lunedì
27 maggio 2019

12:07

LIBRI CONSIGLIATI #399

Paura. Trump alla Casa Bianca
Bob Woodward
Traduzione di: I. Annoni E. Cantoni R. Salerno
€ 22,00
2018, 490 p., ill., rilegato
Solferino

Bob Woodward non è solo un Premio Pulitzer, è un’icona mondiale del giornalismo investigativo.

«Le rivelazioni di Woodward su Trump sono esplosive.» – The Washington Post

«Un ritratto maledetto della presidenza americana.» – CBS News

«Nell’era delle “verità alternative” e dei tweet corrosivi, Woodward è il gold standard della verità. Fear è esplosivo, devastante, clamoroso.» – The Washington Post

Il reporter Bob Woodward, che svelò lo scandalo Watergate costringendo Nixon alle dimissioni, dipinge una Casa Bianca caotica e disfunzionale, in preda di una perenne crisi di nervi, guidata da un presidente infantile e irascibile che non risparmia insulti ai collaboratori, i quali a loro volta lo ritengono (per usare un eufemismo) non all’altezza del compito. Collaboratori che, per esempio, per non eseguire gli ordini fanno semplicemente sparire i documenti. O definiscono gli uffici presidenziali «uno zoo senza gabbie» o «Crazytown». E in cui il presidente è «un idiota» e ha «l’intelligenza di un bambino di quinta elementare». È il quadro che emerge dall’inchiesta di Woodward, un veterano del giornalismo investigativo. Alle prime anticipazioni sul libro, Trump e alcuni dei suoi più stretti funzionari hanno dovuto immediatamente smentirne il contenuto: il presidente ha «cinguettato» più volte dando a Woodward del bugiardo. Il contenuto del libro è difeso dall’autore con la solita asciutta fermezza: le sue fonti, tutte anonime, sarebbero i protagonisti stessi della vicenda, persone con cui il giornalista ha parlato «per centinaia di ore». E il presidente si è rifiutato di ricevere Woodward, prima della stampa del libro, diversamente da Bush o Obama, per fornire la propria versione dei fatti. «Trump può dire quello che vuole» replica Woodward «ne ha diritto secondo il primo emendamento, ma il geniale direttore del “Washington Post” ai tempi del Watergate, Ben Bradlee, usava dire che nel faccia a faccia la verità alla fine viene a galla. E la verità verrà a galla, anche questa volta.»

Le mie risposte alle grandi domande
Stephen Hawking
Traduzione di: D. Didero
€ 17,00
2018, 199 p., rilegato
Rizzoli

Quesiti affascinanti e immortali, affrontati con il piglio dello scienziato geniale, la chiarezza dell’insuperabile divulgatore e lo spirito del grande uomo, affinché nessuno si senta perso davanti ai misteri dell’esistenza.

Da dove veniamo? Come è nato l’universo? Qual è il disegno, il significato profondo che sta dietro a ogni cosa? C’è qualcuno lassù? Da sempre, le persone cercano delle risposte alle grandi domande. Il problema è che molti credono che la scienza sia fuori dalla loro portata. Io non lo penso affatto

Per tutta la vita, Stephen Hawking si è dedicato a indagare il mondo attraverso la lente della fisica, maneggiando concetti complicatissimi in bilico tra scienza e filosofia: dalla natura dei buchi neri all’origine del tempo, fino alla ricerca di un senso per la nostra esperienza su questo sperduto pianeta, ai confini di una remota galassia sospesa nell’impressionante vastità del cosmo. Ma, mentre sfidava con acume e coraggio i misteri dell’universo, si è anche speso per raccontare a tutti noi le sue intuizioni, per renderle comprensibili e farle diventare un bagaglio culturale condiviso. E, sensibile tanto al fascino della natura quanto ai problemi dell’uomo, ha scritto libri di divulgazione diventati bestseller nonostante la difficoltà degli argomenti trattati. In questo volume, risponde alle grandi domande – scientifiche ed esistenziali – che hanno accompagnato non solo la sua vita, ma buona parte della storia della nostra civiltà. Come è iniziato tutto quanto? È possibile viaggiare nel tempo? Possiamo predire il futuro? Esiste un Dio? Ci sono altre forme di vita intelligente nell’universo? Riuscirà l’homo sapiens a sopravvivere sulla Terra, e a non distruggere il suo pianeta natale? Colonizzeremo mai lo spazio? Quesiti affascinanti e immortali, affrontati con il piglio dello scienziato geniale, la chiarezza dell’insuperabile divulgatore e lo spirito del grande uomo, affinché nessuno si senta perso davanti ai misteri dell’esistenza. In fondo, come diceva l’autore, neanche «i buchi neri sono le prigioni eterne che pensavamo. Se vi sentite intrappolati in un buco nero, non mollate, c’è sempre una via di uscita».

Italia felix. Uscire dalla crisi e tornare a sorridere
Andrea Illy, Francesco Antonioli
€ 18,50
2018, 221 p., rilegato
Piemme

Un libro “effetto caffeina”. Per ridare sprint a un Paese che da troppo tempo sa solo deprimersi.

Ci sono mille ragioni per lamentarsi, ma ce ne sono altrettante per ringraziare il Paese dove siamo nati. Siamo culla del “ben vivere” e della creatività, un patrimonio che tutti nel mondo ci invidiano, e che può essere esportato. Noi italiani abbiamo l’orgoglio e gli anticorpi per un riscatto

«Che cosa manca all’Italia per essere il Paese più felice del mondo?». È la provocazione da cui parte Andrea Illy, imprenditore del caffè, ambasciatore del made in Italy e capitano di un’azienda apprezzata nei cinque continenti per la sua lunga storia di ricerca, etica, qualità ed eccellenza. Innamorato della sua terra, Illy non fa sconti nel ragionare intorno all’Italia, Paese che da culla dei diritto si è trasformato in patria del rovescio, pronto però a gesti di grande generosità; fucina di talenti che scappano e di furbi che spesso di annidano nella cosa pubblica; una società dove tutti sono allenatori e pronti a prendersela con i politici, ma dove di sono anche tanti imprenditori (spesso generazioni di famiglie) che si fanno carico di mille problemi, con uno Stato che c’è troppo dove non dovrebbe ed è latitante dove servirebbe. Illy analizza con rigore scientifico i fenomeni in atto e con schiettezza scuote il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, indicando le direzioni per cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Punzecchiato dal giornalista economico Grancesco Antonioli non si esime dall’invitare anche noi cittadini a un cauto “ottimismo della ragione”: «L’Italia ha un vantaggio competitivo “endogeno” legato al concetto del bello, del buono, del ben fatto. Un’attitudine che deriva sia dalla vena creativa, alimentata dall’incommensurabile patrimonio di bellezze del nostro Stivale, sia dalla cultura manifatturiera di mestieri tramandati da generazioni. Queste sono tutt’oggi le nostre armi di rilancio».

Corruzione e anticorruzione. Dieci lezioni
Raffaele Cantone, Enrico Carloni
€ 17,00
2018, 201 p., brossura
Feltrinelli (Collana: Serie bianca)

In dieci lezioni capaci di rendere accessibile il linguaggio delle autorità amministrative, Raffaele Cantone e Enrico Carloni illustrano in cosa consiste l’attività di contrasto alla corruzione e quali sono gli errori che dobbiamo correggere per non essere più vittime di un sistema spietato e pervasivo.

Ogni volta che un politico o un funzionario prende una decisione che riguarda la costruzione di opere pubbliche e infrastrutture e rilascia un documento ufficiale, oppure sceglie un membro del consiglio di amministrazione di una società partecipata, esiste il rischio di corruzione. Eppure negli ultimi decenni in Italia la lotta alla corruzione si è intensificata, dotandosi di strumenti capaci di analisi sempre più approfondite. Il fenomeno è stato compreso nella sua complessità. Non più come un semplice accordo privato, ma come un sistema tentacolare che coinvolge le imprese, la politica e le organizzazioni criminali. Per questo Raffaele Cantone ed Enrico Carloni sanno che per combattere la corruzione il codice penale non basta. Le sanzioni non sono sufficienti se non sono accompagnate da un insieme di regole che impedisca preventivamente questi eventi delittuosi. In dieci lezioni capaci di rendere accessibili i linguaggi delle autorità amministrative, pur mantenendo la necessaria accuratezza, Cantone e Carloni spiegano in cosa consiste l’attività di contrasto alla corruzione e quali sono gli errori che dobbiamo correggere per non essere più vittime di un sistema spietato e pervasivo.

Maggio selvaggio
Edoardo Albinati
€ 14,00
2018, 2^ edizione, 413 p., brossura
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (Collana: Contemporanea)

Per comprendere com’è la vita degli uomini in galera bisogna raccontarla in parallelo a quella di chi invece è libero. Per questo Edoardo Albinati ha scelto la forma del diario personale, narrando in questo libro un anno come insegnante nel carcere di Rebibbia. Maggio selvaggio parla della vita in prigione – la violenza, improvvisa o differita, la burocrazia che scandisce le giornate nella “fabbrica della pena”, gli atti di bontà e crudeltà gratuiti, la deriva dei corpi – mescolandola con gli avvenimenti e le scoperte di chi sta fuori: il tempo sospeso e quello che scorre. Ed è proprio grazie a questo suo approccio narrativo personale e diaristico, che Albinati offre al lettore un documento straordinario sul mondo di chi è privato della libertà, senza strumentalizzazioni e senza patetismo.

Breviario dei nostri giorni
Gianfranco Ravasi
€ 22,00
2018, 412 p., rilegato
Mondadori (Collana: Orizzonti)

Un libro per non fare scivolare via i giorni «come fossero solo granelli aridi di sabbia della clessidra del tempo, senza mai farli diventare un seme che scorre dalle mani e feconda la terra»

«Ieri mi sono comportata male nel cosmo. / Ho passato tutto il giorno senza fare domande, / senza stupirmi di niente.» È con questi versi – un mea culpa che è anche una dichiarazione d’intenti – della poetessa polacca Wisława Szymborska che il cardinal Ravasi apre, il 1° gennaio, il suo Breviario dei nostri giorni , un testo che propone al lettore, di volta in volta, una frase, un detto, una citazione tratti da opere di autori di epoche, culture, fedi diversissime fra loro, o anche di nessuna fede, ma sempre capaci di condensare in poche, incisive parole una verità, un’esperienza, un insegnamento. Ogni citazione è seguita da una riflessione, che ne distilla, goccia a goccia, tutto il succo. Sono spunti che hanno la forza dell’aforisma, del detto essenziale, così brevi da poter essere letti nell’arco di cinque minuti, poiché, come il grande Cervantes, anche Ravasi si dice convinto che «non c’è buon ragionamento che sembri tale quando è troppo lungo». Nell’arco dell’anno si spazia da Plutarco a Oscar Wilde, da Kant a Woody Allen, da Voltaire a Gandhi, a Pavese, passando per Einstein e Wittgenstein. Dagli autori «impegnati» ai commentatori «leggeri», tutti offrono un’occasione preziosa per fermarsi un attimo a meditare, attività che non ha solo una valenza religiosa, anzi, «è un’esperienza radicale umana, una sorta di medicina dell’anima» capace di dare «una scossa al cuore intorpidito» da una malsana sonnolenza. E proprio come il breviario ecclesiastico, che raccoglie i testi della preghiera ufficiale quotidiana della Chiesa ed è chiamato anche «Liturgia delle Ore» perché scandito sulla trama delle ore della giornata e secondo lo svolgersi dell’anno liturgico – Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua –, anche questo breviario spirituale e laico accompagna il lettore durante tutti i 366 giorni dell’anno solare. È quindi un testo ritmato su una cadenza quotidiana, da leggere e meditare passo dopo passo: «un canto ogni giorno, un canto per ogni giorno» come recita un antico motto giudaico. Quelle che Ravasi fa scaturire da ogni singola citazione sono infatti riflessioni da centellinare, da prendere a piccole porzioni, assaporandole e meditandole con calma e tranquillità. Solo così, «all’eccesso che genera nausea si sostituisce il piacere piccolo ma intenso che imprime un fremito al palato dell’anima».

La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti
Hans Magnus Enzensberger
Traduzione di: R. Pedio
€ 10,00
2018, 5^ edizione, 295 p., brossura
Feltrinelli (Collana: Universale economica)

Operaio metallurgico, Buenaventura Durruti è stato, nel 1936, uno dei protagonisti della rivolta anarchica catalana e della guerra civile spagnola. Rivoluzionario sin dall’adolescenza, è stato perseguitato, imprigionato, esiliato, ha guidato la leggendaria colonna anarchica sul fronte d’Aragona ed è morto in circostanze oscure. “Mai nessuno scrittore si sarebbe deciso a raccontare la storia della sua vita; rassomigliava troppo a un romanzo d’avventure”: così diceva lo scrittore sovietico Il’ja Erenburg sin dal 1931, dopo averlo conosciuto di persona. Quarant’anni più tardi, Hans Magnus Enzensberger raccoglie la sfida e scrive un romanzo “di montaggio”, che non rinuncia al respiro epico del personaggio ma al contempo offre gli strumenti per tornare al clima, alla complessità, alle contraddizioni di quella “breve estate” di lotta per la libertà, che tuttora continua a interrogare la nostra memoria storica. È così che l’opera di Enzensberger è diventata un testo indispensabile per riprendere il filo degli eventi, per tornare sulle tracce di una figura straordinaria, e anche per concludere, con serenità e lucidità, che “non si fa due volte la stessa rivoluzione”.

Lungo la Pedemontana. In giro lento tra storia, paesaggio veneto e fantasie
Paolo Malaguti
€ 16,00
2018, 217 p., brossura
Marsilio (Collana: Gli specchi)

Vista dall’alto, la Superstrada Pedemontana è poco più di un segno che appare e scompare tra i campi e i centri abitati dell’alto Veneto. Eppure, con i suoi novantatré chilometri di gallerie, trincee e viadotti, è l’infrastruttura in costruzione più estesa d’Italia, e ha alle spalle una storia travagliata, costellata di polemiche e false partenze. La particolarità non sta però solo nelle sue dimensioni, ma nel territorio che la circonda: da Montecchio Maggiore a Spresiano, il tracciato si apre su un tessuto produttivo e sociale unico in Europa, un orizzonte ininterrotto di paesi, vigneti e fabbriche, proiettato allo stesso tempo nel futuro e legato a doppio filo alle proprie tradizioni. Paolo Malaguti, cultore e narratore di cose venete, nelle tappe che compongono questo libro ha deciso di esplorarne i margini in bicicletta, contrapponendo alla futura velocità dell’autostrada il punto di vista privilegiato della lentezza. Da questi due ritmi opposti deriva il racconto di un’opera pubblica che è un formidabile campo di metafore, cronache, vissuti e immaginari, e in cui, come i residui della Grande guerra riaffiorano dal terreno tra i campi di formenton e le villette incompiute, varie epoche sembrano coesistere nello stesso spazio. Nella tradizione degli scrittori che di questa regione hanno fatto il loro laboratorio narrativo (tra gli altri, Meneghello, Zanzotto e Rigoni Stern), il Veneto diventa così un punto di osservazione inedito sul resto del paese, in cui il coesistere di identità secolari e brusche accelerazioni sembra essere l’unica forza di cambiamento possibile.

I luoghi e i racconti più strani di Padova. Alla scoperta della città attraverso i suoi luoghi e gli aneddoti più stravaganti
Silvia Gorgi
€ 14,90
2018, 287 p., ill., brossura
Newton Compton (Collana: Quest’Italia)

Alla scoperta della città attraverso i suoi luoghi e gli aneddoti più stravaganti.

Le curiosità, i luoghi nascosti, i segreti di certe strade, i caffè storici, i palazzi, i fantasmi e le chiese: questi e tanti altri piccoli elementi compongono il complesso quadro che è Padova, città che si è rivelata un crocevia fondamentale di cultura e storia e che ha affascinato celebri visitatori di tutte le epoche. Un viaggio ideale per apprezzare la città con il maggiornumero di antichità di tutto il Veneto, unendo l’esigenza di approfondire la storia e andare oltre i principali monumenti, per addentrarsi in un mondo affascinante e segreto di curiosità nascoste. Può esistere una “biblioteca senza libri”? Quali osterie padovane frequentò Hemingway? Chi ha risolto l’enigma di Palazzo San Bonifacio? Cosa nasconde il cranio conservato nella Chiesa della Beata Elena? Cosa successe al Lola Club frequentato anche da Felice Maniero? Chi era Elisa Garnerin che nell’Ottocento scese in paracadute su Prato della Valle? E che dire di Sophia Loren e Marcello Mastroianni fianco a fianco in Piazza dei Signori? Queste e molte altre storie insolite, come lo strano vento che spira sul Ponte della Morte, i segreti dell’ex base Nato dei Colli Euganei, il destino del Cinema Cristallo, ex tempio del porno d’autore, la bilancia pesapersone di Santorio Santorio, sono raccontate con dovizia di particolari in un libro imperdibile, l alleato perfetto per immergersi nei racconti e nelle leggende più stravaganti che sorprenderanno il visitatore nel passeggiare tra i vicoli e le vie di Padova. Tra i misteri e gli aneddoti: Trecento e Quattrocento: leggende, magie, culti, acque, fango, rose; Rinascimento padovano e primo Illuminismo: peste, invenzioni mediche sbalorditive, misteriose presenze; Ottocento e grandi scoperte: si tocca il cielo, si corre su anticavalli e le sperimentazioni scientifiche hanno il sapore del bizzarro; Novecento d’arcaici riti, d’enigmi da rompicapo, di singolari bracci di ferro, di celebrità.

Il delitto Matteotti
Francesco Barilli, Manuel De Carli
€ 17,00
2018, 143 p., ill., brossura
Becco Giallo

È il 30 maggio del 1924, quando il deputato socialista Giacomo Matteotti firma, con un discorso alla Camera, la sua condanna a morte. “Tempesta”, come viene chiamato dai compagni di partito per il suo carattere battagliero, ne è consapevole, perché finito di parlare – dopo aver denunciato pubblicamente l’uso sistematico della violenza a scopo intimidatorio usata dai fascisti per vincere le elezioni e contestato la validità del voto – dice ai colleghi: «Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.» Pochi giorni dopo, il 10 giugno, viene rapito a Roma. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio e una squadra di fascisti guidata da Amerigo Dumini lo preleva con la forza e lo carica in auto, dove viene picchiato e accoltellato fino alla morte, per poi essere seppellito nel bosco della Quartarella, a venticinque chilometri dalla Capitale.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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