sabato
15 dicembre 2018

14:52

LIBRI CONSIGLIATI #401

Quando inizia la nostra storia
Federico Rampini
€ 19,50
2018, 444 p., ill., brossura
Mondadori (Collana: Strade blu)

Dopo il successo di Le linee rosse, in cui ha guidato i lettori alla decifrazione del mondo attuale usando le mappe, Rampini applica lo stesso metodo alla storia, giocando con alcune date-chiave per fare luce sui sorprendenti legami tra eventi epocali del passato e il nostro presente.

La storia è maestra di vita: è urgente riscoprirla come guida. Che cosa lega l’invenzione della stampa moderna (Gutenberg) nel 1450, la Riforma protestante di Lutero e quel primo esperimento di globalizzazione che furono le grandi esplorazioni navali? È possibile paragonare Facebook o Instagram alle altre rivoluzioni della comunicazione? Che distanza c’è tra quella Età del Caos che chiamiamo Rinascimento, i suoi Savonarola, e i populismi di oggi? E perché la riscoperta dello Stato-nazione ci sembra un regresso, mentre con la Pace di Vestfalia fu un approdo di stabilità? Dopo il successo di Le linee rosse , in cui ha guidato i lettori alla decifrazione del mondo attuale usando le mappe, Rampini applica lo stesso metodo alla storia, giocando con alcune date-chiave per fare luce sui sorprendenti legami tra eventi epocali del passato e il nostro presente. La nascita nel 1600 della Compagnia delle Indie, azienda privata a cui l’Inghilterra assegna il grosso del suo impero, in queste pagine diventa l’inizio di una storia del capitalismo che si dipana fino al crac di Lehman e alla grande crisi del 2008 da cui non siamo ancora usciti. La guerra dell’oppio (1840) spiega lo spirito di rivincita che anima oggi la Cina. Il 1869 vede la nascita del Canale di Suez, che ispira Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne: non solo un romanzo d’avventura, ma l’avvento del globalismo come ideologia. In tema d’immigrazione, si parte dal 1870: la Grande Fame degli irlandesi e quello che, secondo Marx, dovrebbe insegnarci. Il 1948 segna la fine dell’impero britannico e della sua pretesa di fagocitare quello ottomano: una vicenda di cui settant’anni dopo la questione israelo-palestinese porta ancora le cicatrici. Esplorando gli anni 1963-67, riaffiora la terribile e seducente eredità del lungo Sessantotto americano, l’inizio di quella «guerra civile sui valori» tuttora in corso. L’incontro di Nixon con Mao Zedong nel 1972 innesca una reazione a catena che sfocia nel protezionismo di Donald Trump. E l’anno 1979 concentra tre eventi formidabili: la rivoluzione degli ayatollah in Iran, la svolta reazionaria dell’Arabia Saudita, l’invasione sovietica in Afghanistan, un triangolo dove viene piantato il seme degli islamismi moderni. Anche questo libro di Rampini non nasce «a tavolino». Le letture del passato si fondono con i racconti dei suoi viaggi di nomade globale – dalla profonda provincia americana che ha votato Trump al cuore islamico di Harlem, dall’Iran a Israele e alla Palestina – e con la sua vita in Cina o nella Silicon Valley californiana. L’avventura a ritroso nel tempo finisce per diventare una sorta di specchio magico. Così acquistano nuovi contorni e significati, e la giusta profondità, le cose da lui viste da testimone in prima fila: luoghi e personaggi, vertici internazionali e scontri tra leader che tentano di imprimere alla storia il loro segno.

Istruzioni per diventare fascisti
Michela Murgia
€ 12,00
2018, 100 p., brossura
Einaudi (Collana: Super ET. Opera viva)

«Essere democratici è una fatica immane. Significa fare i conti con la complessità, fornire al maggior numero di persone possibile gli strumenti per decodificare e interpretare il presente, garantire spazi e modalità di partecipazione a chiunque voglia servirsene per migliorare lo stare insieme. Inoltre non a tutti interessa essere democratici. A dire il vero, se guardiamo all’Italia di oggi, sembra che non interessi più a nessuno, tanto meno alla politica. Allora perché continuiamo a perdere tempo con la democrazia quando possiamo prendere una scorciatoia più rapida e sicura? Il fascismo non è un sistema collaudato che garantisce una migliore gestione dello Stato, meno costosa, più veloce ed efficiente?». Michela Murgia usa sapientemente la provocazione, il paradosso e l’ironia per invitarci ad alzare la guardia contro i pesanti relitti del passato che inquinano il presente. E ci mette davanti a uno specchio, costringendoci a guardare negli occhi la parte più nera che alberga in ciascuno di noi.

L’origine degli altri
Toni Morrison
Traduzione di: S. Fornasiero
€ 15,90
2018, XXXV-121 p., rilegato
Frassinelli

«E non è passato, dice Toni Morrison, il razzismo, è qui, ora, subito, e se non conosci cosa è accaduto, non riconosci gli echi di ciò che accade.» – Dall’introduzione all’edizione italiana di Roberto Saviano

«L’origine degli altri non si occupa direttamente dell’ascesa di Donald Trump. Ma è impossibile leggere le riflessioni dell’autrice sull’appartenenza, su chi è protetto dall’ombrello della società e chi invece non vi trova posto, senza considerare il momento presente.» – Dalla prefazione di Ta-Nehisi Coates

Toni Morrison, in un testo che si impone come una vera e propria orazione civile, va in cerca delle risposte a queste domande parlando di sé, della sua opera, di letteratura, storia e politica, partendo dal XIX secolo e arrivando fino ai giorni nostri, e alle grandi migrazioni che caratterizzano il mondo globalizzato. L’origine degli altri è un libro di straordinaria attualità, nel quale i temi che siamo abituati a vedere banalizzati e avviliti nel dibattito pubblico vengono affrontati con passione, acume e profondità dalla più importante scrittrice americana contemporanea.

Quant’è vero Dio. Perché non possiamo fare a meno della religione
Sergio Givone
2018, 187 p., brossura
Solferino (Collana: Saggi)

Uno dei nostri maggiori filosofi si interroga e ci interroga sulla necessità della religione prima ancora che sul bisogno di essa, avendo il coraggio di prendere le distanze da figure mai come ora oggetto di discussione e al centro del dibattito: Nietzsche e Heidegger.

«Il saggio di Sergio Givone, uno dei nostri più intensi e autentici pensatori, capace anche di un dettato raffinato, esige un avanzare lento tra i paesaggi ideali spesso iridescenti che talora costringono a ritorni o, fuori di metafora, a impugnare una matita, segnando, appuntando, sottolineando alla vecchia maniera.» – Gianfranco Ravasi, Il Sole 24 Ore

Post-religiosi, atei, materialisti: nell’infinita gamma degli atteggiamenti dell’Occidente secolarizzato verso la religione sembra manchi solo quello più semplice: credere. È ormai una scelta marginale, in via d’estinzione? Niente affatto, tanto è vero che il bisogno di Dio sembra tornare alla ribalta ovunque nel mondo, in modi anche drammatici. Perché? È opinione comune che la religione sia stata inventata dagli uomini per autoconsolarsi della propria condizione mortale. Ma se le cose stanno così, come mai tutte le religioni hanno sempre offerto ai fedeli e ai non-fedeli scenari inquietanti, dal giudizio finale al paradiso e all’inferno? Il fatto è che la religione, nel momento in cui risponde alla domanda sul senso della vita, riguarda la nostra libertà, perché della libertà è l’ultima difesa e non la soppressione. Ecco perché il ritorno a Dio è necessario al fine di contrastare il totalitarismo in tutte le sue forme. Se è vero che la religione non può essere tenuta fuori dalla sfera pubblica, riflettere sulla sua opportunità significa riflettere sulla giustizia, che è ciò da cui si dispiega, secondo la lezione del pensiero antico da Parmenide in poi, l’ordinamento stesso del mondo e del nostro stare insieme come umani. Uno dei nostri maggiori filosofi si interroga e ci interroga sulla necessità della religione prima ancora che sul bisogno di essa, avendo il coraggio di prendere le distanze da figure mai come ora oggetto di discussione e al centro del dibattito: Nietzsche e Heidegger. E lo fa da laico, consapevole che laico non è chi rivendica la propria indifferenza nei confronti della religione ma al contrario chi la prende sul serio, riconoscendo che i contenuti essenziali con cui è chiamato a fare i conti, le ragioni per cui si vive, vengono proprio da lì. Un percorso incalzante e profondo che fa appello alle conclusioni di poeti e scrittori non meno che a quelle dei filosofi – Hölderlin e Dostoevskij su tutti –, intreccia alla religione il discorso sul sacro e mette in guardia dai pericoli del relativismo e dell’etica utilitaristica. Al cuore, una domanda cruciale: davvero possiamo fare a meno della verità sull’uomo e sul mondo che solo la religione è in grado di comunicare?

Andrea Zanzotto, la natura, l’idioma. Atti del convegno internazionale (Pieve di Soligo, Solighetto, Cison di Valmarino, 10-11-12 ottobre 2014)
A cura di: F. Carbognin
€ 26,00
2018, 480 p., ill., brossura
Canova (Collana: CanovaAtti)

In oltre quaranta contributi sono analizzati i temi centrali dell’opera di Zanzotto: la lingua e gli idiomi, la natura e il paesaggio. Sono poi pubblicate due interviste al poeta e le ultime 9 liriche inedite. Infine testimonianze degli amici e degli autori a lui più vicini. Scritti di: Stefano Agosti, Claudio Ambrosini, Gianfranco Angelucci, Marzio Breda, Denis Brotto, Francesco Carbognin, Luciano Cecchinel, Alberto Cellotto, Roberto Cicala, Andrea Cortellessa, Maurizio Cucchi, Umberto Curi, Stefano Dal Bianco, Giulio Ferroni, Giovanna Frene, Tecla Gaio, Matteo Giancotti, Maria Antonietta Grignani, Adriana Guarnieri, Niva Lorenzini, Costanza Lunardi, Maria Giovanna Maioli, Nico Naldini, Massimo Natale, Giuseppe Sandrini, Mario Santagostini, Giuliano Scabia, Raffaella Scarpa, Nico Stringa, Silvana Tamiozzo Goldmann, Giorgio Tinazzi, Guido Tonietto, Francesco Vallerani, Francesco Venturi, Gian Mario Villalta, Francesco Zambon, Andrea Luigi Zanzotto. Il libro è illustrato da immagini di manoscritti originali, paesaggi, personaggi ed eventi.

Mario Soldati e gli italiani che cambiano (1957-1979). Raccontare, riflettere, divulgare
A cura di: B. Falcetto, S. Ghidinelli
€ 25,00
2018, 240 p., ill., brossura
Skira (Collana: Skira paperbacks)

A sessant’anni da Viaggio nella Valle del Po, il primo reportage enogastronomico, la figura di Mario Soldati scrittore, giornalista, regista ma soprattutto osservatore e narratore dell’Italia del dopoguerra.

Al centro del volume è il Soldati osservatore e narratore dell’Italia in cammino rapido verso la società dei consumi e del benessere, finora criticamente ancora poco indagato. Novelle, reportage, inchieste TV e diari-zibaldone vengono riletti da critici letterarie geografi, antropologi, storici dell’arte e della gastronomia, per restituire lo slancio asistematico con cui ci ha rivolto – in una pluralità di forme e linguaggi differenti – il suo invito vivace ad attivare l’attenzione e intensificare la sensibilità. A sessant’anni dal reportage Viaggio nella valle del Po, Soldati ci offre un modello attualissimo di azione culturale diretta ben oltre gli specialismi: il patrimonio di storie, immagini e pensieri che i suoi lavori ci hanno lasciato, così come la sua sintesi felicemente anticipatrice di un sapere della terra dei cibi e dei vini riescono ancora a parlare a un pubblico insolitamente ampio e vario.

La banda Apollinaire
Renzo Paris
€ 17,50
2018, 183 p., brossura
Elliot (Collana: Manubri)

La vita del grande poeta e quella di un’intera generazione di artisti che rivoluzionarono il Novecento vengono narrate con maestria da Renzo Paris in questo documentato romanzo biografico. Seguendo le tracce di Apollinaire, l’autore ne ricostruisce l’infanzia romana, le avventure della giovinezza da Monaco fino alla Parigi della Belle Époque, vissuta tra oppio e mescalina, insieme a una compagnia di geni di cui facevano parte tra gli altri Picasso, Max Jacob, Breton e Cocteau. Sfilano anche gli amori di Apollinaire: la governante Annie Playden, la pittrice Marie Laurencin, la nobildonna Lou, fino a quella che sarebbe diventata sua moglie, Jacqueline Kolb. Una passeggiata letteraria a ritroso, in cui ritroviamo la malinconia per un tempo perduto e irripetibile, in compagnia di un autore dallo stile unico.

La finestra di Leopardi. Viaggio nelle case dei grandi scrittori italiani
Mauro Novelli
€ 18,00
2018, 204 p., ill., brossura
Feltrinelli (Collana: Varia)

In Italia abbiamo più di cento case di scrittori, ma nessun libro che ce le racconti. Questo volume è un viaggio sentimentale nei luoghi abitati dagli autori principali del nostro canone letterario.

Ville eleganti e palazzi nobiliari, ma anche appartamenti dignitosi, umili case contadine, castelli arroccati su una rupe, celle di prigione e persino vagoni ferroviari: l’assortimento dei luoghi abitati dai nostri scrittori e dalle nostre scrittrici ben riflette l’affascinante complessità della cultura italiana. “La finestra di Leopardi” è un viaggio sentimentale, ironico e insieme appassionato, nelle dimore dei grandi autori, quelli che abbiamo conosciuto a scuola: Petrarca, Manzoni, Pavese, Fenoglio, Leopardi, D’Annunzio, Tasso, Carducci, Pascoli, Quasimodo, Pirandello, Deledda, Pasolini e tanti altri ancora. Fra queste mura, su questi tavoli, nella cornice di una finestra, davanti a un focolare oppure dietro le sbarre, sono nate le parole che hanno cementato la nostra identità nazionale. Mauro Novelli, docente all’Università Statale di Milano e vicepresidente di Casa Manzoni, perlustra stanze nelle quali il turbine dell’ispirazione sollevò tempeste, mentre ora si offrono quiete allo sguardo dell’ospite. Questo libro non è il resoconto di un devoto pellegrinaggio, né un saggio accademico o una semplice guida, ma il racconto innescato dal connubio fra ciò che gli autori hanno scritto, ciò che è capitato nei loro ambienti privati e ciò che si vede visitandoli oggi, perché le case possiedono una straordinaria potenzialità narrativa. Una risorsa valorizzata dal ricco inserto fotografico, che consente al lettore di rivivere i luoghi, gli oggetti, i mille dettagli evocati.

Il meglio
Charles Bukowski
Traduzione di: S. Viciani
A cura di: A. Debritto
€ 18,00
2018, 299 p., rilegato
Guanda

Un’antologia che raccoglie il meglio di un autore unico, che con la sua forza trasgressiva e la scrittura pungente, acuta e ironica ha lasciato un segno indelebile sulla cultura contemporanea.

Pochi scrittori come Charles Bukowski hanno raccontato in maniera brillante e autentica la disperazione e la follia dell’ordinario, del quotidiano. E, ancor più che nella narrativa, nelle poesie la sua voce potente risuona oggi con la stessa forza di allora, di quando batteva sui tasti della macchina da scrivere. Amore, morte, sesso, letteratura, musica, alcol, cavalli… questa antologia raccoglie il meglio di un autore unico, che con la sua carica trasgressiva e lo stile pungente e ironico ha lasciato un segno indelebile nella cultura contemporanea. Un distillato di Bukowski, servito liscio.

Come le donne diventeranno libere. Socialismo ed emancipazione nel giornale della ferrarese Rina Melli: Eva (1901-1903)
Susanna Garuti
€ 15,00
2018, 165 p., ill., brossura
Editrice Socialmente (Collana: Saggi, materiali e memorie)

Il volume narra la vita, la militanza e l’impegno politico della giornalista Rina Melli (Ferrara 1882-Pavia 1958), e del suo giornale Eva (1901-1903) il primo periodico di propaganda socialista pensato esclusivamente per le donne. Attivista del Partito Socialista di Ferrara e sindacalista negli anni degli scioperi agrari tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, organizzatrice di leghe bracciantili, Rina Melli si conquistò un ruolo di primo piano per il grande contributo che diede alla causa del socialismo. Rina Melli collaborò con diverse testate giornalistiche tra cui il Popolo di Cesare Battisti e La Difesa delle Lavoratrici, fondata da Anna Kuliscioff. Alla sua intensa attività di propaganda e come conferenziera, affiancò Eva, “il giornale delle donne del popolo” come amava definirlo, un giornale per l’educazione delle donne alla lotta di classe, all’organizzazione proletaria e per le conquiste del mondo del lavoro. Rina Melli fu senza dubbio tra quelle “donne nuove”, spesso dimenticate dalla storia, che coraggiosamente affrontarono l’emancipazione femminile, con passione e perseveranza, votate a cambiare la società per un avvenire migliore.

*descrizione a cura delle rispettive case editrici.

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