sabato
23 marzo 2019

06:51

LIBRI CONSIGLIATI #408

Il tram di Natale
Giosuè Calaciura
€ 10,00
2018, 120 p., brossura
Sellerio Editore Palermo (Collana: La memoria)

Giosuè Calaciura riesce come pochi a parlare di bambini e di diseredati, una sensibilità straordinaria che si traduce in lingua realistica e insieme lirica dando vita a una favola sospesa tra incanto e prodigio.

«Di fronte a Calaciura proviamo lo stesso stupore che ci assale quando leggiamo Thomas Bernhard» – Jérôme Ferrari, vincitore del Premio Goncourt 2012

«La tradizione di Calaciura è quella del grande racconto isolano e di una scrittura barocca, fitta di colori e sapori ma anche di sentimenti pieni e dolorosi» – Goffredo Fofi, Internazionale

La notte di Natale un neonato viene abbandonato su un sedile dell’ultimo tram; fermata dopo fermata salgono i viaggiatori e la scoperta del bambino genera come un cortocircuito: quel presepe in movimento diventa un palcoscenico dove ogni passeggero è un protagonista, racconta la sua storia e la sua sconfitta ma anche l’umana urgenza di un mondo migliore, accogliente e solidale: l’antica promessa per i diseredati di una piccola fetta di Paradiso da ritagliare qui e ora. Protagonista, accanto ai viaggiatori, la città notturna con le sue storie e i suoi imprevisti «miracoli», un’umanità minuta e affannata, disposta a ogni sacrificio e umiliazione pur di sopravvivere e lasciare un segno del proprio passaggio. Venditori di ombrelli, ambulanti, commercianti di cianfrusaglie, camerieri, prostitute, infermiere, giovani migranti che la burocrazia definisce «minori non accompagnati»: umanità senza garanzie e senza voce, rifiutata, perseguitata e offesa. Uomini, donne e bambini che il Vangelo – oggi così contraddittorio e per molti versi anacronistico – promuove a eletti. Quello del tram è un viaggio sospeso tra i crampi della fame e il desiderio di Dio. Con un finale sorprendente e inatteso. Giosuè Calaciura riesce come pochi a parlare di bambini e di diseredati, una sensibilità straordinaria che si traduce in lingua realistica e insieme lirica dando vita a una favola sospesa tra incanto e prodigio.

Sekù non ha paura. Una storia di amici in fuga
Paolo Di Stefano
€ 15,00
2018, 249 p., brossura
Solferino (Collana: Narratori)

Un’incredibile storia vera, che è anche un manifesto dell’ottimismo e della voglia di vivere, capace di abbattere ogni frontiera e di parlare a ogni cuore

«Seku non ha paura. Una storia di amici in fuga può far pensare che sia un romanzo d’avventura, una favola per ragazzi, e in un certo senso lo è; ma le peripezie del protagonista e dei suoi compagni sono quelle che sembrano somigliarsi tutte, finché c’è qualche camion carico di migranti che attraversa il deserto tra il Niger e l’Algeria, per depositare la sua merce umana alla periferia di una città di sabbia» – Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera

Sekù è giovane, ma ha molte vite: tante quante sono le sue avventure. La fuga dal suo Paese, il Mali, perché lo zio dopo la morte del padre lo minaccia con pratiche vudù per impossessarsi delle trenta mucche di famiglia. La terribile traversata del deserto, l’incontro con Papis e con Usman, suoi compagni nel bene e nel male. Il lavoro da schiavo in un campo dell’Algeria. La paura di essere catturato dai trafficanti in Libia. Il pericolo del mare, la traversata su un barcone. Ed è solo l’inizio: anche dopo essere arrivato in Europa, Sekù dovrà fare tanta strada, dalla Sicilia la fuga al Nord e il ritorno a Sud, il lavoro brutale a Foggia, un’altra fuga, l’odissea a Roma, poi a Napoli e a Procida, infine a Milano. Intanto lui e Usman per fortuna hanno incrociato la saggezza ribelle del filosofo-giraffa Tagùt. A Milano, grazie a un colorato gruppo di volontari tra cui Mamma Abi, una splendida senegalese che partecipa ai destini di tanti ragazzi africani, Sekù troverà un lavoro, nella cucina di un ristorante di Porta Romana, e forse anche l’amore… Un racconto che ha la forza di un’epopea, un’esperienza umana che ha il valore di una parabola: quella di chi ogni giorno rischia tutto per conquistare il futuro. La voce travolgente di Sekù ci chiama a condividere le vicissitudini di un’incredibile storia vera, che è anche un manifesto dell’ottimismo e della voglia di vivere, capace di abbattere ogni frontiera e di parlare a ogni cuore.

I peccati dei padri. Negazionismo turco e genocidio armeno
Siobhan Nash Marshall
Traduzione di: V. Robiati Bendaud S. Pambakian
2018, 274 p., brossura
Guerini e Associati (Collana: Frammenti di un discorso mediorientale)

Nel 1915 il governo dell’Impero Ottomano cominciò a scacciare gli armeni dalle terre dove i loro antenati avevano vissuto da tempi immemorabili. Gli uomini furono uccisi; donne, vecchi e bambini furono deportati nella parte più inospitale del deserto siriano, del tutto inadatta al vivere umano. Ma la pulizia etnica nell’Armenia occidentale era solo una parte del progetto dei Giovani Turchi per l’intera Anatolia. Lo scopo finale era in realtà di trasformare quelle terre nella «terra avita del popolo turco» (il cosiddetto vatan), un luogo dove la cultura, l’economia e la gente fossero tutti turchi. Questo progetto fu attuato su larga scala in ogni direzione, con impressionante determinazione e violenza. La Turchia odierna sta ancora cercando di costruire il suo vatan, proseguendo così il genocidio iniziato dai turchi ottomani, e continuando a negare, di fatto, che questo abbia avuto luogo. Coprire un crimine vuol dire prolungarne gli effetti. In I peccati dei padri Nash-Marshall mette in rapporto l’assoluto disprezzo dei fatti e delle genti, del territorio e della storia che è caratteristica comune sia del genocidio nel 1915 che dell’attuale negazionismo turco, con la vacua sprezzante indifferenza alla realtà fattuale che si diffonde sempre di più nel mondo moderno.

L’amministratore del popolo. Xi Jinping e la nuova Cina
Kerry Brown
Traduzione di: A. Bissanti
2018, 146 p., brossura
Luiss University Press (Collana: Nota bene)

Con un settore manifatturiero che sostiene l’intera economia globale e un esercito in crescita come nessun altro, la Cina è forse oggi il paese più potente del mondo. Tuttavia la nazione cinese, divisa tra modernità e tradizione, tra innovazione senza pari e fedeltà ai vecchi dettami comunisti, rappresenta ancora, per molti aspetti, un grande enigma. Con “L’amministratore del popolo” Kerry Brown ricostruisce la storia, le idee e il percorso politico di Xi Jinping, l’uomo che, partito dal basso, ha raggiunto oggi una fama pari solo a quella del “Grande Timoniere” Mao, coronata dalla riforma costituzionale con la quale l’Assemblea nazionale del Popolo gli ha spianato la strada verso la presidenza a vita. L’amministratore del popolo non è soltanto l’avvincente racconto della scalata al successo di Xi, dalla campagna cinese ai tavoli del potere, dalla carriera militare alla leadership mondiale, ma il primo tentativo di tracciare, partendo dal lucido affresco di una nazione che si propone al mondo come il nuovo modello a cui guardare, una vera propria biografia del potere cinese.

Oltre la Grande Muraglia. Uno sguardo sulla Cina che non ti aspetti
Alberto Bradanini
€ 28,00
2018, 292 p., brossura
Università Bocconi Editore (Collana: Frontiere)

La Cina odierna genera allarme, persino paura, ma allo stesso tempo attrae fortemente. Come mai? Forse perché è antica, ma anche la Grecia è antica; forse perché è vasta, ma anche la Russia è vasta; forse perché è popolosa, ma l’India lo è altrettanto; forse perché la Cina è le tre cose insieme, o perché nei riguardi della Cina è viva ancor oggi una sorta di mitologia del mistero, una mitologia del resto in parte giustificata, poiché nell’inconscio occidentale quel paese conserva un’immagine di estraneità e di difficile accesso, quasi si trattasse di una creazione onirica. Eppure oggi più che mai è necessario compiere uno sforzo per comprendere meglio e più a fondo questo gigante che ha saputo conquistarsi un posto di primo piano sulla scena mondiale, coniugando assenza di libertà e vertiginoso sviluppo economico in un modo che non finisce di stupire l’Occidente, ed esercitando sullo scacchiere geopolitico un sapientissimo soft power che, se oggi lo vede misurarsi quasi alla pari con gli Stati Uniti, partner e rivale a un tempo, configura per il futuro scenari inattesi e sorprendenti. Tra approfondite analisi politiche ed economiche e i ricordi di quanto vissuto in prima persona nelle stanze della diplomazia, Alberto Bradanini, a lungo ambasciatore in Oriente e studioso di cose cinesi, ci guida alla scoperta della Cina che non ci aspettiamo.

Il pensiero cinese
Marcel Granet
Traduzione di: G. R. Cardona
€ 18,00
2018, 484 p., ill., brossura
Adelphi (Collana: Gli Adelphi)

Opera capitale e innovatrice, sia per la sostanza sia per il metodo, Il pensiero cinese è il libro della piena maturità di Marcel Granet, dove vengono a confluire e ad amplificarsi i risultati delle sue geniali ricerche. Il lettore non vi troverà soltanto una storia del pensiero cinese, ordinata per date e autori. Con questo libro un sinologo ha provato, con straordinaria felicità, a ricostruire una per una le categorie in cui il pensiero cinese si è manifestato.

«Un uomo nel 1934 volle vincere le forze invisibili che così tenacemente difendono le segrete della mentalità cinese. Era sinologo provetto, era vissuto due anni in Cina, scriveva e pensava in francese con stile … Si chiama Marcel Granet; tutta una vita conversò con i Maestri del quinto secolo prima di Cristo; divenne un loro contemporaneo, forse un loro adepto; in Paradiso avrà conosciuto – se ancora la ricordano – la loro dottrina vera, non deformata dalle glosse … Le ombre parlanti di Lao Tse, di Kong Fu Tse (Confucio) , di Chuang-Tse, di Meng-Tse (Mencio) – nomi in cui il vocabolo “tse” sta a significare maestro o filosofo – intrecciano coralmente nel suo libro le loro dottrine, sospese nel vuoto dei loro venticinque secoli, come quelle figure aeree dei paraventi di seta ormai scomparsi». (J. Rodolfo Wilcock)

Tra giornalismo e rivoluzione. Francesco Dall’Ongaro interprete e protagonista del Risorgimento
Manuela Brunetta
€ 33,00
2018, 404 p., ill., brossura
Il Poligrafo (Collana: Humanitas)

Poeta e giornalista, interprete di un’epoca attraversata dalle guerre di liberazione nazionale del 1848-1849, Francesco Dall’Ongaro (Mansuè, 1808 – Napoli, 1873) presenta un articolato profilo di letterato, in cui vocazione poetica e prosa giornalistica convivono. Animato da un temperamento intellettuale ispirato al pensiero democratico di ascendenza mazziniana, Dall’Ongaro riuscì a dare voce a un’imprescindibile necessità di testimonianza civile mediante un’intensa attività letteraria e giornalistica, attraverso cui fu protagonista dei momenti più significativi del Risorgimento italiano. Questo studio, attraverso il ritrovamento di un consistente corpus di autografi, traccia il profilo e ripercorre la carriera di Dall’Ongaro a partire dagli anni della formazione trascorsi tra Padova e Venezia, quando, grazie all’amicizia con alcuni scrittori legati al Caffè Pedrocchi, primo fra tutti Luigi Carrer, inaugurò una nuova stagione letteraria imprimendo da subito alla propria forma espressiva un connotato militante.

Dai banchi e dalle officine
Gaetano Sateriale
€ 13,00
2018, 158 p., brossura
Ediesse

La rivolta studentesca del ’68 è un’onda che si diffonde ovunque in Italia, e così le lotte operaie. Un gruppo di studenti vive quegli anni in una delle formazioni più antagoniste: Potere operaio. E partecipa in prima persona alle discussioni, agli scontri con la polizia, ai successi, alle divisioni e delusioni. Finché tutto precipita nell’epoca che segnerà la fine del movimento e l’affermarsi del riflusso. L’incontro con i Consigli di fabbrica e i delegati consente ad alcuni di loro di continuare ad avere un’esperienza politica collettiva in cui credere. La Cgil rinnovata solleciterà la loro collaborazione per intervenire sulle trasformazioni del lavoro di quegli anni fino a farne dei sindacalisti a tempo pieno. Molti dirigenti del sindacato di oggi hanno attraversato un percorso simile a quello del protagonista del romanzo, Enrico Montorsi, e dei suoi amici. Dai banchi e dalle officine descrive i tanti lavori dell’Italia agricolo-industriale e poi quelli sindacali e politici degli anni settanta, arrivando fino al caso Moro e all’inizio della ristrutturazione industriale.

Un sessantotto da preti. Dalla fabbrica di preti ai preti in fabbrica
Reginaldo Dal Lago
€ 12,00
2018, 168 p., brossura
Cierre Edizioni (Collana: Percorsi della memoria)

Questo libro non è un saggio, non è un pamphlet, è una divertita memoria di episodi che, nella leggera banalità della vita, prefigurano cambiamenti epocali. Siamo nella “sacrestia d’Italia”, la Vicenza del vescovo Zinato, impegnato in tante battaglie: dentro la Chiesa contro la smania del rinnovamento conciliare, fuori della Chiesa contro l’idra a tre teste del laicismo, del materialismo, del comunismo. Il vescovo ha voluto un nuovo seminario tutto marmo bianco e vetro, una cristalliera per il suo «eletto drappello di fedeli crociati, alle sante battaglie chiamati». Vi si aggirano figure tragicamente represse, comicamente ribelli di seminaristi, in una lunga, faticosa e inutile ricerca dell’altra metà, destinati a diventare angeli, preti santi, missionari, operai in fabbrica, ma il più delle volte preti falsi, spretati, financo suicidi.

Tutti morimmo a stento. Il Sessantotto di Fabrizio De André
Claudio Sassi, Odoardo Semellini
€ 14,00
2018, 200 p., brossura
Lampi di Stampa (Collana: Saggi e documenti)

“Tutti morimmo a stento” è un’opera fondamentale nella storia della canzone e, in generale, della cultura italiana del secolo scorso. I due autori ripercorrono la genesi del disco di Fabrizio De André, raccontando alcuni retroscena inediti, tra cui una versione diversa della “Ballata degli impiccati” e la storia dell’album registrato in lingua inglese e mai pubblicato. Impreziosito dalle interviste a Gian Piero Reverberi, Cesare G. Romana, Ugo Mannerini, Simone Casetta, Enza Sampò, don Carlo Scaciga e da contributi di Raffaele Fiore e Brunetto Salvarani.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Avvisami