più grandi poeti contemporanei marocchini, uno dei sostenitori dell’utopia politica di una civiltà materna, meticcia e affabulatrice, in cui possa risorgere un nuovo umanesimo integrale e una convivenza pacifica fra le culture e le società.

Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione
Aldo Cazzullo
€ 18,00
2018, 254 p., brossura
Mondadori (Collana: Strade blu. Non Fiction)

Ora l’Italia è di nuovo un Paese da ricostruire. La lunga crisi ha fatto i danni di una guerra. Per questo dovremmo ritrovare l’energia e la fiducia in noi stessi di cui siamo stati capaci allora.

«Anche oggi siamo un Paese da ricostruire. Vediamo come abbiamo fatto l’altra volta.»

Il primo film che le nostre nonne e le nostre madri andarono a vedere dopo la guerra fu Via col vento. Molte si identificarono in una scena: Rossella torna nella sua fattoria, la trova distrutta, e siccome non mangia da giorni strappa una piantina, ne rosicchia le radici, la leva al cielo e grida: «Giuro che non soffrirò mai più la fame!». Quel giuramento collettivo fu ripetuto da milioni di italiane e di italiani. Fu così che settant’anni fa venne ricostruito un Paese distrutto. Come scrive Aldo Cazzullo, «avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un’automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Eppure eravamo più felici di adesso». Ora l’Italia è di nuovo un Paese da ricostruire. La lunga crisi ha fatto i danni di una guerra. Per questo dovremmo ritrovare l’energia e la fiducia in noi stessi di cui siamo stati capaci allora. Cazzullo racconta l’anno-chiave della Ricostruzione, il 1948. Lo scontro del 18 aprile tra democristiani e comunisti. L’attentato a Togliatti e l’insurrezione che seguì. La vittoria al Tour di Bartali e l’era dei campioni poveri: Coppi e il Grande Torino, cui restava un anno di vita. Le figure dei Ricostruttori, da Valletta a Mattei, da Olivetti a Einaudi. Il ruolo fondamentale delle donne, da Lina Merlin, che si batte contro le case chiuse, ad Anna Magnani, che porta al cinema la vita vera. L’epoca della rivista: Wanda Osiris e Totò, Macario e Govi, il giovane Sordi e Nilla Pizzi. Ma i veri protagonisti del libro sono le nostre madri e i nostri padri. La loro straordinaria capacità di lavorare e anche di tornare a ridere. Il racconto di un tempo in cui a Natale si regalavano i mandarini, ci si spostava in bicicletta, la sera si ascoltava tutti insieme la radio; e intanto si faceva dell’Italia un Paese moderno.

1938. Storia, racconto, memoria
S. Levis Sullam
€ 15,00
2018, 152 p., brossura
Giuntina (Collana: Fuori collana)

A 80 anni dalla promulgazione delle “leggi razziali”, scrittori e storici si incontrano in questo volume che raccoglie, con lo spirito di un esperimento, tredici racconti ispirati da documenti ed eventi reali legati alla persecuzione dei diritti da parte del regime fascista. Pensando a un futuro prossimo in cui la memoria non sarà più trasmessa dai testimoni diretti ed esplorando quella linea di confine lungo la quale storia, racconto e ricordo possono interagire, questi testi, che coinvolgono e commuovono il lettore, aspirano nel loro insieme ad essere un laboratorio che stimoli riflessioni inedite sul futuro della Memoria stessa. I racconti di questa antologia costituiscono anche un monito contro il risorgere dell’intolleranza nella nostra società e contro ogni futura forma di discriminazione delle minoranze e dei più deboli.

Lenin, un uomo
Maksim Gorkij
A cura di: M. Caratozzolo
€ 13,00
2018, 164 p., brossura
Sellerio Editore Palermo (Collana: La memoria)

Ricordi, pieni di affetto e di ammirazione per un personaggio mitizzato o vituperato su e giù nella storia per la sua azione politica. Ma in questo ritratto non è la politica al centro del mirino. È l’uomo Lenin che Gor’kij vuole, riuscendoci meravigliosamente, scolpire nella memoria. E sorprendere.

«Non ho mai incontrato un uomo che sapesse ridere in modo così contagioso come Vladimir Il’ič. Bisognava godere di un benessere grande e forte per ridere così». Questo era Lenin come persona, secondo Maksim Gor’kij, celebre scrittore, che era tutt’altro che un «leninista» («sono un marxista molto dubbioso, credo poco nella ragione delle masse in generale») ma lo conobbe bene dai primi del Novecento, nell’esilio (il famoso soggiorno di Capri) e poi con la rivoluzione (in cui Gor’kji non credeva tanto) e dopo. Questi ricordi, un ritratto della persona schizzato attraverso occasioni vissute, furono scritti d’impeto, nella intensa commozione della notizia nel 1924 della morte del capo rivoluzionario. Pubblicati nel 1927 (ed è questa la versione che offriamo al lettore) furono poi rimaneggiati nel corso del tempo in senso più monumentale e iconografico, in corrispondenza evidentemente dell’irrigidirsi del culto quasi religioso di Lenin voluto da Stalin. In questa originaria versione il disegno del personaggio si profila spontaneo e immediato. Quello che interessa l’autore è l’uomo, il carattere, quello che si provava a stare insieme a lui. Si scopre un punto di vista inaspettato su un personaggio morto in realtà prima che la storia potesse capirlo fino in fondo. E senza che ci sia troppo di politica, queste pagine dicono forse sul Lenin politico, sulla sua ispirazione politica, di più di un’analisi metodica. «Ricorderò sempre che mi disse: “Forse noi bolscevichi non verremo compresi nemmeno dalle masse, è assai probabile che ci facciano fuori proprio all’inizio della nostra azione. Ma non importa. Il mondo borghese ha raggiunto la condizione di un’agitazione autodistruttiva, minaccia di avvelenare tutto e tutti”».

La ragazza che scrisse Frankenstein. Vita di Mary Shelley
Fiona Sampson
Traduzione di: E. Gallitelli
€ 25,00
2018, 393 p., ill., rilegato
UTET

La biografia definitiva di Mary Shelley: una vita che è il manifesto di tutte le possibili strade che una donna può percorrere, e il resoconto di tutti gli ostacoli che la società e il destino possono mettere sui suoi passi

Esistono donne messe in ombra dai genitori, dal marito, dall’epoca in cui vivono, a volte persino dalla loro stessa opera: tutte queste sorti insieme sono toccate a Mary Shelley, la ragazza che scrisse Frankenstein. La madre Mary Wollstonecraft, filosofa femminista, muore poco dopo averla messa al mondo, e così sta al padre, William Godwin, crescerla e educarla in una casa frequentata dai maggiori intellettuali del tempo e segnata da quel lutto mai del tutto rimarginato – è sulla tomba della madre che Mary impara a leggere, seguendo le lettere con il dito. Nel 1814, a diciassette anni, scappa con il futuro marito, il poeta Percy Bysshe Shelley; i due attraversano l’Europa in compagnia della sorellastra di Mary, Claire. Nel 1816 i tre, insieme al romanziere John Polidori e al poeta Lord Byron, sono protagonisti di un singolare gioco: per ingannare la noia dei giorni piovosi sul lago di Ginevra, Byron propone a ciascuno di scrivere un racconto di paura. Inaspettatamente, è la fantasia di una Mary diciannovenne a primeggiare, creando uno dei mostri più celebri e terrificanti di sempre, in cui riversa molto di sé: la fatica del parto e lo spettro delle morti infantili riverberano nel tema della creazione di una nuova vita, così come la malattia che da piccola l’aveva costretta a tenere un braccio in fasce, gonfio e sfigurato, ispira la dolente mostruosità della creatura. Sembra l’inizio di una sfolgorante carriera, ma la morte improvvisa di Percy relegherà Mary nel ruolo ancillare e più tradizionalmente femminile di custode dell’eredità letteraria del marito. A duecento anni dalla pubblicazione di Frankenstein, Fiona Sampson scrive la biografia definitiva di Mary Shelley: una vita che è il manifesto di tutte le possibili strade che una donna può percorrere, e il resoconto di tutti gli ostacoli che la società e il destino possono mettere sui suoi passi.

Amore e rovina
Paula McLain
Traduzione di: F. Cosi A. Repossi
€ 18,00
Neri Pozza (Collana: I narratori delle tavole)

Amore e rovina restituisce magnificamente l’avventurosa vita di Martha Gellhorn, una delle più grandi corrispondenti di guerra del XX secolo

«Paula McLain trasforma con successo Martha Gellhorn in un’indimenticabile eroina.» – The Washington Post

«Se l’amore e la guerra sono due dei più grandi temi della letteratura, qui ci sono entrambi. I dialoghi di Paula McLain sono, come Hemingway avrebbe apprezzato, autentici e sinceri. Un romanzo che cattura la passione reciproca tra Gellhorn e Hemingway e la lenta erosione della fiducia da entrambe le parti.» – USA Today

Nel 1937, la ventottenne Martha Gellhorn si trova a Madrid per documentare le atrocità della Guerra civile spagnola. È l’avventura che da sempre stava aspettando e, al contempo, l’occasione per dimostrare di essere una brava giornalista in un campo dominato dagli uomini. Ma, inaspettatamente, l’incontro con lo scrittore Ernest Hemingway cambierà le carte in tavola, portandola a innamorarsi perdutamente di lui. All’ombra dell’imminente Seconda guerra mondiale la relazione tra Martha e Ernest si intreccia alle loro carriere professionali. Ma quando Ernest pubblica il più grande successo letterario della sua carriera, «Per chi suona la campana», Martha deve fare una scelta: arrendersi ad essere la moglie di un uomo famoso o rischiare di perdere Ernest per seguire le sue ambizioni.

Il tuo sguardo illumina il mondo
Susanna Tamaro
€ 15,00
2018, 204 p., brossura
Solferino (Collana: Narratori)

«Gli anni della nostra amicizia sono stati per me gli anni della grande libertà. Libertà di essere come sono» scrive Susanna Tamaro a Pierluigi Cappello, il poeta scomparso nel 2017, tenendo fede a una promessa che si erano fatti prima che la malattia li separasse. Quella di scrivere un libro insieme.

Il libro è questo. Un libro delicato, profondo e commovente che ripercorre gli anni brevi e intensi della loro amicizia. Un’amicizia speciale, limpida e luminosa, riflessiva e inquieta, capace di analizzare la tormentata complessità di questi tempi, senza lasciarsene mai sopraffare. Un’amicizia suggellata anche da due modi diversi di affrontare la disabilità. Per Pierluigi, l’essere costretto su una sedia a rotelle, a causa di un incidente avvenuto da ragazzo. Per Susanna, una sindrome neurologica che l’ha confinata, fin dai primi anni di vita, in una dimensione di fragilità e solitudine. Un libro capace di affrontare le asprezze dell’adolescenza, la crudeltà che si abbatte sui diversi, sulle persone sensibili, su chi non si arrende alla banalità del male. Un libro che racconta anche l’amore, la capacità di cambiare e la salvezza che passa attraverso la scoperta delle parole. Un libro che non ha paura di parlare dell’anima e del mistero che ci avvolge, della vita e della morte, e del senso profondo del nostro esistere.

Un prato in pendio. Tutte le poesie 1992-2017
Pierluigi Cappello
€ 16,00
2018, 493 p., brossura
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (Collana: Contemporanea)

Pierluigi Cappello è un poeta inedito, le cui opere fondono altissimo valore letterario a una semplicità di linguaggio e a un’immediatezza di immagini capaci di parlare immediatamente alla mente e al cuore di tutti

Uomini come me, che rincorrono
la corsa di quei suoni, possono dire:
ho fatto quel che sono, per un istante
ho fatto quel che sono. Un uomo

Nel primo anniversario della sua scomparsa, viene qui raccolta per la prima volta tutta la sua produzione in versi, arricchita da preziosi inediti: otto poesie scritte nell’ultimo anno di vita, “strappate” a condizioni di salute sempre più difficili, e alcune prose, tra cui i primi passi di un progetto più grande rimasto incompiuto. La scrittura come spiraglio di luce, la ricerca di parole “bambine”, gli omaggi alla terra e al dialetto friulani: i motivi cruciali della sua poetica si intrecciano tra le pagine, e le parole arrivano dritte al cuore di chi legge. Le tre prefazioni di Alessandro Fo, Gian Mario Villalta ed Eraldo Affinati, voci illustri della letteratura italiana, inquadrano l’opera di Cappello nel panorama poetico del nostro Paese, omaggiando con sincerità e commozione l’uomo e il poeta.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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