giovedì
25 aprile 2019

05:58

LIBRI CONSIGLIATI #412

Sogni e favole
Emanuele Trevi
€ 16,00
2019, 224 p., ill., brossura
Ponte alle Grazie (Collana: Scrittori)

Il nuovo «libro strano» di Emanuele Trevi, un quasi-romanzo di tre vite vere. La memoria fantastica di una Roma disfatta, la giovinezza e la mezza età degli umani, l’illusione che le fa felici, l’imprudente verità dell’arte.

«Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, ma una storia vissuta fino ai limiti dell’umano»

Roma, 1983. Il Novecento brilla ancora. Emanuele, neppure ventenne, lavora in un cineclub del centro. Una notte, al termine di un film di Tarkovskij, entra in sala e vi trova un uomo solo, in lacrime. È Arturo Patten, statunitense trapiantato a Roma, uno dei più grandi fotografi ritrattisti. Per tutto lo scorcio del secolo, Emanuele ascolterà la lezione del suo amico, Lucignolo e Grillo Parlante assieme, che vive la vita con invidiabile intensità, e grazie a lui incontrerà Cesare Garboli, il «grande critico» cui è qui dedicato uno splendido cammeo, che prima di morire gli affiderà la missione di indagare su Metastasio e sul suo sonetto Sogni, e favole io fingo. «Favole finge» tutta la grande letteratura moderna qui evocata, da Puškin a Pessoa fino ad Amelia Rosselli, somma poetessa italiana del Novecento, che abita nella stessa strada di Arturo e che come lui lascerà la vita per scelta; Emanuele incontrerà più volte quel meteorite umano, sempre in fuga da oscuri e spietati nemici, e con Arturo è lei, e la sua eredità, l’altra protagonista di questo folgorante «libro strano» di Trevi – romanzo autobiografico e divagazione saggistica assieme, sette anni dopo Qualcosa di scritto. Arturo, Amelia, Metastasio guidano lui e noi nel cuore di una Roma piovosa e arcaica, nel cerchio simbolico della depressione e dell’insensatezza, verso l’approdo vitale dell’illusione: se, come scrive Metastasio, le storie inventate suscitano in noi la stessa commozione delle vicende reali, forse di sogni e favole è fatta la vera vita.

Serotonina
Michel Houellebecq
Traduzione di: V. Vega
€ 19,00
2019, 332 p., brossura
La nave di Teseo (Collana: Oceani)

Serotonina è il capolavoro di Michel Houellebecq: serrato, lirico, a tratti umoristico, crudele, chirurgico, profetico. Romanzo d’amore, politico, esistenziale e, soprattutto, radiografia del futuro prossimo che incombe sulle nostre vite.

Florent-Claude Labrouste è un quarantaseienne funzionario del ministero dell’Agricoltura, vive una relazione oramai al tramonto con una torbida donna giapponese, più giovane di lui, con la quale condivide un appartamento in un anonimo grattacielo alla periferia di Parigi. L’incalzante depressione induce Florent-Claude all’assunzione in dosi sempre più intense di Captorix, grazie al quale affronta la vita, un amore perduto che vorrebbe ritrovare, la crisi della industria agricola francese che non resiste alla globalizzazione, la deriva della classe media. Una vitalità rinnovata ogni volta grazie al Captorix, che chiede tuttavia un sacrificio, uno solo, che pochi uomini sarebbero disposti ad accettare.

La vita vera
Adeline Dieudonné
Traduzione di: M. Belardetti
€ 17,00
2019, 220 p., rilegato
Solferino (Collana: Narratori)

Un romanzo potente e delicato sulla forza e sulla resistenza di una donna, che è già tale anche se è poco più di una bambina.

«Adeline Dieudonné entra nella scena letteraria con la potenza di una guerriera» – L’Obs

«Un romanzo magnifico, nel territorio letterario tra Stephen King e Alice attraverso lo specchio» – Le Monde

«Adeline Dieudonné salva la sua storia dagli incubi creando una magnifica eroina di libertà e intelligenza. Questa autrice ha un futuro davanti a sé» – Le Figaro

Rivelazione della Rentrée littéraire francese, oltre al Premio Fnac 2018 e al Renaudot des Lycéens, ha ricevuto grande attenzione dalla stampa, vendendo in pochi mesi 150 mila copie e raggiungendo il primo posto in classifica.

Tra i prefabbricati del Demo, c’è una casa che non è uguale a tutte le altre. Ha quattro stanze, una per i genitori, una per la sorella, una per il fratello e una per i cadaveri. È qui che lei, la sorella, una ragazzina di dieci anni, deve combattere con i mostri che la circondano: suo padre, violento e rivoltante, sua madre, inconsistente come un’ameba. E poi ci sono gli animali impagliati che abitano nella «stanza dei cadaveri», frutto della forsennata passione paterna per la caccia, quasi animati da vita propria. Tutto nello squallore del Demo sembra trasformarsi in una feroce mattanza, persino l’abitudine di prendere un gelato dal carretto che suona il Valzer dei fiori. E questa violenza penetra in Gilles, il fratellino adorato, e lo trasforma: la sua testa si riempie di «parassiti » e la dolcezza di sua sorella non riesce più a riscaldarlo. Ma lei non cede: con un’ostinazione incrollabile, fa appello a tutte le sue energie per salvarlo, non importa a che prezzo.

La grande traversata
Miura Shion
Traduzione di: G. Coci
€ 18,50
2018, 336 p., brossura
Einaudi (Collana: Einaudi. Stile libero big)

C’è un mistero, nelle parole. Una bellezza profonda e delicata, e Araki lo sa bene. Come sa che il giovane Majime è l’unico ad avere il dono di capirle davvero. Una storia di amore, amicizia e dedizione, tra le pagine di un dizionario. Un romanzo con 1 milione e 300 mila copie vendute in Giappone, alla base di un anime e di un live action film di enorme successo.

«Una storia in cui il linguaggio stesso si fa personaggio» – The New York Times Book Review

«Un romanzo che regala ai lettori un’infinità di intuizioni sulla vita, e sull’importanza di riconoscere il proprio talento» – The Japan Times

Dopo oltre trent’anni di lavoro in una redazione Araki Kohei riesce ancora a stupirsi di fronte a un termine raro. Ritirarsi e passare il testimone è il suo ultimo compito, e forse il piú duro. Majime Mitsuya è timido, trasandato, la testa costantemente tra le nuvole. Araki però vede in lui il suo successore naturale. Del resto, Majime ha una sola passione, la lingua giapponese. O almeno cosí è stato fino a quando, complice Tora, il suo gatto e unico amico, non ha conosciuto Kaguya, la nipote della sua padrona di casa. Da allora, non fa che pensare a lei, al punto da indirizzarle una lettera d’amore: la piú goffa mai scritta, ma anche la più toccante.

Il bambino sulla spiaggia
Tima Kurdi
Traduzione di: A. Carena
€ 18,50
2019, 280 p., rilegato
Piemme (Collana: Piemme voci)

Ci sono immagini che costringono la storia a fermarsi e gli uomini ad ascoltare…

«Una saga toccante e bruciante» – Khaled Hosseini

«Quando avete visto la fotografia di quel bambino, il mio caro nipote Alan, morto su una costa lontana, siete diventati parte della nostra famiglia. Avete condiviso il nostro orrore, il nostro strazio, il nostro shock e la nostra indignazione. Avreste voluto salvarlo, ma sapevate che era troppo tardi. Nel vostro dolore avete teso le braccia, e così facendo mi avete preso la mano attirandomi a voi. Mi avete aiutato a non affogare. Ora i nostri destini sono intrecciati. Ora siamo tutti una sola famiglia.»

Quel 2 settembre 2015 la realtà della crisi umanitaria siriana si è imposta come una deflagrazione, dopo anni di quasi totale indifferenza. Aveva solo tre anni, Alan, e insieme alla famiglia cercava rifugio da una lunga e insensata guerra. Indossava la maglietta rossa che le mamme mettono ai loro bambini perché è il colore che si nota di più in mezzo al mare, in caso di naufragio. Ma non c’è rosso che tenga agli occhi di chi non vuol vedere. Anche Tima, la zia di Alan, ha visto la foto del nipote sui media, dalla sua casa di Vancouver, in Canada. Nello stesso naufragio ha perso anche Ghalib, fratello di Alan, e la cognata. Ma a differenza del mondo, lei non aveva bisogno di una foto per scoprire l’inferno, lo aveva già vissuto. Indipendente e determinata, Tima si è trasferita da sola in Canada poco più che ventenne, ma la guerra, quando scoppia, raggiunge anche lei: impossibile non preoccuparsi per i suoi cari, alcuni rimasti in Siria, altri divenuti profughi. Tima fa di tutto per aiutarli a espatriare, o perlomeno a sopravvivere. Dai giardini profumati di gelsomino di Damasco alle strade di Aleppo devastate dalla guerra, dai campi profughi in Turchia al Canada, una storia per capire cosa costringe un padre e una madre, intrappolati tra la casa a cui non possono tornare e la salvezza in Paesi che li rifiutano, a esporre i propri figli a pericoli inenarrabili per trovare finalmente un porto sicuro.

Tutto è jazz
Lili Grün
Traduzione di: E. Arosio
€ 15,50
2018, 208 p., brossura
Keller (Collana: Passi)

Elli è una ragazza viennese, dimostra quattordici anni ma certi giorni le pare di averne cento. Ama il teatro e il cinema, i nuovi amori, gli amici più cari, ed è determinata a realizzare i propri sogni anche quando le costano fatica, povertà e biasimo. Ad accoglierla c’è la Berlino degli anni Trenta, una città vivace e in fermento, in piena crisi economica ma colma di aspettative. Sono gli anni di Fritz Lang, di Max Reinhardt, di René Clair, gli anni in cui la grande occasione sembra a portata di mano, eppure coglierla non è così semplice, almeno non per Elli e i suoi amici. All’ennesima porta chiusa, questo gruppo di artisti sognatori crea un Kabarett. Lo chiamano Jazz, perché, dice Hullo: «Al giorno d’oggi tutto è Jazz, ciò che si sente e ciò che si vede. A questo ritmo si fanno manifestazioni, a questo ritmo si dipinge…» E così i ragazzi si mettono al lavoro, compongono le musiche, creano le scenografie, i testi, i canti, i balli, in attesa del grande debutto. “Tutto è Jazz” è un romanzo che ci racconta una storia che riempie il cuore, restituisce la freschezza degli anni giovanili e ci riporta a un tempo in cui ogni cosa sembrava possibile.

Lettere di lotta e disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches
Rosa Luxemburg
€ 9,90
Traduzione di: B. Norton
A cura di: F. Tych, L. Basso
2019, 277 p., brossura
Feltrinelli (Collana: Universale economica)

Nel gennaio del 1919, i Freikorps accorsi a Berlino per reprimere la rivoluzione spartachista uccidono Rosa Luxemburg e il suo compagno di ideali Karl Liebknecht e ne gettano il corpo nella Spree. Il suo cadavere verrà ripescato alcuni mesi dopo totalmente sfigurato. Si chiude in modo tragico la vicenda di Rosa Luxemburg – la rivoluzionaria che aveva rivestito nei vent’anni precedenti un ruolo di rilievo nella socialdemocrazia tedesca e che rappresentò la vera alternativa socialista e libertaria al dogmatismo illiberale del partito bolscevico. Un epistolario cruciale per penetrare nella dimensione umana più profonda di una delle più importanti protagoniste del primo Novecento.

Liliana Segre. Il mare nero dell’indifferenza
A cura di: G. Civati
€ 12,00
2019, 156 p., brossura
People (Collana: Storie)

La testimonianza di Liliana Segre e il suo messaggio politico in un saggio di Giuseppe Civati che riprende, con grande cura, le sue parole e i suoi insegnamenti, in occasione della nomina a senatrice a vita da parte del Presidente Mattarella. Segre fu espulsa dalla scuola nel 1938. Fu clandestina, chiese asilo e fu respinta. Il 30 gennaio del 1944 fu deportata ad Auschwitz insieme a suo papà Alberto, che non sopravvisse al lager. Negli ultimi trent’anni, diventata nonna, ha promosso una straordinaria campagna contro l’indifferenza e contro il razzismo, in tutte le sue forme e le sue articolazioni. Le sue parole nitide, forti, indiscutibili sono un messaggio rivolto alle ragazze e ai ragazzi, suoi «nipoti ideali», perché non si perdano mai i diritti e il rispetto per le persone.

Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah
Andra Bucci, Tatiana Bucci
A cura di: M. Pezzetti, U. Gentiloni Silveri
€ 17,00
2019, 134 p., ill., brossura
Mondadori (Collana: Strade blu)

Secondo le stime più recenti ad Auschwitz-Birkenau vennero deportati oltre 230.000 bambini e bambine provenienti da tutta Europa, solo poche decine sono sopravvissuti. Questo è lo struggente racconto di due di loro.

«Il mio nome è Liliana Bucci, ma tutti mi chiamano Tatiana. Sono nata a Fiume il 19 settembre 1937 e sono una delle pochissime bambine sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz.

Io sono Alessandra Bucci, ma da sempre tutti mi chiamano Andra. Sono nata a Fiume l’1 luglio 1939, e anch’io, come mia sorella Tati, sono una delle pochissime bambine sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz»

La sera del 28 marzo 1944 i violenti colpi alla porta di casa fanno riemergere negli adulti della famiglia Perlow antichi incubi. La pace trovata a Fiume, dopo un lungo peregrinare per l’Europa cominciato agli inizi del Novecento in fuga dai pogrom antiebraici, finisce bruscamente: nonna, figli e nipoti vengono arrestati e, dopo una breve sosta nella Risiera di San Sabba a Trieste, deportati ad Auschwitz-Birkenau, dove molti di loro saranno uccisi. Sopravvissute alle selezioni forse perché scambiate per gemelle o forse perché figlie di un padre cattolico, o semplicemente per un gioco del destino, le due sorelle Tatiana (6 anni) e Andra (4) vengono internate, insieme al cugino Sergio (7), in un Kinderblock, il blocco dei bambini destinati alle più atroci sperimentazioni mediche. In questo libro, le sorelle Bucci raccontano, per la prima volta con la loro voce, ciò che hanno vissuto: il freddo, la fame, i giochi nel fango e nella neve, gli spettrali mucchi di cadaveri buttati negli angoli, le fugaci visite della mamma, emaciata fino a diventare irriconoscibile. E sempre, sullo sfondo, quel camino che sputa fumo e fiamme, unica via da cui «si esce» se sei ebreo, come dicono le guardiane. L’assurda e tragica quotidianità di Birkenau penetra senza altre spiegazioni nella mente delle due bambine, che si convincono che quella è la vita «normale». Il solo modo per resistere e sopravvivere alla tragedia, perché la consuetudine scolora la paura. Finché, dopo nove mesi di inferno, ecco apparire un soldato con una divisa diversa e una stella rossa sul berretto. Sorride mentre offre una fetta del salame che sta mangiando: è il 27 gennaio 1945, la liberazione. Che non segna però la fine del loro peregrinare. Dovrà passare altro tempo prima che Tatiana e Andra ritrovino i genitori e quell’infanzia che è stata loro rubata. Le sorelline trascorreranno ancora un anno in un grigio orfanotrofio di Praga e alcuni mesi a Lingfield in Inghilterra, in un centro di recupero diretto da Anna Freud, dove finalmente conosceranno la normalità. Secondo le stime più recenti ad Auschwitz-Birkenau vennero deportati oltre 230.000 bambini e bambine provenienti da tutta Europa, solo poche decine sono sopravvissuti. Questo è lo struggente racconto di due di loro.

Il fascismo dalle mani sporche. Dittatura, corruzione, affarismo
A cura di: P. Giovannini, M. Palla
€ 22,00
2019, XIX-247 p., brossura
Laterza (Collana: Storia e società)

Truffe, tangenti, arricchimenti inspiegabili, legami con la mafia: il fascismo tutto fu tranne che una ‘dittatura degli onesti’. Un libro che porta alla luce una delle vere innovazioni del Regime in Italia: il salto di qualità nel rapporto tra politica, corruzione e affarismo.

Corruzione, clientelismo e nepotismo hanno proliferato in Italia durante il Ventennio. Un regime che pretendeva di forgiare un ‘uomo nuovo’ e di correggere i mali dello stato liberale, vedeva in realtà estendersi il malaffare fino ai gangli centrali dello Stato. Risvolti pecuniari e affarismo generavano l’avvicendamento al comando dei potentati in periferia e nelle grandi città come anche l’ascesa e la caduta in disgrazia di singole carriere. Un vero e proprio salto di qualità nel rapporto tra politica, corruzione e affarismo che spiega il successo negli affari e i rapidi arricchimenti personali di alcuni protagonisti di questi anni: da quello del magnate dell’industria elettrica privata, Giuseppe Volpi, a quello del capo di Stato maggiore Ugo Cavallero. Ma ‘mani sporche’ sono anche quelle di alcuni degli esponenti più importanti del regime come Costanzo Ciano, Roberto Farinacci, Carlo Scorza o del giovane marchigiano rampante Raffaello Riccardi. Pratiche tanto comuni da diventare tragicomiche se guardiamo alle vicende dei ‘pesci piccoli’ a caccia di buone occasioni nelle colonie dell’Africa orientale dopo la conquista dell’Etiopia. Un iceberg, quello della corruzione, di cui Mussolini era pienamente consapevole tanto da dedicare costanti attenzioni al suo occultamento attraverso censura e propaganda.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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