domenica
26 maggio 2019

01:18

LIBRI CONSIGLIATI #402

Sbagliare da professionisti. Storie di errori e fallimenti memorabili
Massimiano Bucchi
€ 18,00
2018, 222 p., rilegato
Rizzoli (Collana: Saggi italiani)

Dal flop dei Google Glass a quello ciclico della videotelefonia; dal più grande abbaglio nella storia dello spettacolo al fallimento più colossale della Silicon Valley, Massimiano Bucchi parte da storie avvincenti e inaspettate per invitarci a riflettere sul nostro rapporto con gli errori.

Perché si sbaglia? Come si sbaglia? Si sbaglia in modi diversi in ambiti diversi (nella scienza, nel mondo aziendale, nella comunicazione)? E che cosa hanno in comune gli errori che portano a un tragico incidente aereo, quelli che conducono al fallimento di un nuovo prodotto o di una potenziale innovazione, il rigore sbagliato che costa la sconfitta in una finale della Coppa del Mondo di calcio? Dal flop dei Google Glass a quello ciclico della videotelefonia; dal più grande abbaglio nella storia dello spettacolo al fallimento più colossale della Silicon Valley; dall’errore di comunicazione che aprì una breccia nel muro di Berlino agli errori di battitura costati milioni di dollari, Massimiano Bucchi parte da storie avvincenti e inaspettate per invitarci a riflettere sul nostro rapporto con gli errori. Perché studiare gli errori, quelli capitali, memorabili, epici o quelli più banali e quotidiani, significa parlare soprattutto del nostro modo di guardare agli errori, di comprenderli e interpretarli, di riconoscere che, in fondo, siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i nostri sbagli.

A libro aperto. Una vita è i suoi libri
Massimo Recalcati
€ 16,00
2018, 185 p., brossura
Feltrinelli (Collana: Serie bianca)

Non un semplice libro sull’importanza della lettura, ma una riflessione intima in cui Massimo Recalcati ci racconta come i libri siano incontri d’amore, in grado di far risuonare il nostro enigma più profondo. Il racconto dei dieci libri che l’autore ha amato di più.

Un incontro è un evento che taglia il percorso di una vita rendendola diversa da com’era prima. Per questo ogni vero incontro è un incontro d’amore, perché ci trasforma. E, come ci trasformano le persone in carne e ossa, ci trasformano anche le idee e le parole. Sono esistite, per ciascuno di noi, letture che hanno cambiato radicalmente la nostra vita, che l’hanno resa diversa da prima. Perché quel libro mi scuote? Forse perché in esso trovo le risposte o le domande che mi attraversano. In questo senso, leggere non è solo conoscere altri mondi e altre vite, ma è anche incontrare inaspettatamente pezzi del nostro mondo e della nostra vita. Un libro è importante quando mostra i miei fantasmi, quando affonda, per qualche ragione obliqua, nel mio essere più riposto, sorprendendomi e rivelandomi quello che sapevo già ma che non avevo ancora le parole per dire. In queste pagine Recalcati racconta tutta la profondità di questa esperienza, aprendo anche lo scrigno dei suoi personali incontri di lettura e mostrandoci come leggere non sia erudizione, accumulazione, ma un modo per offrire alla vita l’occasione di un incontro con la parte più segreta di se stessa, rendendo possibile il suo rinnovamento, la sua espansione, l’acquisizione di una forma nuova. Perché un incontro con un libro è un incontro d’amore.

L’operatore del bendessere. La via per vivere il meglio possibile
Vittorino Andreoli
€ 18,00
2018, 208 p., rilegato
Marsilio (Collana: I nodi)

Convinto assertore della possibilità per ogni uomo di migliorare la propria esistenza in qualunque condizione ed età, Vittorino Andreoli ha fondato la disciplina del bendessere, aprendo un nuovo capitolo nelle scienze del comportamento umano.

L’obiettivo è promuovere il bene riguardo al corpo, alla mente e alle relazioni sociali, partendo dall’analisi dei bisogni espressi dalle persone e avendo come riferimento non un ideale astratto ma i desideri possibili legati all’individualità e alla realtà concreta della situazione in cui si vive. La nuova disciplina ha bisogno sia di strategie originali sia di persone che, acquisite le giuste competenze, siano in grado di trasformare i principi in operatività. Questo volume segna la fase conclusiva dell’elaborazione di un metodo strutturato, molto diverso dalle mille tecniche che oggi si presentano come capaci di creare benessere, ma che rimangono pratiche isolate e generiche. L’autore delinea i requisiti che è necessario possedere per diventare promotori del bendessere, il bagaglio da acquisire e gli aspetti da potenziare, gli strumenti da costruire ex novo e quelli da reinventare. La seconda parte del libro è dedicata al gioco, a questa metafora dell’esistenza. L’esistenza come gioco, infatti, nella sua accezione di impegno gratificante, è la via per accedere a una vita diversa da quella ordinaria, una vita inventata e, proprio per questo, gioiosa.

La guerra di Giovanni. L’Italia al fronte: 1915-1918
Edoardo Pittalis
Illustrazioni di: P. Ongaro
€ 14,00
343 p., ill., brossura
Biblioteca dell’Immagine (Collana: Chaos)

In questi giorni in vendita in abbinamento a “Il Gazzettino”

Aveva creduto che la guerra fosse per lui il modo di sentirsi parte di quell’Italia che muoveva i primi passi, per questo era tornato dall’Argentina. Non immaginava di trovarsi in una tragedia tanto più grande dell’emigrazione. Conobbe le trincee dell’Altopiano, le rocce del Carso, le acque fredde del Piave. Ma soprattutto l’angoscia del sentire la morte accanto. Non furono le medaglie che gli rimasero sulla pelle sino alla fine, ma le ferite. Insieme a lui 7 milioni di italiani scoprirono di essere figli della stessa Patria che per riconoscerli ne chiedeva la vita. Tutto iniziò e finì nel Triveneto. Dal 1915 al 1918 un esercito di contadini, pastori, bottegai e operai, quasi per metà di analfabeti, senza una lingua comune, male armato e peggio vestito andò al massacro. “L’esercito dei gobbi”, come sprezzatamente lo definiva il generale Cadorna, seppe comunque lottare, morire e vincere la sua guerra. Uno su dieci cadde in trincea. Oggi in ogni piccolo paese c’è un monumento ai Caduti della Grande Guerra. I trattati di pace non misero fine alle tensioni, alla disoccupazione, all’emigrazione, ma spalancarono il baratro delle dittature e di una ancora più terribile guerra.

Gli internazionalisti. Come il progetto di bandire la guerra ha cambiato il mondo
Oona A. Hathaway, Scott J. Shapiro
€ 25,00
2018, 666 p., brossura
Neri Pozza (Collana: I colibrì)

Attraverso una minuziosa analisi delle relazioni internazionali dal XVII secolo in poi, e del pensiero di grandi giuristi come Grozio e Carl Schmitt, Gli internazionalisti è un libro indispensabile per comprendere il nostro presente e, ad un tempo, un’opera che mostra come la forza delle idee sia capace di plasmare il mondo

«L’attrattiva di questo libro stimolante e ampiamente documentato è che ci sfida a vedere le figure che pensavano di poter mettere fuori legge la guerra non come folli visionari, ma come pragmatici la cui idea ha avuto una sorprendente eco nella creazione del mondo del dopoguerra» – The Wall Street Journal

«Un libro affascinante e stimolante, che solleva questioni urgenti e importanti per il presente. Gli internazionalisti arriva al momento giusto» – b>Financial Times

«Uno dei punti di forza de Gli internazionalisti è che le idee contano» – The New Yorker

Il 27 agosto 1928, nel sontuoso Salon de l’Horloge del ministero degli Esteri francese, alla presenza di rappresentanti di Stato provenienti da tutto il mondo, ha luogo l’evento che, nelle dichiarazioni dei suoi promotori, è destinato a segnare «una data nuova nella storia dell’umanità»: la Signature du pacte générale de renonciation à la guerre. Maestro di cerimonie è Aristide Briand, ministro degli Esteri francese, vincitore nel 1926 del premio Nobel per la pace per essere stato il mediatore degli accordi di Locarno, un insieme di intese volte a impedire alle maggiori potenze europee di farsi guerra l’un l’altra. Assieme al suo omologo americano, Frank Kellogg, il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, nei due anni precedenti, Briand si è lungamente adoperato per diffondere lo «spirito di Locarno» nel mondo intero. La firma del trattato, che segna la fine della «guerra egoista e volontaria», è annunciata dal ministro degli Esteri francese con toni solenni e trionfalistici. Il patto viene presentato come «un attacco al male nella sua stessa radice» poiché toglie alla guerra «la sua legittimità». Undici anni dopo, tuttavia, quasi tutti gli Stati accorsi a Parigi per rinunciare alla guerra si ritrovano in guerra, nel conflitto più letale che la storia conosca. Dal 1945 in poi il documento, noto come patto Briand-Kellog, diventa perciò oggetto di aperta derisione: viene definito «puerile, semplicemente puerile» da strateghi della guerra fredda come George Kennan, «singolarmente vacuo» da storici come Ian Kershaw, «una roba ridicola» da diplomatici come Kenneth Adelman. Un trattato dunque destinato a figurare nel fatuo libro dei sogni dell’umanità? La tesi contenuta in questa pagine è che l’accordo di Parigi sia tutt’altro che un’illusione perduta. Proibendo agli Stati di ricorrere alla guerra per risolvere i contenziosi, i rappresentanti di Stato riunitisi nella capitale francese nel 1928 non soltanto sancirono la fine dell’ordinamento giuridico adottato nel XVII secolo dagli Stati europei, ma diedero il via a una cascata di eventi che avrebbe portato alla nascita del moderno ordine globale. A quella nuova mappa del mondo caratterizzata dalla rivoluzione dei diritti umani, dall’uso delle sanzioni economiche quale strumento di applicazione della legge e dall’incremento esponenziale delle organizzazioni internazionali che regolano oggi un gran numero di aspetti della nostra vita quotidiana.

Auschwitz Sonderkommando. Tre anni nelle camere a gas
Frediano Sessi
€ 10,00
2018, 126 p., brossura
Einaudi Ragazzi (Collana: Einaudi Ragazzi di oggi)

La storia vera di Filip Müller, ebreo slovacco assegnato al lavoro nel crematorio di Auschwitz, raccontata per la prima volta in Italia

Nel maggio del 1942 Filip Müller, giovane ebreo slovacco, viene assegnato al lavoro nel crematorio di Auschwitz-Birkenau, dove si bruciano i cadaveri dei prigionieri e degli ebrei assassinati dai nazisti. Con commozione e partecipazione cerca di portare conforto a chi sta per morire nelle camere a gas e, nonostante la disperazione lo assalga, Filip sopravvive per raccontare al mondo la tragedia cui assiste. La sua testimonianza svela gli orrori e i crimini perpetrati dai nazisti, ma anche episodi di sorprendente coraggio, come una rivolta di prigionieri ebrei, che di fronte a morte certa mostrano una dignità straordinaria. Età di lettura: da 13 anni.

Desiderio di cose leggere
Antonia Pozzi
A cura di: E. Vergani
€ 10,00
2018, 188 p., brossura
Salani (Collana: Poesie per giovani innamorati)

“Voce leggera, pochissimo bisognosa di appoggi, essa tende a bruciare le sillabe nello spazio bianco della pagina” – Eugenio Montale

«È terribile essere una donna e avere diciassette anni. Dentro non si ha che un pazzo desiderio di donarsi» – Antonia Pozzi

Antonia Pozzi ha lasciato più di trecento composizioni, mai pubblicate in vita. Le sue poesie rinascono ‘luminose e temerarie’ da questa nuova antologia che, a ottant’anni dalla sua morte, aggiunge un prezioso tassello nel cammino della sua riscoperta. Percorrendo il meglio della sua produzione poetica sin dai primi componimenti adolescenziali, questo libro racconta la storia di un’«anima palpitante, ridente, nostalgica e appassionata», come lei stessa si definì.

Poesie jazz per cuori curiosi
Paolo Fresu
Illustrazioni di: A. Godeassi
€ 18,00
2018, 175 p., ill. , rilegato
Rizzoli (Collana: Varia)

Abituato a esprimersi attraverso la musica, Paolo Fresu in questa preziosa raccolta di poesie e piccole prose sperimenta il linguaggio della parola come strumento di creatività.

Chissà cosa pensano gli storni quando sfrecciano i caccia, rombi di tuono e velocità di saetta: forse dicono che non sanno cantare. E può mai sbocciare l’amore in un aeroporto, luogo asettico e impersonale per eccellenza? E, ancora, che verità occultano i luoghi: New York, dal sapore di cartolina già ricevuta, o Haiti, ricordo che non appassisce? Abituato a esprimersi attraverso la musica, Paolo Fresu in questa preziosa raccolta di poesie e piccole prose sperimenta il linguaggio della parola come strumento di creatività. In un percorso per associazioni di idee esplora grandi domande sulla libertà e la vera funzione dell’arte, si sofferma su suggestioni nate dal quotidiano e dai suoi viaggi, riflette sulla diversità e l’accoglienza, gioca cogli uccelli e coi colori, si abbandona a voli della mente per tornare infine alle radici della patria Sardegna. A fare da contrappunto ai suoi testi scorrono le illustrazioni eleganti e oniriche di Anna Godeassi, contribuendo ad aprire al lettore scenari insospettati di meditazione e lussureggiante fantasia. Questo libro accompagna ciascuno in un viaggio diverso del pensiero. Perché l’immaginazione è un fiore giallo, spunta, si affloscia e, annaffiato, si riprende. E stimola la mente.

Le luci della centrale elettrica. Dieci anni di musica tra la via Emilia e la via Lattea
Vasco Brondi
A cura di: T. Lo Porto
€ 25,00
2018, 224 p., ill., brossura
La nave di Teseo (Collana: Le onde)

Dieci anni fa nasceva a Ferrara un progetto musicale con un nome preso in prestito a un paesaggio. Il paesaggio è quello della Montedison, quando di notte diventa luci e fumo. Le luci della centrale elettrica è il progetto musicale ideato da Vasco Brondi nel 2007 e apparso l’anno seguente nella scena musicale italiana conquistando pubblico e critica. Questo libro è la storia di dieci anni di dischi, concerti, viaggi, libri, incontri e vita, raccontata in prima persona da Vasco Brondi. Diario di bordo e fanzine illustrata, il volume raccoglie scritti, foto e disegni, insieme agli interventi di Manuel Agnelli, Rachele Bastreghi, Daria Bignardi, Giorgio Canali, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini, Emidio Clementi, Paolo Cognetti, Francesco De Gregori, Dente, Federico Dragogna, Daniele Gaglianone, Marco Lodoli, Enrico Molteni, Elisabetta Sgarbi, Davide Toffolo e Massimo Zamboni.

Solitudine bianca. La mia lunga strada al Nanga Parbat
Reinhold Messner
Traduzione di: V. Montagna
€ 19,50
2018, 333 p., ill., brossura
Priuli & Verlucca (Collana: Licheni)

Nanga Parbat è una parola sanscrita e significa «montagna nuda». I più grandi alpinisti hanno perso la vita sui poderosi ghiacciai e sugli speroni di roccia di questo Ottomila, il più temuto fra tutti. Nel 1970 per la prima volta Reinhold Messner si è trovato di fronte alla «montagna nuda». Anche se alla fine ne ha realizzato la traversata, da tutti ritenuta impossibile, si è allontanato dal Nanga sconfitto: il fratello Günther venne infatti travolto da una valanga durante la discesa e solo nella primavera del 2004 l’analisi del DNA di un osso ritrovato sulla montagna ha dimostrato che effettivamente il fratello ha perso la vita alla base della parete Diamir, dopo la traversata compiuta da entrambi, come Messner ha sempre affermato. Per questo nessun’altra montagna come il Nanga Parbat rappresenta per Reinhold Messner l’indissolubile legame fra dolore e destino. Vi ritorna spesso, per cercare il fratello e trovare risposte alle sue domande e nel 1978 realizza l’impresa più ardita di tutta la sua carriera alpinistica: la solitaria alla vetta. “Solitudine bianca” è il racconto personalissimo di Reinhold Messner sul Nanga Parbat, la montagna che lo ha reso ciò che è.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Avvisami